Se c’è un Paese che riesce a far apparire rivoluzionario perfino ciò che nasce accanto a un parcheggio, tra filari ordinati, piste ciclabili perfette e quartieri residenziali dal rigore quasi matematico, quello è senza dubbio l‘Olanda (anzi, i Paesi Bassi). Sì, perché in maniera del tutto inaspettata il paesaggio cambia all’improvviso: le linee dritte si interrompono, il mattone lascia spazio al bianco e la geometria classica si arrende a una forma quasi preistorica. È in quel momento che compaiono le Bolwoningen, il cui nome significa letteralmente “case a sfera”.
Basta il primo sguardo per capire che qui la parola architettura assume un significato diverso. Nel quartiere di Maaspoort, alla periferia di ‘s-Hertogenbosch, città che molti chiamano semplicemente Den Bosch, 50 globi candidi emergono dal verde con l’aria di un progetto arrivato per errore dal cinema di fantascienza degli anni ’70 e rimasto lì abbastanza a lungo da diventare parte del paesaggio.
Le chiamano anche globe houses, case del futuro o capsule del Brabante. Eppure nessun soprannome riesce davvero a restituire la sensazione del primo incontro. La sorpresa ha qualcosa di infantile, perché per alcuni secondi il cervello cerca riferimenti familiari. Boe terrestri, palline da golf giganti, moduli spaziali o sculture? La verità è che non sono niente di tutto ciò, perché dentro quelle sfere vive davvero qualcuno.
Breve storia delle Bolwoningen
Per capire Bolwoningen bisogna tornare ai decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, quando gran parte dell’Europa cercava nuovi modelli abitativi. E gli olandesi, già allora, preferivano sperimentare invece di limitarsi a replicare. A partire dalla fine degli anni ’60 il governo iniziò a finanziare progetti di edilizia sperimentale, e fu proprio in quel clima che emerse una figura (decisamente) fuori dagli schemi.
Parliamo di Dries Kreijkamp, artista, designer, scultore e progettista che aveva una vera ossessione estetica per la sfera. Per lui quella geometria rappresentava il punto di equilibrio perfetto tra materia, volume, energia e rapporto con l’ambiente. La sua teoria appariva quasi disarmante nella sua semplicità: una sfera racchiude il massimo volume con la minima superficie, ma anche meno dispersione termica, minor consumo di materiali e un maggiore rapporto con luce e paesaggio.
Sulla carta la sua idea suonava brillante, ma nella realtà urbana sembrava quasi folle. Eppure qualcuno gli diede fiducia. Dopo prototipi, revisioni tecniche, modifiche strutturali e una lunga fase burocratica, il progetto prese forma nel quartiere di Maaspoort. Il cantiere iniziò all’inizio degli anni ’80 e tra il 1984 e il 1985 il complesso era pronto con ben 50 abitazioni identiche.
Ora, dopo oltre 40 anni, più o meno ogni dimora continua a essere abitata. Ciò significa che l’idea, pur con limiti pratici evidenti, ha trovato una propria sostenibilità reale. Certo, i problemi nel tempo sono arrivati, come infiltrazioni, giunti da restaurare, isolamento acustico da migliorare e superfici curve poco indulgenti con la vita quotidiana, ma il quartiere ha resistito.
Anzi, con il passare dei decenni ha acquisito uno status quasi leggendario. Basti pensare che studenti di architettura arrivano fin qui per studiarlo, mentre fotografi inseguono la luce del Brabante e appassionati di design parlano delle Bolwoningen con lo stesso rispetto riservato alle Cube Houses.
Kreijkamp, fino alla sua morte nel 2014, continuò a sviluppare varianti ancora più visionarie, comprese sfere galleggianti alimentate da energia solare e turbine eoliche, ma quasi nessuna di quelle idee prese forma: in pratica, quelle 50 sfere di Den Bosch restano un unicum assoluto.
Viaggio dentro (e fuori) le Bolwoningen
Dobbiamo essere subito onesti con voi: dal vivo ci si rende conto che le fotografie ingannano. Le Bolwoningen dei Paesi Bassi appaiono piccole, ma da vicino rivelano una presenza molto più forte. Ciascuna sfera misura circa 5,5 metri di diametro e racchiude 55 metri quadrati distribuiti su 3 livelli.
La struttura originale era stata pensata in poliestere, materiale leggero e industriale che negli anni ’70 rappresentava una promessa per il design. Le normative edilizie portarono però verso una soluzione più robusta. Il risultato finale prese forma in cemento rinforzato con fibra di vetro, con isolamento interno studiato per il clima olandese, fatto di vento, umidità persistente e inverni lunghi.
Gran parte dei moduli venne prefabbricata a Rotterdam. Una volta trasportati, potevano essere assemblati in tempi sorprendentemente rapidi. La sfera (sì, ancora oggi) poggia su un basamento cilindrico, ma a meritare un capitolo a parte sono le finestre circolari: ben 11 oblò distribuiti lungo il guscio, aperture che ricordano più un sommergibile che un appartamento tradizionale. Alcune guardano verso gli alberi, altre verso il canale artificiale, altre ancora intercettano soltanto cielo.
Entrare in una Bolwoning, invece, equivale a dover lasciare fuori gran parte delle abitudini domestiche occidentali. L’accesso parte dal basamento, dove trovano spazio impianti tecnici, deposito e servizi accessori. Poi compare una scala a chiocciola, stretta e verticale, che porta al primo livello abitativo con la zona notte. Salendo ancora si raggiunge il bagno. In alto c’è la parte più spettacolare, ovvero quella fatta di soggiorno, cucina, zona studio e, soprattutto, luce.
La distribuzione obbliga a ripensare il concetto stesso di stanza. Le superfici curve eliminano angoli, pareti tradizionali e riferimenti consueti. Un armadio standard appare fuori luogo, così come un tavolo rettangolare sembra quasi una provocazione. In poche parole, anche l’arredamento richiede invenzione e adattamento.
Dove si trovano e come arrivare
Il punto di partenza naturale è Amsterdam oppure Utrecht, entrambe collegate in treno a Den Bosch con la precisione quasi proverbiale delle ferrovie olandesi. Dalla stazione centrale di ‘s-Hertogenbosch bastano autobus urbani o, in alternativa, una bicicletta a noleggio. Il tragitto verso Maaspoort richiede più o meno 20 minuti.
La due ruote resta la scelta più coerente con il contesto, fatto di canali, passerelle, quartieri silenziosi e prati curati. Il periodo più suggestivo cade tra aprile e giugno, quando gli alberi intorno al complesso costruiscono una cornice verde brillante e la luce del nord mantiene quella morbidezza che rende il bianco delle strutture quasi cinematografico.
Settembre regala atmosfere altrettanto riuscite, con ombre più lunghe e un silenzio ancora più marcato. Le ore migliori restano quelle del mattino presto oppure del tardo pomeriggio, quando il quartiere sembra appartenere soltanto agli abitanti, agli uccelli d’acqua e a qualche visitatore abbastanza curioso da cercare, in una periferia del Brabante, una delle visioni urbane più insolite d’Europa.