I loro edifici sono una sintesi tra building science e poetica spaziale, raggiungono gli standard Nzeb e spesso seguono i dettami rigorosi dello standard Passivhaus. Le loro residenze prediligono strategie solari passive e involucri ad alte prestazioni, riducendo così gli impianti all’osso.

Materia e luce disegnano spazi definiti «emozionali» ed accentuati da giochi di ombre mutevoli. L’obiettivo: creare un’esperienza percettiva. E poi, l’attenzione al contesto e alle suggestioni che possono ancorare il progetto al luogo. 

«Per noi la sostenibilità non è un’esibizione, ma una sintesi silenziosa tra innovazione tecnologica, etica costruttiva e memoria dei luoghi», affermano Stefano Piraccini e Margherita Potente alla guida dello studio cesenate Piraccini+Potente Architettura.

A Cattolica, di recente, lo studio ha completato due residenze a poca distanza dal mare e dal centro storico. Si tratta di edifici Nzeb che trovano ragion d’essere nella funzione, nell’interazione con la luce e col paesaggio circostante. In entrambi i casi, volumi prismatici aiutano a rileggere il contesto urbano: appoggiati con leggerezza su un basamento, rimandano ai bilancioni e alle cabine balneari della città, declinandoli in chiave astratta e contemporanea. «Un rimando – commentano gli architetti – che trova eco nelle memorie figurative di Aldo Rossi, che in “Un’altra estate” (1979) fissava, con la precisione di un acquerello, l’essenza fragile e necessaria di queste presenze». «Il riferimento all’archetipo – proseguono – si accompagna a una tensione verso una forma essenziale ed evocativa, capace di parlare una lingua universale».

Lo studio tiene la barra dritta sulla sostenibilità, progettando edifici a zero consumo di energia, a zero emissioni in atmosfera ed elevato comfort indoor. Molte loro realizzazioni sono certificate Passivhaus e sono valse allo studio importanti riconoscimenti come Fiorita house: «una multiresidenza in legno, la prima in Europa fatta con questo standard e realizzata in un contesto mediterraneo», precisa Piraccini.

Kabine 35, fotografia © Francesco Montaguti

T+T, fotografia © Francesco Montaguti

Casa passiva, Casa/studio fotografia © Daniele Domenicali

Casa passiva, The Shell, fotografia © Chiara Pavolucci

La sostenibilità suffragata da dati scientifici

«Ho visto il tema dell’architettura sostenibile nascere ed evolversi sin dagli ultimi anni del mio percorso universitario e poi proseguendo nell’ambito della didattica e della ricerca in quanto docente al dipartimento di architettura di Cesena. Contemporaneamente mi ha sempre affascinato l’architettura vernacolare evolutasi nel tempo attraverso successivi adattamenti e miglioramenti con l’obiettivo di massimizzare le risorse naturali e gratuite. Il fatto che l’edificio evolvesse nel tempo a seconda del contesto dove si trovava era un elemento che mi suscitava molto interesse perché vedevo una forte connotazione rispetto ai territori», racconta Stefano Piraccini spiegando l’origine dell’approccio progettuale dello studio che alla sostenibilità affianca un’attenzione costante ai luoghi sotto diversi punti di vista.

«Notavo anche – prosegue – che gran parte della retorica che guardava al tema della sostenibilità era fatta di chiacchiere. Non c’era una prova scientifica che le cose funzionassero esattamente come veniva illustrato nei progetti. Soprattutto Margherita ha iniziato a specializzarsi sul tema della building science, quindi abbiamo iniziato ad improntare il nostro lavoro con uno sguardo verso una sostenibilità che si traduce non in retorica, ma in dato scientifico». 

Kabine 35, fotografie © Francesco Montaguti

«Nel nostro caso – prosegue l’architetto – la sostenibilità si traduce in progetti che hanno consumi energetici prossimi allo zero, pari a zero o producono più energia di quella che consumano. Progettiamo architetture con impianti snelli perché la maggior parte dell’attenzione è proiettata su un involucro altamente efficiente e sul controllo degli ombreggiamenti. Realizziamo edifici con un’emissione in atmosfera zero e che abbiano all’interno un elevatissimo comfort indoor. Prediligiamo materiali rinnovabili, come il legno proveniente da foreste certificate a scopo produttivo e meno i prodotti derivanti dall’industria mineraria che è quella che inquina di più».

I due edifici realizzati a Cattolica: T+T house, una residenza per due famiglie e Kabine 35, una casa unifamiliare, prediligono il legno per le loro strutture e involucri ad alte prestazioni, e materiali naturali o minerali, privi di fonti fossili. Gli impianti sono ridotti al minimo con quello di ventilazione meccanica controllata introdotto per assicurare un ottimale comfort abitativo.

T+T, fotografie © Francesco Montaguti

Bellezza funzionale, dalla natura all’architettura

Nei progetti di Cattolica e negli altri dello studio, la forma – e quindi anche la bellezza – deriva dalla funzione, ossia non solo dalle attività che si svolgono all’interno, ma anche e soprattutto dalla volontà di ottimizzare le risorse naturali. «Per noi è interessante il tema della bellezza funzionale», riferisce ancora Stefano Piraccini. Un concetto che l’architetto spiega con un paragone naturalistico: «I fiori si sono evoluti nel tempo in modo che la forma fosse funzionale all’obiettivo di attirare gli insetti: i petali hanno una forma ottimale per essere mossi dal vento, i colori e il profumo hanno lo stesso scopo. In natura ogni elemento ci emoziona perché è legato ad una funzione. Noi cerchiamo di portare questo approccio nei nostri progetti. Quindi se c’è una forma che si ritiene interessante è una forma che in realtà prima deriva da una funzione». E, come in natura, la bellezza funzionale deve saper emozionare.

Ed allora la forma deriva dal voler sfruttare sapientemente la radiazione solare, il movimento dell’aria. Deriva da aspetti climatici e si combina con la percezione dei materiali, con l’aspetto emozionale della luce naturale, con lo studio e la mutevolezza delle ombre. Entrambi i progetti di Cattolica ricercano la massima interazione con la luce naturale, sia per generare spazi emozionali disegnati da ombre in movimento, sia per sfruttare la radiazione solare come fonte passiva di energia durante l’inverno. La luce naturale, filtrata dalle schermature esterne, modula le tonalità dei materiali.

«Ad esempio, in Kabine 35 – rimarca Piraccini – le forme dell’edificio sono pensate in maniera tale che durante l’estate gli spazi outdoor siano ombreggiati dall’edificio, mentre i frangisole sono messi in modo da schermare il sole d’estate e farlo entrare in inverno. In questo caso, l’assenza di cornicione è un elemento che ci aiuta tantissimo a controllare il ponte termico nell’attacco tra la parete esterna e la copertura. Inoltre, l’uso di forme pure ci aiuta molto dal punto di vista del controllo sempre dei ponti termici».

Kabine 35, fotografie © Francesco Montaguti

T+T, fotografia © Francesco Montaguti

La tecnologia costruttiva a servizio della forma

Ed è la forma a richiamare, a sua volta, la tecnologia costruttiva. «Non siamo uno studio che si affeziona ad una tecnologia costruttiva, credo che di fatto abbiamo sperimentato quelle più conosciute: abbiamo fatto edifici in laterocemento, in cemento armato architettonico, tipo Tadao Ando, in acciaio, in legno, in muratura tradizionale, con la logica che non esiste la tecnologia prediletta, ma la migliore possibile in funzione della forma che abbiamo generato. Questo è un ambito che ci ha portato a formarci molto per capire come funzionano le tecniche e a mischiarle», racconta ancora l’architetto. 

Kabine 35 – prosegue – «ha una struttura in legno dove i materiali utilizzati derivano non da prodotti di sintesi, ma soprattutto da prodotti minerali, cioè abbiamo fondamentalmente legno certificato Fsc, lana di roccia e fibra di legno in copertura». Casa T+T è costruita con una struttura mista: cemento armato per i livelli inferiori, legno per i piani superiori. L’involucro è ad alte prestazioni, con materiali naturali o minerali, privi di fonti fossili. 

Dunque, massima efficienza. Ma come questa impatta sui costi? «Oggi l’efficienza se progettata in maniera razionale – risponde Piraccini – non ha un costo in più. Ad esempio, il nostro studio progetta contemporaneamente il sistema edificio-impianto: facciamo noi anche i calcoli energetici e questo ci consente di massimizzare molto i costi perché progettando involucri molto efficienti e con una grande attenzione all’ombreggiamento, gli impianti sono davvero molto snelli. Per esempio nelle case passive c’è solo l’impianto di ventilazione meccanica e nient’altro. In sintesi, se la progettazione è integrata allora si riescono a non avere costi superiori rispetto a quelli di progetti un po’ più reticenti energeticamente».

Giardini e patii 

Entrambe le abitazioni hanno giardino e patii, questi ultimi sono un richiamo tipologico alle case dell’espansione degli anni Settanta. In particolare, in Kabine 35 «la corte interna – spiegano i progettisti -, con il suo albero solitario che emerge dal tappeto di ghiaia scura, diventa luogo di sospensione e contemplazione. Il contrasto tra la superficie bianca delle pareti, la texture naturale del soffitto ligneo e la matericità della ghiaia sparsa, esalta la purezza compositiva degli elementi, restituendo un’atmosfera di calma e raccoglimento».

Kabine 35, fotografia © Francesco Montaguti

T+T, fotografia © Francesco Montaguti

Elementi «tailor-made»

Molti elementi degli edifici sono, inoltre, customizzati. «Dove possiamo – precisa Stefano Piraccini – tendiamo a non avere un prodotto, ma un elemento su disegno realizzato da un artigiano. Ad esempio, ci sono degli scuri esterni di Kabine 35 che sono molto complessi perché dovevano rendere l’effetto di far scomparire le finestre senza far vedere le cerniere. Sono scuri a bandiera disegnati, un fabbro ha fatto un prototipo che poi è stato testato. È diventato un elemento estetico significativo del progetto. Lo stesso i frangisole che non sono prodotti, ma elementi disegnati e fatti realizzare ad hoc».

.Kabine 35, fotografie © Francesco Montaguti

Piraccini + Potente

Foto di: Marco Piraccini · Progetto: Piraccini+Potente Architettura

«Ricerchiamo un’architettura della sostanza, dove il rigore della Building science e l’innovazione della tradizione convergono in organismi unitari. Crediamo in una ricerca compositiva discreta: i nostri edifici non ostentano la propria efficienza, ma la custodiscono nella precisione di un involucro ad alte prestazioni, spesso progettato secondo lo standard Passivhaus. Per noi la sostenibilità non è un’esibizione, ma una sintesi silenziosa tra innovazione tecnologica, etica costruttiva e memoria dei luoghi».

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pubblicato il: 07/05/2026