Bologna, 7 maggio 2026 – Dopo sette anni di macelleria firmata col sangue di ventiquattro anime e oltre cento feriti, Roberto Savi nell’intervista a ’Belve Crime’ non ha risparmiato stoccate per i due investigatori della questura di Rimini, protagonisti nella cattura della banda della Uno Bianca. L’ispettore Luciano Baglioni e il sovrintendente Pietro Costanza, oggi in pensione, di presunti aiuti dai Servizi o apparati immischiati negli affari dei Savi però ne hanno escluso sempre l’ombra.
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Baglioni, Costanza, quindi, i fratelli Savi li avete presi o, come ha lasciato intendere durante l’intervista Roberto, ve li hanno ’fatti prendere’?
P.C: “Ma quali aiuti, su. Roberto Savi fa ancora lo stupido, come ha sempre fatto. C’è poco da dire, ha sempre tenuto questo comportamento: di chi prima dice, poi non dice. Poi si smentisce”. L.B: “Assolutamente no, nelle indagini non siamo mai stati aiutati da nessuno di esterno. Nessuno dei Servizi o di altri ’apparati’, come li chiama lui”.
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E qual è stato il ruolo di Eva Mikula? È stata lei allora a ’tradire’ la banda?
P.C: “Roberto ha sempre sostenuto che suo fratello Fabio avesse sbagliato a confidare a Eva i ’segreti’ della Uno Bianca, non è una novità la ricostruzione”.
Significa che ritenete Savi del tutto inattendibile?
P.C: “Non solo poco credibile. Ma tra mezzi sorrisi e questa ’uscita’ televisiva, non so in che altro modo chiamarla, ha dimostrato di essere ancora dopo 32 anni lo stesso uomo pieno di sé a cui piace fare certi giochini”. L.B: “Roberto si commenta da solo. Con tutto quello che si è lasciato dietro”.

Roberto Savi ospite di Francesca Fagnani a Belve Crime
A Bologna però c’è un’inchiesta aperta per scoprire se dietro la Uno Bianca ci fosse di più della semplice targa. Ci fossero complici e i Servizi…
L.B: “La procura di Bologna se lo ritiene è giusto che porti avanti le proprie indagini e che approfondisca ciò che Savi ha detto durante il programma”. P.C: “Ha avuto più di una possibilità per dire segreti taciuti in precedenza e non lo ha mai fatto. Perché ora?”.
Lo dica lei a noi, sovrintendente Costanza.
“Roberto Savi tira in ballo i Servizi perché dopo tutti questi anni ancora non riesce a giustificare e giustificarsi per tutte quelle morti e quel sangue che la banda si è lasciata dietro”.
Savi ha poi sconfessato vostre ricostruzioni sul pedinamento del fratello Fabio. Quando da Santarcangelo, durante un appostamento davanti a un possibile bersaglio, seguiste la Fiat Tipo di Savi giunta per un sopralluogo. Come andò davvero quel 3 novembre 1994?
L.B: “Ha parlato di ’vie chiuse per il mercato’ riferendosi alla fiera storica che si tiene l’11 novembre, quando il pedinamento decisivo per scoprire l’identità dei componenti della banda avvenne il 3. Basta questo perché si evidenzi da sola una delle tante inesattezze nelle parole di Roberto”. P.C: “Per la fiera di Santarcangelo quelle strade vengono chiuse soltanto un paio di giorni prima. È evidente il riferimento errato”.
E i soldi spariti durante la perquisizione domiciliare? Mezzo miliardo di lire, dice Savi, contro i duecento milioni ritrovati. Che fine avrebbero fatto?
L.B: “C’erano una ventina di agenti per quell’attività, a garanzia del suo corretto svolgimento. Ma io non c’ero. Altro non posso dire”.
Trentadue anni dopo, che effetto vi ha fatto rivederlo lì, a portata di televisore?
P.C: “Non ha avuto alcun rispetto nei confronti dei familiari e delle vittime. Per tutti quei morti”. L.B: “Non ho altro da dire, se non che non ho condiviso molto quell’intervista”.
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