Il segretario di Stato americano Marco Rubio è arrivato in Vaticano per l’incontro con Papa Leone XIV e successivamente con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Secondo alcune indiscrezioni, il colloquio potrebbe durare circa mezz’ora (alle 12 il Papa ha già un altro impegno in agenda) ma anche il tempo che durerà effettivamente e i toni delle dichiarazioni potranno essere una chiave di lettura.
Accompagnato dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, è stato accolto nel Cortile di San Damaso dal prefetto della Casa Pontificia, monsignor Petar Rajic. Quindi è stato accompagnato all’interno del Palazzo apostolico per l’incontro con il Papa. Mentre Rubio arrivava in via della Conciliazione, accompagnato da diverse vetture di scorta, usciva dal colonnato il premier polacco Donald Tusk che ha avuto un incontro con Leone XIV questa mattina. I due cortei non si sono incrociati per una manciata di secondi.
L’aereo con a bordo Rubio è atterrato all’aeroporto di Ciampino questa mattina, prima delle 9, tra rigide misure di sicurezza. Il capo del Dipartimento di Stato, responsabile della politica estera statunitense, dopo l’appuntamento di oggi in Vaticano, è atteso domani a Palazzo Chigi e in programma ci sono incontri anche con i ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto.
La Chiesa è dalla parte delle vittime della guerra, ha ribadito ieri Leone XIV alla vigilia del faccia a faccia di oggi.
Il Pontefice, nel corso dell’udienza generale del mercoledì, è tornato sul tema dei conflitti nel mondo. La Chiesa, ha detto Prevost, “è anche investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono, nel corpo e nello spirito”.
E la guerra in Medio Oriente, gli attacchi in Libano, come pure il conflitto in Ucraina, sono tra i temi su cui il Santo Padre più volte ha richiamato l’attenzione, invocando la pace. Il viaggio di Rubio si inserisce in una fase di forte pressione geopolitica, che riguarda i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, resi più difficili dalle sparate di Trump. Alcuni commentatori non hanno mancato di sottolineare che questa “missione” in Italia serva non solo a rimettere pace tra le due sponde dell’Atlantico ma anche allo stesso Rubio per costruire la sua candidatura alle presidenziali del 2028.
La visita e i temi dell’incontro, Parolin: “Il Santo Padre è aperto a tutto, se ci fosse la richiesta di un incontro con Trump non si tirerebbe indietro”
La visita a Roma del segretario di Stato Usa viene letta come un tentativo di consolidare il fronte occidentale su più dossier, dal Medio Oriente alla sicurezza energetica, fino alle crisi umanitarie. In questo quadro, l’Italia è considerata un interlocutore chiave, sia per il suo ruolo nel Mediterraneo sia per la presenza in Libano.
Ad anticipare i temi dell’incontro è stato il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, che a margine di un evento ieri ha affermato: “Ascolteremo, l’iniziativa è partita da loro. Immagino che si parlerà di tutto quello è successo in questi giorni, ma si parlerà anche di conflitti, di America Latina e immagino anche di Cuba” (Rubio è di origine cubana).
Attualità dunque centrale, con – magari – una prospettiva sul futuro delle relazioni tra Usa e Santa Sede, perché se è vero che “è prematuro” ipotizzare un possibile colloquio tra Trump e Leone XIV, è altrettanto vero, ha rimarcato Parolin, che “il Santo Padre è aperto a tutte le cose, non si è mai tirato indietro di fronte a nessuno. Quindi, se ci fosse l’offerta anche o la richiesta di un dialogo diretto con il presidente Trump, immagino che non avrebbe nessuna difficoltà per accettarlo”, anche perché “non si può prescindere dagli Stati Uniti” e “nonostante qualche difficoltà che c’è, loro rimangono, certamente, un interlocutore per la Santa Sede”.
Il porporato ha poi detto la sua proprio sugli attacchi di Trump a Leone: “Il Papa fa quello che deve fare il Papa e quindi, attaccarlo in questa maniera o rimproverare quello che fa mi pare un po’ strano”.
Le parole del Pontefice dopo gli attacchi di Trump
Papa Leone si è detto fiducioso rispetto a questo appuntamento, auspicando “apertura” e “comprensione” reciproca. Ma la linea resta sempre quella: la Chiesa “legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando” la pace, ha detto ieri mattina all’udienza generale parlando dei documenti del Concilio Vaticano II ma il tono della catechesi è in linea pienamente con quanto sta accadendo a livello internazionale.
Il Vaticano sembra volere rimettere al centro anche l’Europa, restituendole quel ruolo sullo scenario internazionale che nelle ultime vicende sembrava affievolito. I vescovi francesi hanno annunciato un possibile viaggio di Papa Leone nel loro Paese a fine settembre. Si tratterebbe del terzo viaggio in Europa nel giro di pochi mesi, dopo quello nel Principato di Monaco e quello di giugno in Spagna. Nel recente incontro con gli europarlamentari del Ppe, Leone ha citato i fondatori dell’Europa, tra i quali Alcide De Gasperi, invitando i politici a rifuggire da “elitismi” e “populismi”. E sulla scia di tali dichiarazioni, Parolin ha sottolineato: “Oggi in Europa si sente brandire una parola, remigrazione, che di cristiano ha ben poco”.