di
Luigi Ferrarella
Pressioni o semplici lamentele? La Procura di Milano punta la lente sui rapporti tra club e designatori
Dove sta la sottile linea di confine tra la magari scomposta ma legittima manifestazione da parte di un club di un malumore per supposti torti arbitrali, e invece l’illegittimo condizionamento pressorio delle successive scelte poi operate dal disegnatore arbitrale proprio nel sensibile caldeggiato dai club? È su questa poco palpabile distinzione che si sta concentrando, e si gioca la propria rilevanza penale, il fascicolo della Procura di Milano che al momento vede il designatore arbitrale Gianluca Rocchi indagato, «in concorso con altre persone», per l’ipotesi di reato di frode sportiva.
Lo si è compreso ieri quando per tutto il giorno il pm Maurizio Ascione ha interrogato come persone informate sui fatti (entrate e uscite come testimoni, dunque senza che l’audizione fosse interrotta e i testimoni diventassero indagati) in mattinata Riccardo Pinzani, ex assistente di Rocchi quando i due arbitravano, e all’epoca delle intercettazioni 2025 delegato Figc per i rapporti tra squadre e mondo arbitrale; e nel pomeriggio Andrea Butti, responsabile ufficio Competizioni della Lega Serie A, a contatto con il designatore anche per gli aspetti organizzativi e logistici legati alle gare e ai calendari.
L’atto istruttorio ha fatto emergere per la prima volta l’esistenza anche di loro intercettazioni nella primavera 2025 con Rocchi, ulteriori e coeve a quella già nota con il supervisore Var Andrea Gervasoni nella quale veniva pronunciato l’ormai proverbiale «loro non lo vogliono più vedere» riferito al mondo Inter nei confronti di un arbitro, sgradito e perciò machiavellicamente da far designare per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2025 in modo da «schermarlo» e cioè scongiurare che l’Inter se lo ritrovasse nelle successive partite del finale di campionato.
Ma dipende poi tutto dal come, da chi e a chi questa pretesa sia stata veicolata.
La frode sportiva presuppone «offerte o promesse di denaro o di altra utilità o vantaggio» (di cui non c’è traccia nell’attuale fascicolo), oppure, «alternativamente, il compimento di altri atti fraudolenti». Ed è per riempire di contenuto questa riga che la Procura ha avviato audizioni di testi come ieri Pinzani e Butti, addentrandosi nel labirinto a tratti psicologico dei colloqui avuti con Rocchi, o riferiti da Rocchi magari evocando dirigenti di squadre quali il «Giorgio» che è nome anche dell’addetto Inter alle questioni arbitrali, il non indagato Giorgio Schenone. Un ginepraio nel quale certo non aiutano le porte girevoli così in auge nel calcio.
Pinzani, ad esempio, oggi é passato a fare il delegato della Lazio per i rapporti con gli arbitri. E Butti in passato è stato per un decennio dirigente proprio dell’Inter prima nell’area comunicazione, poi nella gestione di Appiano Gentile, e infine team manager della prima squadra dal 2007 al 2012. Butti ieri ha risposto alle domande del pm anche sull’altro filone delle asserite «bussate» di Rocchi alla sala Var per indirizzare a gesti i suggerimenti dei varisti: la ragione è che Butti era anche il referente per le esigenze logistiche della sala Var.
7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 07:24)
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