di
Claudio Bozza
Il parlamentare Ue e deputato aveva 92 anni: è ricordato anche come uno degli uomini che contribuirono a recidere i legami economici tra il Pci e l’Unione Sovietica. Le lacrime per l’elezione di Napolitano al Quirinale
È morto Gianni Cervetti. L’ultimo dei dirigenti storici del Pci, aveva 92 anni. Iscritto al Pci da giovanissimo, studiò Economia a Mosca negli anni del disgelo di Nikita Krusciov, esperienza che segnò profondamente la sua formazione politica. Negli anni Settanta fu segretario del Pci milanese e poi responsabile organizzativo nazionale del partito nella segreteria di Enrico Berlinguer.
Parlamentare europeo e deputato, Cervetti è ricordato anche come uno degli uomini che contribuirono a recidere i legami economici tra il Pci e l’Unione Sovietica, accompagnando la svolta autonomista del partito comunista italiano. Dopo la fine del Pci ha continuato l’attività pubblicistica e memorialistica, raccontando dall’interno la storia del comunismo italiano e i suoi protagonisti, da Berlinguer a Napolitano, fino ai rapporti con Mosca.
Cervetti fu particolarmente amico di Giorgio Napolitano, al vertice della corrente riformista. E in questa intervista al Corriere, firmata da Marco Imarisio, raccontò di quando nel 2006 scoppiò in lacrime quando Napolitano fu eletto presidente della Repubblica. Una vita a sinistra, quella di Cervetti, tra i protagonisti di tutte le evoluzioni del comunismo: da Togliatti a Berlinguer, da Krusciov a Gorbaciov. Favorevole alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto, dopo lo scioglimento del Pci nel 1991 aderì al Partito Democratico della Sinistra.
7 maggio 2026 ( modifica il 7 maggio 2026 | 13:07)
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