di
Sara Gandolfi

Tre morti, Spagna in allarme. Klm: «Una delle vittime su un nostro volo». Il timore che i passeggeri già sbarcati possano diffondere il virus

L’hanno già ribattezzata la Crociera dall’inferno. Partita il 1° aprile da Ushuaia, capitale della Terra del Fuoco, nell’estremo sud della Patagonia argentina, la nave di lusso che doveva placidamente seguire la migrazione primaverile degli uccelli marini in Antartide, per la gioia di ricchi turisti disposti a spendere diverse migliaia di dollari per l’avventura, si è trasformata in una trappola di morte e paura. La crisi dell’hantavirus sulla MV Hondius della compagnia olandese Oceanwide Expeditions sembra la trama di una serie horror. Tre dei 149 passeggeri sono morti e altri quattro si sono ammalati, tra cui il medico inglese di bordo, in gravi condizioni. Fra i turisti di 23 diverse nazionalità non risultano italiani. 

Il virus, che normalmente si trasmette dai topi, può causare insufficienza polmonare e renale. Difficilmente passa da uomo a uomo. Forse non questa volta. E anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sostiene che il rischio per la popolazione mondiale è «basso», l’incubo di una nuova epidemia è reale, pure fra i governi. La Spagna, su richiesta formale dell’Oms e dell’Unione europea, ha permesso l’attracco della nave alle isole Canarie, dove è attesa sabato, a conclusione di un’odissea che l’ha portata a vagare tra le isole più sperdute (e meno attrezzate da un punto di vista sanitario) del mondo. 



















































Il 6 aprile un passeggero olandese ha iniziato a manifestare i primi sintomi durante la navigazione. Febbre, mal di testa, lieve diarrea. Poteva essere una banale influenza. Invece, ha iniziato a non respirare. Cinque giorni dopo è morto e la sua salma è rimasta a bordo, senza essere sottoposta ad alcun test microbiologico, fino al 24 aprile, quando la nave ha attraccato a Sant’Elena, l’isola remotissima dove fu spedito in esilio Napoleone, nel mezzo dell’Oceano Atlantico, a circa 2.000 chilometri dalla costa dell’Angola. Lì, 23 passeggeri sarebbero scesi dalla nave per tornare autonomamente a casa, tra questi uno svizzero ora ricoverato a Zurigo. L’Oms è sulle loro tracce. La moglie della prima vittima è volata in Sudafrica, dove è deceduta due giorni dopo. È probabilmente lei la persona che ha tentato di imbarcarsi su un aereo della compagnia Klm, diretto da Johannesburg ad Amsterdam, ma è stata fatta scendere prima del decollo. Le autorità sanitarie olandesi hanno contattato uno a uno i passeggeri, «a scopo precauzionale». 

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

La paura del contagio segue una scia di notizie ancora avvolte nel mistero. Il 27 aprile un altro passeggero, britannico, è stato ricoverato in Sudafrica e all’indomani un tedesco è deceduto a bordo. La sua salma sarà sbarcata solo alle Canarie, mentre gli altri passeggeri della nave restano in quarantena, chiusi e terrorizzati nelle cabine di lusso. Il 2 maggio è arrivata la conferma che si tratta del ceppo di Hantavirus diffuso nelle regioni andine di Argentina e Cile, l’unico tra i 38 conosciuti che si trasmette da uomo a uomo. La nave è poi partita alla volta di Capo Verde, dove sono stati fatti sbarcare tre contagiati, subito evacuati in Olanda. 

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha tenuto ieri una riunione d’emergenza con la ministra della Salute Mónica García, la quale ha poi assicurato che tutti i passeggeri stranieri «saranno rimpatriati nei loro Paesi d’origine attraverso un meccanismo europeo di protezione civile» e che il loro sbarco «non rappresenterà alcun rischio per la popolazione e per la salute pubblica», anche grazie al supporto dell’Oms, della Commissione europea e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Di tutt’altro parere il governatore delle Canarie, Fernando Clavijo, secondo cui l’arcipelago non dispone di un protocollo per l’accoglienza dei contagiati.
La MV Hondius arriverà al porto di Granadilla de Abona, a soli 10 minuti dall’aeroporto di Tenerife Sud. L’evacuazione è fissata per lunedì prossimo. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha confermato che la decisione del governo risponde a «ragioni umanitarie, etiche e morali» e a «ragioni legali e giuridiche».

7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 07:50)