Pressoché tutte le fotografie in mostra sono exhibition copy, scattate in quegli anni ma scelte dai curatori, stampate e prodotte espressamente per la mostra, perché Walter Pfizer è rimasto un pioniere e un outsider, con poche occasioni per esporre. In origine le fotografie erano ideate per libri fotografici più che per essere esposte, e quasi mai datate. «Volevamo una mostra in cui capire tutto di lui e spesso all’epoca Pfeiffer non aveva i mezzi per stampare, dice Nicola Trezzi. Poi c’è la questione concettuale, perché lui è veramente un creatore di immagini, anche profetico sulla questione dei social media e di Instagram: non è la stampa l’oggetto, è l’immagine pensata. Questo è una scelta curatoriale consapevole, senza gerarchie, perché il suo atteggiamento è assolutamente antigerarchico; non so se queste fotografie nascevano patinate, ma il risultato finale è che Pfeiffer ha l’opportunità di presentare il lavoro come avrebbe voluto e come è stato concepito fin dagli anni Settanta. È un artista molto prolifico. Ci siamo focalizzati solo sulla fotografia e ci siamo trovati davanti moltissime immagini mai presentate prima se non in libri, quindi è un altro tipo di esperienza».
Per il programma Beyond the Collection, iniziativa nata tre anni fa volta a riflettere sulla Collezione Permanente del Museo, che consta di 25 opere ma offre mille diversi spunti di considerazione, la Pinacoteca Agnelli inaugura un nuovo appuntamento, la mostra «Modigliani sottopelle. Quattro capolavori», che propone una visione tecnologica e appassionante dell’arte. Quest’edizione, a cura di Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, contribuisce a una nuova datazione di «Nu couché» di Amedeo Modigliani, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960, in dialogo con altri tre grandi capolavori dell’artista: «Female Nude Reclining on a White Pillow», prestito della Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e «Maternité», entrambi provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. Sottoponendo a sofisticate ricerche le tele utilizzate da Modigliani del 1917, 1918 e 1919 per la realizzazione di dipinti, tra cui i quattro presenti in mostra, con l’aiuto di uno speciale algoritmo e analizzando la trama e l’ordito dei supporti su cui l’artista dipingeva, si è arrivati alla conclusione che la precedente datazione del 1917-18 dev’essere posticipata al 1918-19, aggiungendo con le informazioni tecniche altri importanti tasselli alla vita e l’opera di Modigliani, «artista maledetto» dall’aura romantica e leggendaria. Ingrandite nei dettagli, le tele restituiscono l’odore dei colori e permettono veramente di immaginare i gesti delle pennellate di questo capolavoro, «Nu couché», tra gli ultimi realizzati dall’artista. Il dipinto è corredato dalla storia e dalle immagini dei collezionisti, tra cui i vari saloni che ha arricchito con la sua presenza, incluse le fotografie d’epoca del salotto di casa Agnelli pubblicate su «Vogue».
Conclude la visita, sempre sul tetto del Lingotto, l’altra nuova installazione sulla Pista 500 della Pinacoteca Agnelli: con il suo trenino rosa dai vagoni destrutturati posto in verticale, «Addition, Subtraction, Multiplication» di Peter Fischli (Zurigo, 1952) riesce a collegare la base commerciale dell’edificio all’iconica storica pista di collaudo Fiat attraversandone le famose rampe.