di
Gaia Piccardi

L’azzurro assoluto favorito agli Internazionali, dove l’Italia aspetta un trionfo da 50 anni: «Ma se ci fosse Alcaraz, la situazione sarebbe completamente diversa». Poi si unisce alla polemica sui premi dei grandi tornei»

Rieccolo, il numero uno del mondo, un anno dopo. Nel 2025 rientrava a Roma dopo tre mesi di stop forzato per le conseguenze del caso Clostebol, quest’anno è il super favorito di un torneo che gli ruota intorno e che ha già prenotato Adriano Panatta come grande cerimoniere della premiazione, a dieci lustri da un trionfo storico. Appuntamento alle 17 al campo 14 del Foro Italico. Lì, oggi, a quell’ora, Jannik Sinner sosterrà il primo allenamento in vista del debutto di sabato agli Internazionali d’Italia (contro Ofner o Michelsen). Si può assistere con il biglietto dei ground.

«Mi sono preso tre giorni liberi, era la cosa giusta da fare»

A Roma è Sinner Day, è caccia a ogni ombra rossa che lo ricordi. Lui limita al minimo gli spostamenti, conserva le energie anche quando non gioca: Roma è un altro allenamento attivo in vista dell’obiettivo stagionale, Parigi. L’attesa per il primo match del campione dei cinque Master 1000 consecutivi cresce. Ma, prima, felpa nera e cappellino bianco, qualche riflessione ad alta voce. C’è stanchezza, Jannik? «Sto sul presente. Tornare a Roma è bellissimo. Sento sempre l’affetto delle persone. Sento che ho recuperato, mi sento abbastanza bene. Ho avuto tre giorni liberi, senza tennis né palestra. Era la cosa giusta da fare. Ora comincio a preparare il torneo. Vedremo come reagisco in campo. Poi, dopo Roma, penserò ad essere pronto per il Roland Garros».



















































 Tutti vogliono batterti, ma Alcaraz non c’è. «Carlos ha qualità incredibili: nessuno le ha, in questo momento. Il suo picco è altissimo: è quasi impossibile stargli dietro. Ma io sono costante, sto lì tutti i punti, do sempre il massimo. A me se sono 1-2-3 del mondo cambia poco. Ogni partita si riparte da zero. Carlos è stato sfortunato: se fosse qui la situazione sarebbe totalmente diversa». Sul record di vittorie consecutive taglia corto: «Sto facendo qualcosa di molto bello, ma ora c’è questo torneo da giocare». 

Gli chiedono di Panatta, dell’intervista pubblicata martedì sul Corriere della Sera, in cui il grande ex parlava della sete di vita di Alcaraz rispetto a quella di Sinner: «Anche io mi diverto, oltre che giocare a tennis. Ma alla fine della giornata faccio di tutto per essere il miglior tennista possibile. Faccio tanti sacrifici, scelte difficili. Mi sveglio con l’idea di essere più forte del giorno prima. Ho impostato così la mia vita. Ma mi diverto, ho 24 anni, si vive una volta sola: mi prendo i miei spazi, ma ve lo faccio vedere meno. Quindi voi non sapete come sono, alla fine…. In questi giorni ho giocato a calcio, a golf, altri fanno altre cose. Ognuno è fatto a modo suo, ha le sue passioni». 

Gli piace il Master extended sulle due settimane? «È una cosa che non posso cambiare, inutile spendere energie su quella roba lì. A me piace di più l’evento sulla settimana unica, come Montecarlo o Parigi indoor. La settimana passa più veloce, ogni giorno hai un match a cui pensare, che è un bene ma anche un male. Mentalmente io mi stanco di più allenandomi nei giorni liberi, più che a giocare».

«Dai Grandi Slam prendiamo troppo poco, siamo stati zitti per troppo tempo»

La polemica sui premi e sulla percentuale sugli introiti dei tornei è all’ordine del giorno. Dopo la voglia di boicottaggio di Aryna Sabalenka, è giusto sentire l’opinione anche del numero uno del mondo: «Siamo in un momento in cui uomini e donne sono d’accordo, tutti insieme stiamo chiedendo rispetto ai Grandi Slam. Senza di noi il torneo non c’è. Siamo stati zitti per tanto tempo, ora è giusto parlare. Dietro le quinte ci stanno rappresentando bene, fanno un buon lavoro. Noi tennisti sappiamo che i tornei più importanti sono i Major: non chiediamo il 50%, ci mancherebbe altro… Ma stiamo prendendo troppo poco: ho la netta sensazione che diamo più di quanto riceviamo»

Poi spiega meglio: «Un anno fa abbiamo scritto una lettera, noi top 10 uomini più le top 10 donne. Non è bello che ancora non abbiamo chiuso la questione. Negli altri sport se i migliori si lamentano, sono sicuro che ottengono una risposta a stretto giro. Del Roland Garros siamo delusi, presto conosceremo il montepremi di Wimbledon, speriamo vada meglio. E poi vedremo l’Open Usa. Il boicottaggio? Se ne parla, da qualche parte bisogna pur cominciare. Vedremo…». Roma, intanto.

7 maggio 2026