Si è tenuto oggi al Ministero dell’Istruzione e del Merito un vertice con le organizzazioni sindacali. Questi ultimi avevano aderito alla procedura di “raffreddamento” per discutere la riforma degli istituti tecnici finanziata dal PNRR.

L’obiettivo dichiarato: trovare un punto di equilibrio tra le nuove disposizioni e la stabilità del sistema scolastico.

La sintesi raggiunta

Secondo quanto si legge in una nota diffusa dallo stesso Ministero, l’intesa c’è. “Nell’incontro si è convenuto, in continuità con i provvedimenti amministrativi già adottati e fortemente voluti dal Ministro Valditara per il prossimo anno scolastico”, di procedere su due binari. Da un lato, il rispetto degli obiettivi della riforma. Dall’altro, la garanzia della qualità dell’offerta formativa.

Una modifica normativa per il futuro

Il passo successivo sarà una correzione a livello legislativo. “Introdurre anche una modifica normativa, a regime, diretta a ridefinire la quota riservata alle istituzioni scolastiche”. Lo scopo, spiega la nota, è duplice: “assicurare la stabilità dell’organico e la tutela delle discipline”. Nessun dettaglio ulteriore sui tempi o sui contenuti specifici della modifica. La partita, per ora, resta sul tavolo tecnico.

I sindacati: “Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti”

I rappresentanti sindacali (CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal, Gilda Unams e ANIEF) hanno dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dei risultati che abbiamo raggiunto con la nostra azione”, parlando di “un’azione sindacale condotta con realismo e senza inutili velleitarismi”.

La svolta dell’8 aprile: vertenza chiusa al Ministero del Lavoro

Prima dell’incontro odierno, c’era già stato un altro atto decisivo. L’8 aprile, al termine di un serrato tentativo di conciliazione convocato dal Ministero del Lavoro, i sindacati della scuola hanno ottenuto garanzie concrete sull’avvio del nuovo percorso “4+2” previsto per l’anno scolastico 2026/2027. La mobilitazione annunciata nelle settimane precedenti è stata così sospesa.

Il nodo principale sciolto quel giorno riguardava la salvaguardia dei posti di lavoro

L’Amministrazione ha mostrato una disponibilità inedita, andando oltre la precedente nota del 19 marzo. L’impegno esplicito: prevedere, nelle indicazioni agli Uffici Scolastici Regionali per la formazione degli organici 2026/27, la possibilità di costituire cattedre interne con orario inferiore alle 18 ore. Una misura pensata per evitare che la revisione dei quadri orari frammenti le ore di insegnamento, costringendo i docenti a spostarsi su più sedi.

“Ciò costituisce un’ulteriore misura a garanzia della salvaguardia delle titolarità dei docenti e della continuità didattica per gli studenti coinvolti”, si leggeva nel comunicato congiunto diffuso dalle sigle sindacali al termine di quel vertice.

Non solo. I sindacati avevano strappato anche l’impegno ad aprire un tavolo tecnico per lavorare a una revisione del Decreto Ministeriale di febbraio (attuativo del DL 144/2022). Obiettivo: superare le difficoltà strutturali dei nuovi quadri orari anche negli anni successivi. Nella nota si faceva esplicito riferimento alla necessità di valutare “le opportune e necessarie modifiche ai quadri orari”, nel quadro degli impegni del PNRR.