Il 2026 del tennis sta vivendo momenti ben precisi. Il primissimo scorcio ha visto Carlos Alcaraz trionfare all’Australian Open, quindi da marzo in avanti Jannik Sinner ha monopolizzato l’attenzione di tutti cannibalizzando tutti i Masters 1000 a cui ha preso parte: Indian Wells, Miami, Monte Carlo e Madrid (aggiungendo anche Parigi indoor al termine della scorsa annata si arriva quindi a quota 5 successi di fila). Ma, nelle ultime settimane, a lato del percorso netto dell’altoatesino, ha iniziato a farsi largo un nuovo volto del tennis mondiale.
Stiamo parlando ovviamente di Rafael Jodar che, dopo la vittoria a Marrakech, ha centrato le semifinali a Barcellona, prima di fermarsi ai quarti di Madrid proprio al cospetto del numero 1 del mondo. Un ko, va detto, ottenuto a testa alta per il giovane iberico che ha fatto vedere tutte le sue armi, tanto da meritarsi il commento post-match “What a player” ovvero “Che giocatore” di Jannik Sinner sulla telecamera di bordo campo.
Sarà l’inizio di una nuova rivalità sportiva? Per il momento il classe 2006 regala parole davvero importanti sul 4 volte vincitore di un torneo del Grande Slam: “Non può che essere un modello, per me. Prima che un campione, è una bella persona. Potrebbe tirarsela un sacco e invece è lo stesso di quando ha cominciato il suo viaggio. Ho imparato molto dalla sconfitta con lui. Il mio livello non è ancora il suo. Però ci sono stati momenti del match in cui c’era partita, in cui mi sono detto: wow, Rafa, puoi tenere il confronto con il n.1 del mondo! La mia velocità di palla non è stata all’altezza. Va alzata. Con papà ci siamo detti che è tutto migliorabile: il servizio, la risposta, il gioco di rete. Ogni giorno mi impegno per diventare un tennista migliore del giorno prima”.
Il nativo di Madrid si racconta: “Da piccolo ho giocato a calcio, tifo Real Madrid: Cristiano Ronaldo, in quegli anni, era la nostra stella. Un giorno mi piacerebbe conoscerlo. Dagli 11 anni in poi mi sono dedicato solo al tennis. Giocare mi divertiva più del pallone e da allora il mio scopo è principalmente questo: provare piacere ogni volta che metto piede su un campo da tennis. Sono stato un bambino libero e felice, a cui i genitori hanno insegnato, innanzitutto, le buone maniere. Educazione e umiltà sono i valori che mi guidano. Sempre meglio un por favor e un gracias di troppo. Per me è importante: la gentilezza, anche sul Tour, e il rispetto nei confronti di chiunque. Quando gioco a tennis, poi, è diverso: lì l’obiettivo diventa vincere. Ma non a ogni costo. Già uscire dal campo senza rimpianti è una buona cosa. Se poi l’avversario è stato più bravo, come Jannik alla Caja Magica, ci sta”.