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Monica Guerzoni, inviata a Gemona

Il ricordo del sisma che il 6 maggio del 1976 squarciò la terra e inghiottì quasi mille vite. La premier: tragedia trasformata in un modello per l’Italia intera

GEMONA – È il giorno, per il Friuli Venezia Giulia, di ricordare il devastante terremoto che il 6 maggio del 1976 squarciò la terra e inghiottì quasi mille vite. Ed è anche il giorno dell’inedito bagno di folla dei due presidenti. Sergio Mattarella, che a Gemona era atteso da mesi e Giorgia Meloni, la quale ha deciso pochi giorni fa di partecipare e parlare alla cerimonia. Omaggio al cimitero, consiglio regionale straordinario al Teatro Cinema Sociale e infine visita alla mostra del Messaggero Veneto. Diluvia. Le stradine della cittadina sono piene di friuliani che, dietro le transenne, vogliono ricordare, applaudire, ringraziare.

Diluvia senza pietà. La giornata comincia con i discorsi ufficiali delle autorità e finisce con il capo dello Stato e la presidente del Consiglio che si fanno la foto con centinaia di bambini e ragazzi osannanti, che sventolano bandiere tricolore, cantano l’inno nazionale e gridano ora «Sergio» ora «Giorgia». Mattarella si ferma pochi minuti e poi si infila in auto. Meloni resta quasi un quarto d’ora sotto la Loggia, firmando decine e decine di bandierine e sottoponendosi di buon grado al rito dei sorrisi e dei selfie.



















































In sala, dopo il sindaco Roberto Revelant e il governatore Massimiliano Fedriga, parla la premier e ricorda «una tragedia trasformata in un modello per l’Italia intera». A chiudere con parole solenni è l’inquilino del Quirinale. Sprona a «prevenire le catastrofi, non solo mitigarne gli effetti», riconosce che la resilienza «ha radici in Friuli» e chiede alle istituzioni di rinnovare il «patto di non lasciarci fuorviare nel cammino di progresso e nell’affermazione dei valori di solidarietà e di coesione che qui sono stati, in maniera esemplare, vissuti e realizzati».


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6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 20:41)