Se fosse una partita di calcio diremmo che Angelina Jolie, dopo un iniziale svantaggio, ha segnato, per ora, il gol della vittoria contro Brad Pitt. La questione è ovviamente molto più complessa di così ma oggi l’attrice può esultare, visto che il giudice della Corte Superiore di Los Angeles, Ciny Pánuco, ha stabilito che non sarà obbligata a mostrare messaggi privati scambiati con l’ex marito, in merito alla vendita della tenuta vinicola Château Miraval.

La tenuta di circa 500 ettari si trova in Provenza, Francia, e si compone di un grande vigneto nel quale vengono prodotte milioni di pregiate bottiglie e un resort con 35 stanze, laghetti, centro benessere e molto altro. Un paradiso acquistato dall’ex coppia nel 2008 e al centro dal 2022 di una disputa legale accesissima.

Quattro anni fa Pitt ha infatti intentato una causa di 35 milioni di dollari per danni contro Jolie, per aver venduto l’intera tenuta, compresa la sua quota, nonostante un presunto accordo precedente sancisse che nessuno dei due avrebbe potuto procedere senza l’approvazione dell’altro. Angelina Jolie ha però sempre negato l’esistenza di tale accordo e ha risposto con una controquerela, sostenendo che l’attore stesse agendo solo per vendicarsi nei suoi confronti per la fine del matrimonio e le accuse di violenze rese note pubblicamente.

Secondo gli avvocati di Angelina Jolie Pitt si sarebbe rifiutato di rilevare la sua quota dell’azienda perché lei non voleva  firmare un accordo di riservatezza «ideato per costringerla al silenzio sui suoi abusi e sui tentativi di insabbiamento». Il riferimento è a quanto successo nel 2016, quando durante un volo su un jet privato l’attore avrebbe abusato verbalmente e fisicamente della propria famiglia.

Pitt ovviamente ha sempre rigettato le accise e a ottobre 2025, il suo team legale aveva chiesto che l’ex moglie rendesse noti 22 messaggi relativi alla vendita della cantina, considerati rilevanti per attestare la sua condotta scorretta nei confronti della loro assistita. A dicembre la Corte aveva ordinato a Jolie di produrre integralmente, entro 45 giorni, i documenti richiesti. In questi giorni però il giudice Ciny Pánuco ha ribaltato la sentenza, sostenendo che tali messaggi siano protetti dal segreto professionale, ma aggiungendo anche che «ulteriori indagini potrebbero portare alla luce nuovi fatti che potrebbero potenzialmente confutare le affermazioni della Jolie».