In realtà sembra che Letta, per sua stessa ammissione, abbia fatto una gaffe in diretta non solo perché ha confuso Luca Medici – vero nome di Checco Zalone – con il fratello Francesco, ma anche perché lì per lì non ricordava probabilmente il vero cognome dell’attore e sceneggiatore, ma il punto non è questo, il punto è un altro: perché Checco Zalone non è stato presente ai David? Interpellato da noi di Vanity Fair, l’ufficio stampa dell’artista ha spiegato che Medici non ha potuto presenziare all’evento per «motivi personali». Peccato, perché in una cerimonia trascinata in lungo e in largo – ma soprattutto in lungo, con chiusura oltre l’una di notte – Checco Zalone, vero principe del botteghino italiano e attualmente primo su Netflix in diversi Paesi del mondo proprio grazie al recente sbarco di Buen Camino sulla piattaforma, avrebbe portato quella freschezza che purtroppo ai David è mancata.
Philippe Antonello
Chissà, forse dietro il forfait c’entra anche una certa resistenza da parte del circoletto del cinema italiano a prendersi davvero poco sul serio, e forse c’entra la sempreverde polemica legata al fatto che i volti e i film mainstream come Buen Camino, ovvero quelli che davvero gli italiani vanno a vedere al cinema pagando il biglietto, vengono visti con un certo sospetto e una certa ritrosia dai salotti buoni. In un mondo ideale l’Accademia del Cinema Italiano chiamerebbe proprio Checco Zalone a condurre i David perché sarebbe la chiusura di un cerchio: il cinema mainstream e popolare che premia quello d’autore, a dimostrazione che questi mondi convivono insieme e non si escludono. Invece, nulla: il giorno in cui i David di Donatello daranno carta bianca a un artista comico e brillante su quel palco e il giorno in cui Zalone supererà certe ritrosie accettando di entrare nella fossa dei leoni armato come Massimo Decimo Meridio nel Colosseo sarà comunque troppo tardi.