«Tre passeggeri morti, altri evacuati in isolamento biologico, una nave bloccata nell’Atlantico e un virus raro che può trasmettersi anche da uomo a uomo». È così che la Mv Hondius, crociera scientifica diretta verso le Canarie dopo un viaggio in Antartide, si è trasformata nel centro di un’emergenza sanitaria internazionale. La nave, con a bordo centinaia di passeggeri provenienti da 21 Paesi, arriverà entro sabato a Granadilla, sull’isola di Tenerife, nonostante le resistenze del governo delle Canarie.
Questa decisione ha già provocato tensioni politiche in Spagna, con il presidente delle Canarie Fernando Clavijo che ha accusato Madrid di aver gestito l’emergenza senza condividere informazioni sufficienti con il governo locale. Nel frattempo tre persone con sintomi sospetti sono state evacuate verso i Paesi Bassi con voli sanitari speciali.
L’infezione
A generare l’allarme è stato l’hantavirus delle Ande, una rara infezione trasmessa dai roditori che, nel caso del ceppo andino individuato sulla nave, può passare anche da uomo a uomo. Un dettaglio che ha immediatamente fatto scattare il confronto con le prime fasi del Covid, anche se l’Organizzazione mondiale della sanità prova a ridimensionare il timore di una nuova emergenza globale. «La situazione non è paragonabile a quella del Covid», ha chiarito il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre gli epidemiologi cercano di ricostruire la catena dei contagi partita dal Sud America.
Secondo le prime ricostruzioni, tutto sarebbe iniziato durante una escursione di birdwatching a Ushuaia, in Argentina, prima dell’imbarco verso l’Antartide. Una coppia olandese avrebbe visitato una discarica dove potrebbe esserci stato il contatto con roditori infetti. Entrambi si sono ammalati durante il viaggio: uno dei due è morto dopo il trasferimento a Johannesburg, in Sudafrica. I test effettuati hanno confermato il ceppo andino del virus.
I sintomi
Da quel momento la situazione sulla nave è precipitata. Altri passeggeri hanno iniziato a manifestare sintomi compatibili con l’infezione, otto in totale gli infetti: febbre improvvisa, forti dolori muscolari, cefalea, tosse, difficoltà respiratorie e bruschi cali di pressione. In alcuni casi la malattia può degenerare rapidamente in una sindrome polmonare severa o provocare insufficienza renale. Il tempo di incubazione è 45 giorni. Ora tre persone – un tedesco, un britannico e un olandese – sono state evacuate mentre la nave era a Capo Verde. Trasferiti in aereo nei Paesi Bassi, viaggiano in speciali capsule di isolamento biologico.
Uno degli aerei sanitari diretti in Europa è stato costretto perfino a uno scalo tecnico alle Canarie per riparare la “bolla protettiva” di uno dei pazienti. Il Marocco aveva negato l’autorizzazione all’atterraggio.
Intanto cresce la polemica sulla gestione iniziale del focolaio. Si è scoperto che 23 passeggeri erano già sbarcati sull’isola di Sant’Elena il 21 aprile, prima che venissero registrati i decessi, per rientrare nei rispettivi Paesi. Uno di loro è poi risultato positivo a Zurigo. Un cittadino francese è stato identificato come “caso contatto” dopo aver viaggiato sullo stesso volo di un passeggero contagiato.
Anche la compagnia aerea Klm ha confermato che uno dei passeggeri poi deceduti aveva tentato di imbarcarsi il 25 aprile su un volo diretto ad Amsterdam, ma era stato fatto scendere a causa delle sue condizioni di salute. Solo negli ultimi giorni, secondo quanto emerso, l’Oms avrebbe iniziato a contattare tutte le persone già sbarcate dalla nave. Un ritardo che ora solleva interrogativi sul tracciamento e sulla gestione dell’emergenza nelle prime fasi.
Tutti i passeggeri, al momento asintomatici, saranno rimpatriati nei rispettivi Paesi sotto controllo sanitario.
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