Si sono conosciuti in classe alle medie a Varese, hanno scelto lo stesso liceo, sono finiti nella stessa sezione del Sacro Monte (Scienze applicate) e ci sono rimasti per cinque anni. Una settimana dopo l’esame di maturità erano già su un volo per Los Angeles. Da allora Pierlorenzo Peruzzo e Simone Zamparini hanno costruito la propria carriera in California.
La loro è una storia di traiettoria, prima ancora che di risultati: due ragazzi varesini che a sedici anni avevano già le idee più chiare di molti adulti su cosa volevano fare. Peruzzo aveva iniziato a programmare a tredici anni da autodidatta, leggendosi i manuali di programmazione durante le lezioni. Zamparini, a quindici anni, gestiva un piccolo import-export online di accessori da softair, cercando pezzi rari per rivenderli ai clienti della provincia. Un’imprenditorialità in scala ridotta, che però è diventata il filo conduttore di tutto quello che è venuto dopo.
Il primo incoraggiamento serio, raccontano, è arrivato proprio a Varese, ai tempi del liceo, da Marco Bartolomei, presidente di 8a+, che li aveva presi sul serio nonostante l’età. Insieme ad altri due compagni di classe, nel 2017, Peruzzo e Zamparini avevano partecipato anche a “Romanae Disputationes”, il concorso filosofico nazionale, con un saggio dal titolo evocativo: “Dall’übermensch all’übermaschine”. Già allora, l’idea che la macchina potesse trasformare il modo in cui viviamo era nei loro pensieri.
La California e OpenLab
Subito dopo la maturità, il trasferimento a Los Angeles. Zamparini si iscrive a UCLA, Peruzzo al Cal Poly di Pomona. Negli anni dell’università nasce il loro primo vero progetto: OpenLab VR, una piattaforma di simulazioni di laboratorio in realtà virtuale, pensata per insegnare biologia e chimica a studenti che, a maggior ragione durante il Covid, non possono accedere ai laboratori fisici. Insieme a loro c’è anche un terzo cofondatore con radici lombarde, Alberto Zavattoni, formato all’Università dell’Insubria e all’Istituto Mario Negri. Zamparini è CEO, Peruzzo CTO.
OpenLab non è rimasto un esercizio universitario. È stata incubata presso lo USC Marshall School of Business Incubator e ha ricevuto un seed funding da soggetti di rilievo: Blackstone, Future Funders e Cal Poly Pomona. Oggi, secondo i dati della società, è utilizzata in più di cinquanta scuole, in Italia e all’estero, ed è stata presentata al Bett di Londra, una delle principali fiere mondiali sulla tecnologia educativa.
Da OpenLab a Hologram Labs
La traiettoria successiva li porta a San Francisco, dentro Hologram Labs, una startup fondata nel 2021 da Tong Pow e Hongzi Mao, il primo con un passato a 0x Labs e Amazon, il secondo con esperienze in DeepMind e Facebook. È qui che si sviluppa il progetto che oggi fa più rumore: Holoworld AI, una piattaforma per la creazione di personaggi AI tridimensionali, che ha superato il milione di utenti.

In questa azienda, Peruzzo e Zamparini lavorano come ingegneri, parte del nucleo tecnico ristretto di una startup molto giovane — Hologram Labs ha pochi dipendenti — e hanno contribuito allo sviluppo di Ava Studio, lo strumento di Holoworld che permette di trasformare semplici prompt testuali in video generati con l’intelligenza artificiale.
La nuova scommessa: Opser
L’ultima tappa, quella su cui i due varesini vogliono concentrarsi adesso, si chiama Opser. È una loro startup, di recente fondazione, e l’ambizione dichiarata è significativa: costruire un nuovo tipo di “spazio di lavoro” basato sull’intelligenza artificiale, in cui ogni dipendente di un’azienda riceve un agente intelligente capace di occuparsi in autonomia di attività operative: preventivi, approvazioni, comunicazioni con i clienti.
È il filone più caldo della Silicon Valley: gli “agentic AI”, sistemi che non si limitano a rispondere a domande ma agiscono per conto degli utenti. Sullo stesso terreno si muovono colossi finanziati da centinaia di milioni di dollari. Opser parte molto più in piccolo, ma con un percorso alle spalle che non è solo curriculum: i due varesini conoscono dall’interno come si costruisce e si lancia un prodotto AI in California.
La radice varesina
Quello che colpisce, raccontando la loro storia, non è il singolo progetto, ma il filo che li collega da Varese a Los Angeles. Due adolescenti che leggevano manuali di programmazione e gestivano piccole compravendite online sono diventati ingegneri in una delle aziende dell’AI più finanziate di San Francisco e oggi tentano la loro startup. È un percorso che si è sviluppato lontano dalla provincia, ma che ha avuto i suoi primi mattoni qui nella scuola, nel concorso filosofico, nel primo “presidente di un’azienda” che li ha presi sul serio quando ancora erano dei ragazzini.