Le storie non sono mai finite. C’è sempre una nuova pagina che si aggiunge al libro. Quando si pensa che si sia scritto tutto, ecco il colpo di scena. Niente che cambi la trama già nota, ma all’improvviso emerge un nuovo elemento che arricchisce il racconto. Imola, 1 maggio 2026. Sono trascorsi 32 anni dalla tragedia di Ayrton Senna nel GP di San Marino e all’autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ha aperto i cancelli nelle prime ore del mattino, arriva una fiumana di tifosi. Sono appassionati che giungono da ogni angolo del mondo.
Obiettivo? Radunarsi alla curva del Tamburello per le 14:17 e partecipare al minuto di raccoglimento. C’era tanta, tantissima gente. Molta più dello scorso anno. Il fenomeno è sinceramente inspiegabile, perché è un’adunata spontanea, non gestita.
La Sala Senna all’autodromo di Imola è gestita dalla Tifoseria Ayrton Senna Italia
Foto di: Franco Nugnes
L’inaugurazione della nuova sede della “Tifoseria Ayrton Senna Italia”, che l’IFA di Faenza, il Comune di Imola e l’autodromo hanno affidato ad Alessandro Rasponi e ai suoi amici, non giustificava l’incredibile movimento che si è generato nell’arco dell’intera giornata. È stato un sabato caldo che anticipava l’estate e poteva essere una buona occasione per andare al mare: 7 mila di persone, invece, hanno scelto di rendere omaggio al campione brasiliano tre volte campione del mondo.
Bruno Grotti con il cimelio della Williams di Senna donato alla Fondazione Don Sergio Mantovani
Foto di: Franco Nugnes
Nella Sala Senna sono già stati raccolti importanti cimeli che ricordano la figura di Ayrton, ma la sorpresa del tutto inaspettata è stata la donazione alla Fondazione Don Sergio Mantovani da parte di Bruno Grotti di quella che può essere considerata una… reliquia.
Dopo il dissequestro disposto dall’autorità giudiziaria il 14 marzo 2002, i rottami della Williams FW16 erano stati restituiti alla squadra di Grove e, come ha scritto Adrian Newey nella sua biografia “Come ho progettato il mio sogno. Il più grande ingegnere della F1” ha confermato “… che lo smantellamento della macchina era l’unica cosa da fare. Mi dà il voltastomaco quando sento di macchine nelle quali è morto il pilota che vengono ‘ritrovate’ e ricostruite per guadagno personale, nonostante la squadra avrebbe, probabilmente, dovuto disporne”.
Ayrton Senna sulla Williams FW16 nelGP di San Marina 1994
Foto di: Motorsport Images
Non risultava traccia dell’esistenza di alcun detrito, fino a quando l’ex commissario di percorso di Imola, Bruno Grotti non ha avvicinato Alessandro Rasponi per offrire quel che resta della paratia laterale dell’alettone posteriore della FW16 numero 2 alla Fondazione Don Sergio Mantovani che sta lavorando da un anno per allestire a Modena un Museo dedicato a colui che per tutti era il “cappellano dei piloti”.
Grotti, pensionato di 78 anni, di Monterenzio, comune dell’hinterland bolognese, ristoratore di professione, ha dato sfogo alla sua passione per le corse facendo il commissario di percorso a Imola dal 1974 al 2002: “Nel maledetto 1° maggio non ero in servizio perché avevamo due comunioni – racconta Bruno – mentre ero stato in autodromo dal giovedì al sabato. Senna era il mio idolo e l’averlo conosciuto personalmente mi ha avvicinato ancora di più al campione brasiliano”.
Segni sul muro alla curva del Tamburello, dopo il fatale incidente di Ayrton Senna
Foto di: Rainer W. Schlegelmilch / Motorsport Images
“Dopo la tragedia ho sentito il richiamo di andare alla curva dal Tamburello. E volevo dedicare un momento di raccoglimento e di preghiera ad Ayrton. Ma all’esterno del tracciato non riuscivo a capire esattamente dove fosse il punto d’impatto. Allora sono andato all’interno, dove oggi c’è la statua dedicata a Magic e, dopo aver visto i segni delle ruote sul muretto, sono tornato d’ero stato prima. Al di là della rete di contenimento della pista c’erano piccoli frammenti di carbonio, ma il mio sguardo era andato un po’ più lontano perché nell’erba si leggeva la scritta bianca Goodyear in campo blu”.
“Con grande sorpresa mi sono trovato di fronte a un pezzo della Williams. L’ho raccolto e tenuto gelosamente nascosto in tutti questi anni. Chi aveva saputo dell’esistenza della paratia mi aveva cercato offrendomi cifre esagerate per quel pezzo di carbonio strappato. Mi sono sempre rifiutato di venderlo perché me l’ha… consegnata Ayrton”.
Non c’è dubbio di tratta di una porzione della paratia laterale destra della Williams FW16: “Attraverso Rasponi ho saputo che è in allestimento un Museo dedicato a Don Sergio Mantovani – chiude Bruno – e con piacere ho fatto la donazione, nella consapevolezza che l’ultimo brandello della macchina potrà essere condiviso con i tifosi di Senna e non possa finire nelle mani di chi avrebbe potuto pensare ad un mercimonio”.
Lodevole iniziativa che non ha bisogno di altre parole…
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