di
Federico Rota

Il progetto di ricerca Brimberg: l’esito fra i 310 pazienti su 604 arruolati già sottoposti a una prima valutazione. Paleari, Fondazione Anthem: «Passando dal 25 al 26% abbiamo domande sanitarie che, ogni anno, aumentano a doppia cifra»

Una questione di salute, ma anche di sostenibilità: individuare lo scompenso cardiaco e la disfunzione ventricolare sinistra in pazienti che, pur a rischio, sono asintomatici. L’importanza di diagnosi precoci, così da intervenire per tempo con le terapie, è condensata nei dati preliminari del progetto di ricerca Brimberg (crasi dei territori in cui è stato condotto: le valli Brembana, Imagna e Bergamo), promosso da Fondazione Anthem con il contributo dell’Asst Papa Giovanni XXIII, dell’Università di Bergamo e dei medici di medicina generale: fra i 310 pazienti già sottoposti a una prima valutazione (dei 604 arruolati fra lo scorso maggio e febbraio), con un’età media di 69 anni, il 23% ha sintomi compatibili con scompenso cardiaco, mentre un altro 20% mostra una disfunzione ventricolare sinistra asintomatica. Quindi, più del 40% presenta segni di scompenso cardiaco precoce non diagnosticato. Mentre un altro 30% ha dispnea.

«È una condizione silente — sottolinea Francesco Locati, dg dell’Asst Papa Giovanni —, ma con un impatto forte sulla qualità di vita e sul sistema sanitario». A fronte del progressivo aumento degli over 65: «Passando dal 25 al 26% abbiamo domande sanitarie che, ogni anno, aumentano a doppia cifra», evidenzia Stefano Paleari, presidente di Fondazione Anthem.
A tale «sommerso» si sommano altri dati: «In provincia di Bergamo si stimano fra i 15 e i 20 mila pazienti con uno scompenso conclamato», nota Michele Senni, direttore del dipartimento Cardiovascolare del Papa Giovanni. Con una prevalenza del 5% nella popolazione, nel 2040 si stima ne soffriranno circa 900 mila pazienti in tutta Italia: quasi «la popolazione di Torino», esemplifica Senni. «La prevenzione precoce è la frontiera della sanità pubblica», osserva Alessandra Gallone, rappresentante del ministero dell’Università e della Ricerca in Anthem. «Le politiche pubbliche dovrebbero partire da questi dati», prosegue Marcella Messina, vicepresidente della Conferenza dei sindaci.



















































Tornando al progetto Brimberg, lo studio ha reclutato persone con specifiche combinazioni tra età e fattori di rischio cardiovascolare lieve o moderato: almeno un fattore tra i 70 e gli 80 anni, due tra i 60 e i 69 anni, tre fra i 50 e i 59 anni. «Vogliamo proseguire nell’arruolamento e arrivare a 1.072 pazienti», spiega Senni. «Siamo riusciti a disegnare un protocollo che vede la prevenzione come scelta anche culturale», dice Simonetta Cesa, direttore socio-sanitario del Papa Giovanni. «Dobbiamo uscire dalla dimensione ospedaliera ed essere disponibili ad anticipare la presa in carico», fa eco il direttore sanitario Alessandro Amorosi.


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6 maggio 2026