«E’ tutta tua questa, alzale! Te la sei guadagnata – ruggisce Maini, commosso – adesso devi dare tutto. Tutto in questi 500 metri. Vai Baga, vai! Un minuto…».

Orlando Maini ha il ciclismo che scorre nelle vene e spinge forte in quella pasta d’uomo vecchio stampo, tutto cuore e carattere. Così quando si è ritrovato nell’ammiraglia alle spalle di Bagatin, lanciato verso la prima vittoria da pro’ al Presidential Tour of Turkey, “Maio” ha pescato dal serbatoio delle emozioni e ha continuato a incitarlo fin dopo la riga. Ha fatto lo stesso col primo Pantani, con Scarponi, Pozzato e Ulissi, con tutti i corridori cui ha voluto bene e che nella sua grinta hanno trovato quella che in certi giorni a loro mancava.

Poi ha parcheggiato la macchina dove meglio ha potuto, è corso ad abbracciarlo e alla fine ha ripreso a guidare verso il pullman della MBH Bank-CSB che lo ha scelto come direttore sportivo nella prima stagione tra le professional.

«Ho questo carattere – dice Maini – quando capisco che riesco a contribuire alla felicità di questi ragazzi e dare qualcosa a chi gli serve, mi emoziono più di loro. E’ sempre stata la mia forza e non voglio neanche cambiare, vi dico la verità. Questo lavoro io lo faccio così e mi piace farlo così, perché è una passione e per questo non mi pesa. Perciò quando vedo che ottengono un bel risultato, mi piace emozionarmi in maniera naturale, perché sembra quasi di essere lì con loro».

Sull'ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine MBH Bank)Sull’ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)

Sull'ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)Sull’ammiraglia alle spalle di Bagatin, Maini lo ha incitato fino al traguardo (immagine Instagram/MBH Bank)

70 chilometri all’attacco

Difficile dire se Christian Bagatin, 23 anni di Cittiglio, prima di andare in fuga da Antalya verso Feslikan, in quella tappa di 127,9 chilometri con l’arrivo in cima a una salita che ne misurava 20, avesse un’idea dell’energia che sarebbe potuta venirgli da Maini, ma di certo ormai l’avrà capito.

«Bagatin – spiega Maini – è un uomo molto comodo per qualunque direttore sportivo. Sa portare lo scalatore ai piedi della salita e il velocista agli ultimi 300 metri. Quel giorno ipotizzavamo che andasse via una fuga più piccola e lui avrebbe dovuto portare Fancellu ai piedi della salita. Però sapevamo anche che se fosse partita una fuga più numerosa, dovevamo esserci. Così se poi da dietro fossero partiti i più forti, Fancellu si sarebbe trovato con un compagno nel gruppo di testa. E infatti è partita una fuga abbastanza numerosa e Bagatin si è infilato dentro.

«Quel giorno aveva la gamba, però non ci credeva perché pensava che i migliori potessero prenderlo. Invece per una serie di motivi tattici, questo non è successo. Prima di tutto, perché lui è andato forte. Secondo, perché dietro c’è stata un po’ di indecisione e il vantaggio è salito, tanto che hanno cominciato la salita con 5’45”, che è tanto anche se la salita è lunga. Un corridore della Total Energies ha provato a uscire dal gruppo – ricorda Maini – ma è rimbalzato, così hanno cominciato a guardarsi e intanto Bagatin davanti teneva il vantaggio. Ai 5 chilometri ho iniziato a sperare che potesse farcela, ai meno 2 ho avuto la certezza».

Prima vittoria da pro' per Bagatin, sul traguardo di FeslikanPrima vittoria da pro’ per Bagatin, sul traguardo di Feslikan

Prima vittoria da pro' per Bagatin, sul traguardo di FeslikanPrima vittoria da pro’ per Bagatin, sul traguardo di Feslikan

La gestione della fuga

Il video Instagram di Maini che lo incita ti tocca dentro e immaginiamo quanto le sue parole abbiano spinto Bagatin a dare tutto, anche nei momenti in cui la tentazione di tirare un po’ il fiato si proponeva come il canto di una sirena.

«Lui è stato veramente bravo – prosegue Maini – perché ha continuato a spingere anche dove avrebbe voluto prendere fiato. Gli ho rotto talmente tanto le scatole, che nei tre o quattro pezzi in cui spianava leggermente, gli ho chiesto di non perdere neppure una pedalata. Non volevo perdere tempo, così chi avesse attaccato da dietro sarebbe stato demotivato vedendo che non guadagnava.

«Se invece la prima volta che aprono il gas, ti mangiano 3 minuti, pensano subito che ti prenderanno quando vogliono. Essere sempre sul filo ci ha agevolato. Oltre ad essere andato forte, se l’è giocata davvero bene. Però attenzione: i numeri che abbiamo visto ci dicono che quel giorno Bagatin è andato veramente forte».

Davide Bagatin è nato il 14 giugno 2002 a Cittiglio, è alto 1,83 per 75 chiliChristian Bagatin è nato il 14 giugno 2002 a Cittiglio, è alto 1,83 per 75 chili

La MBH Bank-CSB era in Turchia con Bagatin, Masnada, Fancellu, Budzinski, Peak, Persico e TakacsLa MBH Bank-CSB era in Turchia con Bagatin, Masnada, Fancellu, Budzinski, Peak, Persico e Takacs

Davide Bagatin è nato il 14 giugno 2002 a Cittiglio, è alto 1,83 per 75 chiliChristian Bagatin è nato il 14 giugno 2002 a Cittiglio, è alto 1,83 per 75 chili

La MBH Bank-CSB era in Turchia con Bagatin, Masnada, Fancellu, Budzinski, Peak, Persico e TakacsLa MBH Bank-CSB era in Turchia con Bagatin, Masnada, Fancellu, Budzinski, Peak, Persico e Takacs

Il valore di un abbraccio

Chissà quali e quanti video avremmo potuto vedere se anche negli anni Novanta ci fossero stati dei telefonini sulle ammiraglie, quanta memoria andrà persa se non ci saranno più i racconti. Di quando proprio Maini si ritrovò tremante e nervoso ad aspettare Pantani sulla cima del Galibier, per passargli la mantellina nel giorno in cui fece la storia del Tour. Oppure, ancora con Marco, ma sei anni prima, nel giorno in cui conquistò il Giro dei dilettanti sullo stesso arrivo a Pian di Pezzé, dove il 29 maggio il Giro concluderà il tappone dolomitico.

«Quel giorno – ride Maini – il meccanico mi disse: “Ti sei accorto che eri più fuori dalla macchina che dentro?”. Effettivamente in quei momenti il coinvolgimento è così forte che fai fatica a trattenerti. Puoi anche sbagliare e devi metterlo in conto, perché nessuno di noi è Dio e neppure la legge. Ma quando vedi che i ragazzi ti ascoltano e alla fine vincono, ti dici: “Dai, porco boia!”. A me piace molto ascoltare i giovani e quel giorno la freschezza di Bagatin e la mia esperienza messe insieme hanno dato dei buoni frutti.

«Io credo che l’abbraccio che ci siamo dati alla fine sia parte della sincerità che metto nel lavoro – mormora Maini – ci vedo questo. Oltre a essere un momento di gioia per entrambi, l’abbraccio è la mia parte emozionale che viene fuori e quando lavori per il bene di questi ragazzi, ha un peso vero. Ci siamo riusciti, ce l’abbiamo fatta, è qualcosa di importante nella vita e nello sport».