Nessuno oggi può dire di non sapere. Narges Mohammadi, classe 1972, laureata in fisica, giornalista e attivista perseguitata e incarcerata dal regime iraniano per le sue battaglie sui diritti umani come l’abolizione della pena di morte e la discriminazione contro le donne, premio Nobel per la pace nel 2023, è in fin di vita.
A denunciare le condizioni della donna, 13 fermi e 5 condanne a suo carico, tornata in carcere a dicembre dopo un viavai ventennale dentro e fuori le carceri iraniane, condannata a 30 anni e poi graziata da Alì Khamenei e poi da dicembre scorso nuovamente dietro le sbarre debilitata dalla detenzione, è stata la sua avvocato francese Chirinne Ardakani.
Dalla Francia, dove vive la famiglia di Narges Mohammadi, ovvero il marito e i due figli, ma dove ha sede anche Reporters Sans Frontieres, è partita una mobilitazione internazionale per salvarla: si è levata l’autorevole voce dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’istruzione, la scienza e la cultura. che a Parigi ha il suo quartier generale. Un appello è stato lanciato dal presidente Macron e anche la Spagna di Pedro Sanchez ha alzato la voce con il ministro degli esteri Albares che ha convocato l’ambasciatore iraniano a Madrid. La questione è diventata una corsa contro il tempo perché la 52 enne attivista iraniana , simbolo della lotta per i diritti civili e premio Alexander Langer 2009 sopravviva.
L’8 febbraio 2026 Narges Mohammadi era stata condannata a sei anni di carcere per “raduno e collusione contro la sicurezza nazionale” e a un ulteriore anno e mezzo per “propaganda contro il regime della Repubblica islamica”, seguiti da due anni di esilio interno nella città di Khusf e da due anni di divieto di espatrio, spiega Amnesty International nell’appello lanciato per chiedere la sua urgente scarcerazione.
Il 24 marzo, secondo quanto riferito da una fonte informata, Narges Mohammadi avrebbe avuto un infarto nel carcere di Zenjan. Ciò nonostante, si è vista negare il trasferimento in ospedale insieme ad altre cure mediche necessarie. Da allora, la sua salute è rapidamente peggiorata e le autorità giudiziarie rifiutano di scarcerarla. La donna soffre di importanti patologie cardiache e polmonari. Attualmente le sue condizioni sarebbero “disperate” a detta di avvocati, medici e familiari.