5 Maggio 2026
Obsession. Il sangue nelle relazioni
Un esordio cult che è vetrino da laboratorio per l’horror di oggi
Può un esordio indipendente diventare il vetrino da laboratorio per osservare l’horror di oggi? Strano ma possibile, se questo è Obsession di Curry Barker, fenomeno negli USA e nelle sale italiane dal 14 maggio. Sulla sostanza di indie horror si è già diffuso Dikotomiko nella sua recensione, mostrando anche i limiti della definizione – per esempio un milione di budget, non così basso -, superfluo tornarci sopra: più opportuno e affascinante verificare cosa questo horror ci dice, visto che sarà un piccolo cult da ora nel futuro. Obsession parte da un congegno semplice e quasi elementare: c’è un ragazzo innamorato di una tipa che non lo fila di striscio, allora compra un bastoncino del desiderio e lo spezza, chiedendo che lei si innamori perdutamente di lui per sempre. Va proprio così, con conseguenze tragiche. L’assunto alla base è dunque il celebre aforisma attribuito a Oscar Wilde: “Attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo”, ma detto così sarebbe banale e ampiamente già visto.
È grattando la superficie di Obsession, sbucciandolo come una cipolla, che le cose iniziano a farsi interessanti. L’atmosfera iniziale mi sembra fortemente debitrice del cinema di David Robert Mitchell: quello di It Follows, certo, titolo fondativo del nuovissimo horror del Duemila, che ha trascinato gli adolescenti americani nel territorio dell’indie facendo sgorgare l’orrore dalle loro relazioni, lì sessuali, qui solo platoniche; anche la grana dell’immagine condivide qualcosa con Obsession, cioè la visione sporca in cui l’irrazionale irrompe sulla trama della giovinezza. Ma questo film è anche il primo figlio di Together e il nipote di Midsommar, insomma un horror sull’immaturità sentimentale di oggi e l’abisso di essere una coppia. Se lui e lei in Together gradualmente si “appiccicavano” inverando l’incubo delle due metà platoniche, ossia diventando una cosa sola, in Obsession è il sortilegio preterintenzionale di lui che innesca il sorgere dell’orrore, e allo stesso modo rende letterali alcune espressioni idiomatiche: per esempio “non mi muovo da qui”.
Dietro le quinte, ovviamente, c’è l’incapacità di accettare un rifiuto e il tentativo ingenuo di aggirarlo ricorrendo al soprannaturale: c’è un emporio che contiene l’oggetto magico, come la bottega cinese di Gremlins e come il Safarà di Dylan Dog, che a sua volta omaggiava Cose Preziose di Stephen King; insomma c’è un’atmosfera archetipica che ancora funziona come punto di origine per un horror contemporaneo per poi andare da un’altra parte. Quale? Obsession, il titolo, segnala un’ossessione a doppia corsia, all’inizio quella di lui per lei e dopo quella di lei per lui, impossibile da disinnescare; una traccia ossessiva molto attuale dentro e fuori gli schermi, in ogni parte del mondo – “Sempio ossessionato da una ragazza”, Repubblica, 3 maggio 2026.

Ma come sempre il punto dell’horror non sta nel cosa, sta nel come. E qui emerge con forza il talento aurorale di Curry Barker: il racconto si muove abilmente tra commedia, grottesco e orrore puro sino ad approdare a un finale che ci scaraventa nel pozzo. La messinscena si disloca in una dialettica tra campo e fuori campo, tra primo e secondo piano, tra fuoco e fuori, e soprattutto coltiva letteralmente il sangue dentro le relazioni, negli incontri con gli amici che mettono la gelosia in iperbole e sfociano perfino nel gore, senza paura di mostrare materia e poltiglia. Eccola un’altra odierna perversione: il pensiero deviato che l’altro sia un tuo possesso. Quanto agli stratagemmi che Barker usa per alzare l’inquietudine, è la tipica strategia post-lynchiana che fu scientificamente descritta da David Foster Wallace nell’ormai classico saggio David Lynch non perde la testa (contenuto nel libro Tennis, Tv, trigonometria, tornado). Guardate Inde Navarrette e rileggete queste parole: “Un’espressione facciale improvvisa e grottesca non può essere definita veramente lynchiana se non nel caso in cui l’espressione sia mantenuta per qualche momento in più di quanto le circostanze potrebbero giustificare”. Un anno dopo la morte, anzi il passaggio, resta l’odore di Lynch ovunque.
Obsession: un debutto horror non perfetto, e ci mancherebbe, ma anche un faro che illumina il genere e lo mostra nitidamente, ne segnala la posizione e indica dove sta andando.
LEGGI ANCHE
LA RECENSIONE