Il 27 maggio a Lipsia si affronteranno gli inglesi, 2-1 al club di Donetsk dopo il 3-1 dell’andata, e gli spagnoli, doppio 1-0 sulla squadra di O’Neil
A Lipsia, il 27 maggio, se la vedranno Crystal Palace e Rayo Vallecano. Eliminate in semifinale Shakhtar Donetsk e Strasburgo. Le semifinali di Conference hanno emesso questi verdetti, che erano anche quelli dell’andata. Il Palace ha vinto 2-1 sugli ucraini di Donetsk dopo il 3-1 dell’andata e il Rayo ha regalato il bis sulla squadra di O’Neil, 1-0 all’andata in Spagna e 1-0 al ritorno in Francia (con rigore sbagliato dai padroni di casa in pieno recupero).
crystal palace-shakhtar 2-1—
(g.a.) Da queste parti aspettavano da una vita una serata come questa. Anzi, forse più di una vita. Il Crystal Palace batte lo Shakhtar 2-1 nella semifinale di ritorno e vola all’ultimo atto di Conference League. In 121 anni di storia non solo non era mai arrivata una finale europea, ma neanche una qualificazione: il momento più alto, forse, risale al 1962 quando per battezzare i primi riflettori a Selhurst Park arrivò il Real Madrid di Alfredo Di Stefano. Un’amichevole, per quanto di lusso, ma pur sempre un’amichevole. 64 anni dopo il Crystal Palace conquista una finale storica, regalando al suo straordinario pubblico una serata indimenticabile e uno dei momenti più iconici della storia del club (insieme alla FA Cup vinta l’anno scorso). In quella che è stata definita dal giornalista della BBC Ian Dennis l’atmosfera “migliore di tutta la Premier League” il clima è incandescente, i decibel assordanti. Forse troppo, tanto che i primi pericoli arrivano tutti dalle parti di Dean Henderson. Poi il Palace reagisce e al 25’ Selhurst Park esplode per la prima volta: lancio di Richards, spizzata di Mateta per Yeremi Pino che batte Riznyk. Gioia fugace però: var check, fuorigioco e gol annullato. Poco importa, perché passa un quarto d’ora e gli uomini di Glasner vanno prepotentemente in vantaggio. Un ispiratissimo (e amatissimo) Adam Wharton calcia dal limite ma Riznyk è bravo a respingere, Muñoz raccoglie e cerca subito compagni in area trovando però Pedro Henrique che sorprende il suo portiere portando il Palace sull’1-0. Lo Shakhtar si scuote e trova il pareggio dieci minuti dopo, con un tocco delizioso di prima da fuori area di Eguinaldo. Nel secondo tempo l’atteggiamento non cambia. Ripartenza feroce, Mitchell crossa basso e teso e Ismaila Sarr fa 2-1 al 52′ mandando in delirio la Holmesdale Road Stand. Tradotto: Crystal Palace in finale di Conference e diluvio di gioia nel sud di Londra.
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(a.g.) Non sarà né il Real, né l’Atletico. Di Madrid, la finalista europea, per quest’anno, è il Rayo Vallecano. Una prima storica per il club di quartiere della capitale spagnola che si è conquistato il posto a Lipsia facendo valere il maggior tasso di esperienza e anche di qualità, tattica e tecnica, contro uno Strasburgo che aveva chiuso al primo posto la fase di qualificazione, ma ha esaurito la spinta della sua gioventù proprio nel momento più importante della stagione. Così, come all’andata, a fare la differenza è stato il brasiliano Alemao, attribuendo al Rayo già il titolo di undicesimo club spagnolo differente in una finale europea. E contro il Crystal Palace. Ruoli Lo Strasburgo sognava di diventare la ottava francese finalista, e tutta la provincia si era mobilitata, con gli 880 comuni che avevano esposto slogan in favore della banda di O’Neil. E anche gli ultrà avevano messo in pausa la protesta contro la proprietà BlueCo, per contestare il ruolo di succursale del Chelsea attribuito al loro club. A nulla è servita la presenza in tribuna di Nasser Al Khelaifi, presidente del Psg finalista di Champions League per il secondo anno consecutivo. E a niente sono serviti i fuochi d’artificio fatti esplodere di notte davanti all’albergo degli spagnoli per impedirgli di dormire. In realtà è stato lo Strasburgo a sembrare addormentato. Soprattutto per tutto il primo tempo, quando ci si poteva aspettare una reazione d’orgoglio dopo l’andata persa senza mai inquadrare la porta. Al tiro la squadra di casa è arrivata invece a fatica. Anche per la mossa tattica di O’Neil di inserire sulla trequarti il terzino destro Ouattara, in un 4-2-3-1 dove rientravano Barco in mediana e Doué in difesa. Ouattara è rimasto tagliato fuori dal gioco, comunque confuso con i reparti troppo lunghi, facilitando il lavoro del Rayo nel suo abituale 4-3-3. Il tutto grazie anche all’assenza di pressing e ai tanti errori dei padroni di casa, pure per i passaggi più semplici. Gol Non è un caso se la squadra di Perez sia riuscita a impegnare varie volte il portiere Penders, ispirata da un Palazon sempre velenoso tra le linee, seminando il panico nella retroguardia di casa. Inevitabile quindi il vantaggio, alla sesta conclusione in porta, sugli sviluppi di un corner da sinistra, per un cross di Espino da destra che ha trovato prima Lejeune, e sulla respinta di Penders, il tocco vincente di Alemao (42’), già autore del gol vittoria dell’andata. Anomalo poi che il primo tiro in porta dello Strasburgo sia arrivato solo con il terzino Doué, pescato in profondità, ma neutralizzato dall’attento Batalla (43’). E’ stato leggermente migliore l’avvio della ripresa dei francesi, ma non sufficiente per mettere in difficoltà un Rayo che ha amministrato con serenità il vantaggio, senza neppure dover forzare in copertura, e sfiorando il raddoppio: con Palazon (6’), un paio di volte con De Frutos (7’, 13’) e con Camello (24’). Nel recupero, la scena se l’è presa Batalla parando il rigore salva onore di Enciso (49’), che non avrebbe cambiato il destino del Rayo, meritatamente in finale, il 27 maggio.