Paolo Zampolli, rappresentante speciale del presidente Trump per le partnership globali, ha presentato una richiesta di risarcimento danni da 5 milioni di euro nei confronti della Rai, del conduttore Sigfrido Ranucci e del giornalista Sacha Biazzo. Nel mirino – secondo quanto ha reso noto il diplomatico italo americano – vi sono tre puntate della trasmissione d’inchiesta Report, andate in onda su Rai 3 il 19 e 26 aprile e il 3 maggio 2026, oltre ai relativi estratti video diventati virali sui social.

Attraverso il suo legale, l’avvocato Maurizio Miculan, Paolo Zampolli ha denunciato quella che definisce una “gravissima campagna diffamatoria”, basata su accuse infondate, ricostruzioni fuorvianti e fonti non verificate. Secondo la difesa, l’eco mediatica delle puntate, unita al ruolo istituzionale di Zampolli — che intrattiene rapporti con capi di Stato, esponenti dell’industria e autorità religiose a livello globale — avrebbe prodotto un danno d’immagine di “eccezionale gravità”, in costante aggravamento.

Nella memoria depositata, il collegio difensivo contesta i contenuti dei servizi. Per quanto riguarda gli “Epstein files”, il presunto coinvolgimento di Zampolli si fonderebbe unicamente su email con mittenti oscurati, quindi anonime e non verificabili. Sul “Caso Ungaro”, Report avrebbe dato spazio alle dichiarazioni di Amanda Ungaro, ex compagna di Zampolli, senza precisare — sempre secondo la memoria — che la donna risulta indagata negli Stati Uniti, in Brasile e in Italia. Zampolli ha respinto con fermezza l’accusa di averne provocato la deportazione della donna in Brasile e ha segnalato che, come riportato anche dal New York Times, sarebbe stata la stessa Ungaro a chiedere l’estradizione in Brasile per evitare il carcere negli USA per frode.

Anche in relazione al “Caso Drake”, la trasmissione avrebbe avallato le accuse di violenza sessuale mosse da Victoria Drake, sebbene — sostiene la difesa — la denuncia fosse già stata archiviata dalle autorità statunitensi. La stessa memoria afferma inoltre che l’FBI starebbe indagando Drake per estorsione, a seguito del rifiuto di Zampolli di versare 650.000 dollari richiesti, secondo questa ricostruzione, in cambio del silenzio televisivo. Contestazioni vengono mosse anche all’inchiesta sulla presunta “più grande truffa di tutti i tempi in danno dell’ONU”: Zampolli, si legge negli atti difensivi, non risulta indagato, mentre il reale responsabile si troverebbe già in carcere in attesa di estradizione.

Quanto al tentativo di accostarlo allo scandalo Weinstein, la difesa precisa che Zampolli si limitò a suggerire a una modella il nome di un avvocato che, solo successivamente, fu incaricato dal produttore cinematografico. Infine, l’episodio ribattezzato “Zia d’America” — relativo all’accusa, mossa da una zia, di aver fatto internare la madre per fini economici — sarebbe “clamorosamente” smentito da documenti del Tribunale di Milano che, secondo la difesa, Report avrebbe ignorato malgrado fossero stati trasmessi in tempo utile prima della messa in onda. La vicenda approda ora all’Organismo di Mediazione Forense di Roma, dove è stata attivata la procedura obbligatoria. In assenza di un accordo, Zampolli è pronto ad adire il Tribunale civile di Roma per proseguire il contenzioso contro la Rai.