di
Gianni Santucci
Quello di Ligabue è primo concerto dopo la parentesi olimpica. Per arrivare al palazzetto il percorso non è semplice. Ci sono una zona gialla (per tutelare i residenti dalle troppe auto) e una zona rossa (ha accesso solo chi ha comprato un posto nel parcheggio. E poi? Una sterminata terra desolata
Chi si ricorda di «Jack lo sdentato»? Eppure, sono passati solo un paio di mesi.
È stato il primo e finora unico eroe dell’Arena: 22 febbraio 2026, ultimo giorno d’Olimpiade, Milano distratta e Nord America elettrizzato (guardando Milano), zona Mecenate mai prima d’allora invasa da tanti stranieri, la madre di tutte le partite dell’hockey su ghiaccio, Usa-Canada finale dei Giochi: l’oro agli americani lo consegna Jack Hughes, golden gol, 2 a 1 e fine partita, nel tiro in porta che vale la medaglia rimedia una bastonata in bocca, che gli fa saltare un incisivo. Per lo sport è epica, per Milano (generoso eufemismo) l’evento ha poca presa. «Jack lo sdentato» e il suo sorriso insanguinato: si spengono su di lui, quel giorno, i fari dell’Arena. Che si (ri)illuminano, per la prima volta, stasera. Via il ghiaccio, su il palco.
Torna in città il padre del rock italiano. Il più nerazzurro dei rocker. Certe notti che il fato si diverte a intrecciare suggestioni: Ligabue Luciano, re incoronato a San Siro, torna a Milano. Ricompare nell’immediato post del 21esimo scudetto interista. Coi suoi ricordi d’Oriali, le sue vite da mediano: quella sì che è epica. La porta all’Arena Santa Giulia: per battezzarla, per inaugurarla. Perché la metamorfosi si compia: dopo le Olimpiadi, Milano diventerà ancora più capitale della musica con la più avveniristica, luccicante, eccitante arena per concerti d’Italia.
Fino a qui, tutto bene. Però, bisogna arrivarci. Di notte, forse, sarà un viaggio ipnotico: guidato dalle gigantesche fasce di luce che fanno da contorno all’architettura del palazzetto.
Di giorno, il percorso ha una scansione diversa. Zona gialla (per tutelare i residenti dalle troppe auto). Zona rossa (alla quale avrà accesso solo chi ha comprato un posto nel parcheggio: 10 euro per Liga, 23 per Annalisa sabato sera).
E poi? Una sterminata, sconfinata terra desolata. Là in fondo, nel vasto nulla d’una spianata di fango a perdita d’occhio, punteggiata da montarozzi, calcinacci, cataste di sassi, avvallamenti, laghetti spontanei e marci, macchie di vegetazione selvaggia, in buona parte ancora in attesa di bonifica, svetta maestosa l’Arena Santa Giulia. L’interno è riconvertito: via la pista, gli spalti erano già strutturati su tre lati, su un lato corto del rettangolo di gioco è stato montato il palco. Intorno: bar, negozi, scale mobili, vetrate, posti vip, poltrone perché i concerti diventino anche «experience» (viene da chiedersi: prima non lo erano?), 16 mila posti, biglietti quasi tutti esauriti, parcheggio rimasto chiuso durante i Giochi aperto da stasera.
L’Arena delle Olimpiadi e della musica è già un’icona, ma intorno non ha neppure (non ha ancora) un paesaggio, un panorama, uno scenario. È un frammento: l’unico compiuto, costruito dal colosso europeo dell’intrattenimento, Eventim, padrone della piattaforma Ticketone, che con Santa Giulia ha piantato il suo bandierone in Italia. Un vessillo nel vuoto. Nei rendering, Santa Giulia nel 2034 diventerà parco, residenze futuribili, connessioni, mixed-use, smart working, iper connessione, urbanesimo super green. Per ora, in gran parte, tra le case a ridosso di Rogoredo e l’Arena, resta una specie di discarica. Quasi un paradosso urbanistico: la città dell’intrattenimento arriva prima della città degli abitanti. S’apre stasera un tempio dentro un quartiere che quasi non esiste. O forse quella terra desolata, tipo far west, è lo scenario perfetto per eroi come i nostri: «Jack lo sdentato», il Liga scudettato.
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6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 22:29)
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