di
Marco Calabresi

Djokovic torna sulla terra rossa con ambizioni misurate: «Jannik è impressionante, vincerà tutto». Senza Alcaraz, il serbo punta al 25° Slam a Parigi, ma non dimentica la politica: «Sosterrò sempre i giocatori che faticano a vivere di tennis»

Ogni volta al Foro Italico potrebbe essere l’ultima per Novak Djokovic. Due anni fa, Rafa Nadal andò via da Roma l’ultima volta senza una vera e propria celebrazione; Nole ancora non ha fatto annunci, ma è chiaro che la sua partecipazione ai tornei è limitata a quelli che più lo fanno stare bene. E Roma, città che lo ha accolto alla grande anche quest’anno tra i primi allenamenti al Foro e quello a Piazza del Popolo, fa parte della shortlist. L’occasione, però, è ghiotta: non tanto al Foro, quanto a Parigi. 

Senza Carlos Alcaraz, Nole è il primo a sapere che non avrà poi tante altre chance di arrivare al tanto agognato 25° Slam. Quest’anno il serbo ha giocato due soli tornei: Australian Open e Indian Wells, nessuno sulla terra. «Ma è bellissimo essere tornato — le sue parole —. Non vedevo l’ora di competere di nuovo, di tornare a giocare i tornei. Avrei voluto rientrare prima nel circuito, ma purtroppo l’infortunio me lo ha impedito, quindi ho dovuto aspettare ancora un po’ e migliorare gradualmente la condizione del corpo, preparandomi ovviamente per Roma, la città e il torneo che amo davvero e dove ho ottenuto grandi successi per tanti anni».



















































Numeri paurosi, irreali: dodici finali, sei vinte, anche e soprattutto quando il torneo si giocava nell’arco di una settimana, il format che più gli piace (e non solo a lui). Il primo avversario, da testa di serie numero 3, non sarà comunque morbido: il croato Dino Prizmic, che nel 2024 lo fece tribolare a Melbourne. «L’obiettivo finale su questa superficie è il Roland Garros e cercare di arrivarci giocando il mio miglior tennis. Ma allo stesso tempo voglio fare bene anche qui, quindi ho aspettative più basse». Nettamente più basse di quelle di Sinner: «Riuscirà sicuramente a vincere tutti i Masters 1000 almeno una volta, probabilmente anche quest’anno (e gli manca solo Roma, ndr). Il suo livello di gioco è impressionante: Jannik è un giocatore molto completo ed è il numero 1 del mondo con merito».

Inevitabile, avendo fondato la Ptpa (Professional Tennis Players Association), la domanda sul tema che sta caratterizzando ogni conferenza stampa, quella sul possibile boicottaggio degli Slam per la questione legata ai premi. «Penso che seguiate il circuito da abbastanza tempo da ricordare quando ero presidente del consiglio dei giocatori e quando ho anche fondato la Ptpa, ormai sei anni fa. Quindi conoscete la mia posizione in merito. I giocatori sanno che avranno sempre il mio sostegno — aggiunge —. Le nuove generazioni stanno arrivando: mi fa piacere vedere che ci sia volontà da parte dei leader del nostro sport, come Sabalenka, di esporsi davvero e comprendere le dinamiche della politica del tennis, le sfumature e ciò che deve essere fatto non solo per il proprio beneficio e benessere, ma per tutti. Io sosterrò sempre una posizione più forte dei giocatori all’interno del sistema. E non stiamo parlando dei top, ma dei giocatori di bassa classifica, di quelli che fanno fatica e che stanno lasciando il tennis per mancanza fondi. Sono pochissimi i giocatori che possono vivere solo di tennis». Lui, che di solo prize money ha guadagnato oltre 193 milioni di dollari, sì. 

7 maggio 2026