Borse, nuovo rally con venti di pace in Iran: Milano (+2,3%) punta quota 50.000
Le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran per mettere fine al conflitto in Medio Oriente e il conseguente tonfo del petrolio (-7% il Wti a 95,07 dollari al barile e -7,2% a 101,87 dollari il Brent), mettono le ali alle Borse europee, che chiudono sui massimi di giornata. Anche Wall Street viaggia di buon passo e macina nuovi record, con il presidente Donald Trump che ha detto di vedere un accordo con Teheran possibile prima della sua visita in Cina della prossima settimana.
Milano (+2,35%) ha finito al top da marzo 2000, ben sopra la soglia dei 49.000 punti, puntando a quota 50.000. I massimi storici, che risalgono alla bolla di Internet, sono ormai a un passo. Parigi ha chiuso a +2,94%, Francoforte +2,24%, Madrid +2,5%, Amsterdam +1,67% e Londra +2,2%. Sebbene la situazione sia tutt’altro che chiara – per Axios la Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l’Iran su un memorandum d’intesa, Teheran parla più di una «lista dei desideri» e di clausole inaccettabili – i mercati sembrano volere credere a una prospettiva di pace.
A spingere gli indici, Piazza Affari in particolare, è anche una serie di notizie aziendali, con trimestrali che sembrano indicare che i fondamentali restano forti nonostante le notevoli turbolenze. Per esempio, Amplifon (+12,4%) vola dopo i risultati in crescita del primo trimestre e le prospettive con la futura integrazione con Gn Hearing e lo stesso vale per Lottomatica (+12,7%), in particolare con l’Ebitda adjusted in aumento e superiore alle previsioni degli analisti. Ad ogni modo, sul Ftse Mib quasi tutti i titoli hanno segnato buoni rialzi, con l’eccezione dei petroliferi, schiacciati dal calo del greggio (Eni -4,15%, Tenaris -1,99% e Saipem -1,29%). Da segnalare anche il rally di Banca Generali (+5,65%), dopo l’utile netto record (+14,6% e oltre le attese) e l’ottimismo sul futuro espresso dall’ad Gian Maria Mossa.
Sul fronte energetico in calo anche il gas naturale scambiato ad Amsterdam (-6,6% a 43,81 euro al megawattora), mentre sul valutario il cambio euro/dollaro si attesta a 1,1752 (1,1702 in avvio e 1,1705 dollari ieri in chiusura); l’euro/yen a 183,72 (183,58, da 184,5) e il dollaro/yen a 156,34 (156,55, da 157,6). Per quanto riguarda i materiali preziosi l’oro spot sale a 4.700 dollari l’oncia (+3,17%). Infine, spread in calo a 74 punti, dagli 80 della vigilia, co il rendimento decennale al 3,73%. Tonfo del petrolio (-7% il Wti a 95,07 dollari al barile e -7,2% a 101,87 dollari il Brent).