Inoltre, il danese sarà supportato da una squadra di ottimo livello (Kuss, Kalderman, Piganzoli) che farà di tutto per permettergli di conquistare con la corsa rosa anche la famosa “Tripla Corona”, un prestigioso riconoscimento che spetta a chi ha iscritto il suo nome nell’albo d’oro di Tour, Giro e Vuelta. Solo sette campioni, finora, ci sono riusciti: Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome. Cioè il Gotha della storia del ciclismo. Una tripletta che Vingegaard, questa volta, può conquistare prima di Pogar, visto che il fenomeno sloveno in Spagna non ha ancora messo la firma. Il danese sa che questa è la volta buona per lasciare il segno e quindi, anche se tiene comunque un profilo basso in sintonia con il suo carattere schivo (“Se sono favorito? Mah, siamo in tanti ad essere favoriti…”), punterà sicuramente alla maglia rosa per poi incrociare i ferri al Tour con Pogacar.
Dire che Jonas ha già vinto, sarebbe un azzardo. In una corsa di tre settimane le sorprese sono sempre dietro l’angolo (l’anno scorso nella penultima tappa il britannico Simon Yates ribaltò ogni pronostico scavalcando Del Toro e Carapaz). Inoltre la concorrenza ha qualche freccia al suo arco.
Prima di arrivare a Roma Vingegaard dovrà vedersela con il colombiano Bernal e con il gemello di Simon, cioè con quell’Adam Yates, che in questo Giro è il capitano della Uae, il team numero uno al mondo che, di solito, scorta Pogacar nei suoi trionfi. È inutile: anche se non c’è si finisce sempre per parlare del fenomeno sloveno che quest’anno, dominate le classiche di primavera, cercherà di conquistare per la quinta volta il Tour e, prima o poi anche la Vuelta.
Tornando al Giro d’Italia, tra i candidati alla rosa, o almeno al podio, c’è il nostro Giulio Pellizzari che, piano piano, a 22 anni, sembra in crescita costante. Nell’ultima edizione è arrivato sesto, dopo aver fatto da gregario a Primoz Roglic. Quest’anno il marchigiano, dopo il fresco successo al Tour of the Alps, si presenta come capitano della Red Bull, uno delle squadre più forti del mondo. Giulio, più ottimista del solito (“Il Giro prima o poi voglio vincerlo.”) potrà contare sull’aiuto dell’inglese Hindley, già maglia rosa nel 2022. Ora: anche se non è il caso di farsi troppe illusioni, Pellizzari è l’unica nostra speranza di classifica. Ricordando che il podio ci manca dal 2021 (Damiano Caruso) questa sarebbe una buona occasione per non fare solo da spettatori. Vedremo. Oltre a Pellizzari possiamo contare solo sul solito Filippo Ganna (per le cronometro) e su Jonathan Milan, l’ottimo sprinter friulano che in volata può imporsi già in Bulgaria.
Non c’è da esultare. L’ultimo italiano a vincere il Giro è stato Vincenzo Nibali nel 2016. Dieci anni sono tanti. Anche nelle classiche, non tocchiamo quasi mai palla. Il nostro ciclismo, come il calcio italiano, vive uno dei suoi momenti peggiori. Ma restano ancora, nonostante tutto, i due sport più popolari: capire cosa sia successo in questi anni sarebbe già un buon passo avanti per uscire da questa crisi infinita.