Il produttore cinese di display Visionox ha presentato alla Display Week la sua tecnologia di produzione di schermi OLED denominata ViP o Visionox intelligent Pixelization, un nuovo processo di fabbricazione “maskless” basato su litografia. Questa tecnologia verrà impiegata in un nuovo stabilimento su una linea per substrati di generazione 8.6, la cui costruzione è iniziata lo scorso anno. Visionox è solo uno dei player cinesi che stanno costruendo un’alternativa al predominio sudcoreano nel settore dei display OLED, ma come TCL CSOT, si distingue per una soluzione innovativa che punta a superare i limiti dei processi tradizionali per creare schermi OLED più efficienti, più luminosi e persino meno costosi.
Quando si parla di processi “maskeless” ci si riferisce alla maschera metallica che viene utilizzata per creare il pattern di subpixel rosso, verde e blu negli schermi OLED RGB utilizzati su smartphone, tablet e notebook. I materiali emissivi vengono depositati tramite un processo di evaporazione in camera a vuoto e per creare il pattern dei subpixel viene applicata una lastra metallica sottile con appositi fori di dimensione microscopica. Ciò comporta grosse difficoltà tecniche al crescere della dimensione del substrato in vetro, lo scarto di grandi quantità di materiali emissivi (una delle maggiori componenti di costo di un pannello OLED), e pone un limite alla dimensione dell’area emissiva dei subpixel, che si riflette in un compromesso in termini di efficienza luminosa, consumi e longevità. È il motivo per cui LG Display per gli schermi OLED di grande formato per i televisori ha optato per la soluzione white OLED più filtri colore (lo stack OLED emette luce bianca), con la necessità però di aggiungere un subpixel bianco per incrementare l’efficienza luminosa.

Il processo Visionox intelligent Pixelization elimina la maschera metallica attraverso l’impiego di una tecnica fotolitografica simile a quella utilizzata nella produzione dei processori, in cui si utilizza la luce per creare il pattern dei subpixel rosso, verde e blu. Secondo Visionox i vantaggi di questa soluzione sono molteplici. Innanzitutto l’area emissiva dei subpixel (rapporto di apertura) passa dal 29% degli OLED tradizionali al 69% e quando applicata ad un’architettura tandem, cioè con doppio stack emissivo, ciò porta ad una luminosità quattro volte superiore a quella di un OLED costruito con processo tradizionale ed ad una longevità degli elementi emissivi superiore di sei volte. Senza più il vincolo della dimensione minima dei fori della maschera metallica, la densità dei pixel aumenta a dismisura, con la possibilità di creare schermi da 1700 ppi. Inoltre senza la rigidità delle maschere, le linee di produzione diventano più flessibili, con la possibilità di passare liberamente dalla produzione di schermo da 1 pollice fino a 80 pollici a seconda della necessità.
Visionox ha già avviato una linea pilota ViP con la quale ha iniziato la produzione su larga scala di display OLED per dispositivi indossabili di Honor, ma sta già costruendo un impianto per substrati di generazione 8.6. Un punto chiave della tecnologia ViP, spiega Visionox, è che non dipende da brevetti stranieri e in particolare delle aziende coreane, e per questo rappresenta un’opportunità per l’ecosistema industriale cinese di rafforzare la propria competitività sul mercato dell’OLED. Quella di Visionox non è però l’unica soluzione basata su fotolitografia sul mercato: la giapponese JDI ha sviluppato la tecnologia eLEAP basata su principi simili e che ha catturato l’attenzione di LG Display e Samsung Display. TCL CSOT, sempre per superare i limiti dei processi con maschera metallica, sta seguendo invece la strada della stampa a getto, ma che offre benefici analoghi in termini di efficienza luminosa, flessibilità e riduzione dei costi. TCL CSOT ha avviato già una linea per substrati di generazione 5.5 e sta costruendo una linea per substrati G8.6.
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