di
Paolo Valentino
Gradimento sotto al 70 per cento per lo zar: mai così giù dal ’22
Quando Vladimir Putin vede la sua popolarità in calo, allora si mette a baciare bambini in favore di telecamera. È un riflesso diventato rituale comunicativo. Lo faceva anche Giuseppe Stalin, ormai riabilitato ed entrato a pieno titolo tra i penati pubblici dell’attuale occupante del Cremlino.
L’ultima volta era accaduto tre anni fa, nel giugno 2023, quando la ribellione di Evgenji Prigozhin e dei suoi mercenari della Wagner fecero vacillare il regime e il gradimento popolare di Putin crollò di molti punti. Anche allora, in visita nella Repubblica caucasica del Daghestan, lo Zar aveva platealmente baciato sulla fronte un adolescente, nonostante le rigorosissime regole anti-Covid ancora in vigore in sua presenza.
È successo di nuovo il 27 aprile scorso, quando Putin ha visitato un centro sportivo per giovani nella natia San Pietroburgo. Attorniato da una ventina di ballerine in erba, Vladimir Vladimirovic ha conversato amabilmente con loro, informandosi dell’età e della loro passione per il balletto, poi alla fine ha prima baciato in fronte una piccola di 10 anni e poi ha accarezzato lo chignon di una sua compagna. «Grazie», ha detto radioso lo Zar congedandosi. Tre giorni dopo ha abbracciato in pubblico un’altra ragazza. Le scene, debitamente filmate, sono diventate virali su tutti i media televisivi e i social controllati dal Cremlino.
«La sequenza del bacio di San Pietroburgo è un segnale certo che Putin è nervoso per il suo calo di popolarità», ironizza Farida Rustamova, politologa in esilio e direttrice del sito indipendente Vlast. Non è solamente una battuta. Nonostante il presidente goda ancora del consenso di una maggioranza della popolazione, anche gli istituti di sondaggi controllati dal governo registrano un calo importante nel gradimento per Putin, che in una campionatura condotta a fine aprile dall’agenzia pubblica Vtsiom è passato dal 74% al 65,5%.
È la prima volta dal febbraio 2022 che scende sotto la soglia critica del 70%. Risultati analoghi nell’indagine di Fom, secondo cui il tasso di approvazione di Putin è attualmente del 73%, appena due punti in più del più basso livello registrato durante la guerra, nei primi giorni dopo l’inizio della cosiddetta Operazione Speciale. Secondo il Centro Levada, il solo istituto demoscopico che mantiene una certa indipendenza dal Cremlino, la popolarità dello Zar è scesa di ben sei punti dall’inizio dell’anno ed è attualmente del 79%. Ancora più allarmante è un’altra rilevazione, secondo cui la percentuale di russi convinti che il Paese stia «andando nella giusta direzione» è calata dal 77% al 55% negli ultimi quattro mesi, anche questo il peggior risultato dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
È una dinamica che preoccupa fortemente l’entourage del Presidente, soprattutto perché a spingerla non è tanto la guerra quanto la crisi economica. «Il tema numero uno è l’inflazione, che erode il potere d’acquisto e aumenta la percezione negativa delle persone», dice Denis Volkov, direttore del Levada.
A dispetto della deriva sempre più totalitaria del regime, di cui il bando ai social network e i continui oscuramenti dell’Internet sono il segnale più evidente, lo scontento filtra attraverso le maglie della censura nelle forme più imprevedibili. Grazie alle Vpn, «le piattaforme come Tik Tok e Telegram sono piene di video girati dai cittadini che criticano il potere», spiega Rustamova. «Sono gesti disperati di chi sa che potrebbe finire in prigione», aggiunge.
Ci sono però altri segnali del nervosismo di Putin, che negli ultimi mesi aveva diminuito le sue presenze pubbliche e non aveva mai lasciato Mosca, tranne due volte, entrambi per eventi ufficiali a San Pietroburgo. Soprattutto, quest’anno a fine marzo lo Zar non ha tenuto il tradizionale discorso alla nazione, fra l’altro previsto dalla Costituzione. Detto altrimenti, Putin, o perché ossessionato dalla sua sicurezza personale o perché si è concentrato unicamente sulla guerra in Ucraina, è apparso sempre più distaccato dalla realtà quotidiana dei russi.
A mettere in fibrillazione la squadra presidenziale è la scadenza elettorale del 20 settembre, quando si voterà per la Duma, la Camera bassa della Federazione. L’elezione è già vinta in anticipo, come da 25 anni a questa parte, ma lo scenario potrebbe essere complicato da una bassa partecipazione, dalla questione dei 150 posti da deputato promessi da Putin ai veterani di guerra che mette il suo staff in polemica con il ministro della Difesa, e da una percentuale non abbastanza alta di voti per Russia unita, il partito putiniano. Come nel 2011, gli uomini del Cremlino temono un’ondata di proteste e indignazione all’annuncio dei risultati. Per ogni evenienza, lo Zar ha ripreso a baciare i bambini.
7 maggio 2026
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