di
Rosanna Scardi

Carla Catalano, di Bonate Sopra, ha partecipato da comparsa alle riprese milanesi del film del momento

«Tutti vogliono questa vita, tutti vorrebbero essere noi»: è la frase tratta dal film «Il Diavolo veste Prada», quella che la temutissima Miranda Priestley alias Meryl Streep rivolge ad Andy Sachs, suo caporedattore, interpretato da Anne Hathaway. Ma anche tutti vorrebbero essere una comparsa.
Ci è riuscita Carla Catalano, di Bonate Sopra, sarta nella vita e nel sequel del film cult, che ora si può guardare sul grande schermo. I figuranti richiesti dalla produzione sono stati duemila: si sono presentati settemila aspiranti e di questi 600 sono stati impiegati come guest, ossia ospiti alla sfilata di Runway, la rivista diretta da Miranda. Catalano fa parte del ristretto gruppo di una decina di dresser, le costumiste che aggiustano i capi per le sfilate, ed è l’unica a farlo di mestiere nella vita. La sua carriera è cresciuta dopo gli studi di sartoria e confezione e un diploma da stilista. Inizialmente, ha intrapreso il percorso di indossatrice, calcando le passerelle del Nord Italia. Poi, dopo una serie di collaborazioni con importanti brand, a quarant’anni ha aperto il suo laboratorio.

La sarta bergamasca compare in tre scene, alla presenza dei divi del film. Per lei non c’è stato nessun provino. È bastato che una delle sue figlie rispondesse a una ricerca. «Un’agenzia di Roma cercava personaggi precisi — racconta Carla —: sarte, fotografi, parrucchieri veri. Il giorno dopo l’iscrizione mi è arrivata via WhatsApp la conferma che mi avevano presa». La prova d’abito si è svolta lo scorso settembre nello Spazio Quattrocento di via Tortona, un capannone vicino al Mudec. Ma lei non ha avuto bisogno di abiti lussuosi, dovendo indossare un camice bianco. Il ciak milanese è stato l’8, il 9 e 10 ottobre durante la fashion week, con convocazione in via delle Erbe per trucco e parrucco. Quindi lo spostamento a piedi, verso Brera.
«Ci guardavano tutti, è stato incredibile», dice, entusiasta dell’esperienza. Il traffico era bloccato. Nelle vie davanti alla pinacoteca centinaia di fan si erano assiepati sperando di vedere qualcosa: «Ci hanno collocati nel sotterraneo di un palazzo, che chiamavano bunker. Venivano e ci prelevavano: “Dieci fotografi, andiamo”, “Dieci dresser, venite con noi” e così via».



















































Il compito della comparsa bergamasca è stato quello di aggiustare gli abiti delle modelle nel dietro le quinte della sfilata, a fianco di Meryl Streep, Stanley Tucci e Simone Ashley, la nuova segretaria di Miranda. «Toccare quei capi di Dior, Gucci, Armani, Fendi, Prada è stato un sogno — afferma —. Solo a parlarne mi viene la pelle d’oca». Il primo giorno è stata a disposizione da mezzogiorno alle due di notte; gli altri fino alle 20. La paga 109 euro più gli extra, al giorno.
«Quando in Pinacoteca è apparsa Meryl Streep c’è stato subito un applauso — racconta — . È semplice, alla mano, umana, il contrario di Miranda». Una curiosità? «Sui tacchi traballa — rivela Carla —, cammina malissimo, non è lei che vedete nel film. Anzi, appena poteva, indossava pantofole lussuosissime».

Stanley Tucci, che interpreta Nigel, il più fedele dei suoi collaboratori, parla benissimo italiano (ha origini calabresi) e «nei momenti di attesa faceva battute scherzose — ricorda la bergamasca —. Simone Ashley è molto bella, mentre Anne Hathaway è riservata, seriosa». Tutti recitavano a bassissima voce, muovendo solo le labbra. Ogni scena è stata rifatta almeno dieci volte. Il terzo giorno è arrivata Lady Gaga, scortata dalle guardie del corpo, con una maschera tempestata di Swarovski, in Versace. Ma la scena più bella è un’altra, «quella di Miranda da sola, di notte, nella galleria Vittorio Emanuele. Non dovevamo esserci ma eravamo tutti lì», ricorda Catalano, che la settimana successiva era a Villa Arconati per le riprese del party. I set erano blindatissimi: «Era vietato fare foto o video — racconta —. Il giorno in cui c’era Lady Gaga ci hanno sequestrato i cellulari. Con non poche polemiche da parte di chi ha famiglia e si preoccupava nel non essere reperibile in caso di emergenze. Gli altri giorni ci hanno messo l’adesivo sulla fotocamera. Era il prezzo per partecipare a un film hollywoodiano».


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7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 08:47)