L’ombra di un parente. Ad avvelenare Sara e Antonella sarebbe stato qualcuno di molto vicino. Ma poi: l’obiettivo erano davvero loro? I sospettati del duplice omicidio premeditato di Pietracatella sono cinque. L’inchiesta è al momento ancora contro ignoti e gli investigatori sono al lavoro per ricostruire un quadro complesso: non è ancora chiaro se chi ha ucciso avesse pianificato una strage – dalla quale Gianni Di Vita e la figlia maggiore Alice sono sopravvissuti – o se il bersaglio fosse esclusivamente il capofamiglia. Oppure, ancora, se si volessero colpire proprio le due donne. Sembra ci fossero dei dissidi tra Antonella e una parente.

IL GIALLO DI CAMPOBASSO

Madre e figlia uccise con la ricina, il cerchio si stringe: “I sospettati sono cinque”

Valeria D’autilia

06 Maggio 2026

I sospetti in famiglia

Chiarire il movente potrebbe portare dritto al nome di chi ha progettato e ucciso con la ricina. Ammesso che abbia fatto tutto da solo. «Perché» è l’interrogativo a cui gli inquirenti cercano di dare una risposta, a oltre quattro mesi dalla morte di Sara e sua mamma Antonella Di Ielsi. I sospettati apparterrebbero tutti alla cerchia familiare dei Di Vita. Sarebbero entrati in contatto con le vittime proprio nei giorni incriminati. Si scava nei rapporti tra i vari componenti, su alibi e movimenti di ognuno, sulle varie versioni. Mentre sembrano anche emergere alcune contraddizioni nelle ricostruzioni.

PIETRACATELLA

Avvelenate con la ricina, il telefono di Alice sotto esame due ore. E spuntano le flebo alle vittime

Valeria D’autilia

28 Aprile 2026

Più di 100 testimoni

Nel frattempo, anche ieri, sono proseguite in Questura le audizioni di persone informate dei fatti. I testimoni ascoltati sin qui sono stati oltre un centinaio. Si tratta di parenti, amici e conoscenti. Al setaccio gli ultimi giorni di mamma e figlia: dalla cena del 23 dicembre – quando si ritiene sia avvenuto l’avvelenamento – a pranzo e cenone della Vigilia, sino alle flebo domiciliari del 26 dicembre. Giovedì scorso gli investigatori hanno ascoltato per la terza volta Gianni. Secondo quanto riferito dal suo legale, Vittorino Facciolla, avrebbe escluso l’esistenza di tensioni familiari o risentimenti. «Ha ricostruito con precisione gli eventi ricordati e ha confermato di non avere elementi per immaginare chi possa avere voluto colpire la sua famiglia». L’uomo e la figlia maggiore Alice sono parte offesa nel procedimento. Nei giorni scorsi, ascoltati anche il fratello di Gianni e sua moglie, mentre dovrebbe essere nuovamente convocata Laura, la cugina che ospita Gianni e Alice da quando l’abitazione di Pietracatella è sotto sequestro. Sarebbe la terza volta.

I sequestri nella casa

In parallelo, l’attenzione si concentra sui nove dispositivi sequestrati nell’abitazione della famiglia: un tablet, un pc, cinque cellulari, due router. Il tablet era nella stanzetta di Sara, in quella di Alice c’era un cellulare. In alcuni cassetti, trovati alcuni telefoni privi di Sim. La Scientifica avrebbe ispezionato sia il piano dove abitava la famiglia che quello della madre di Gianni Di Vita. Il sequestro ha riguardato soltanto gli apparecchi elettronici, così come disposto dalla procura, ma sarebbero stati visionati anche alcuni documenti. Di particolare interesse potrebbero risultare i due router in quanto non è escluso possano aver conservato le registrazioni dei dispositivi che si sono collegati alla rete domestica durante il periodo natalizio, quando è avvenuto l’avvelenamento. E quindi dare una risposta a chi ha frequentato l’appartamento in quei giorni.

I dati sullo smartphone della figlia

I nove dispositivi si aggiungono allo smartphone della figlia maggiore, il primo ad essere stato acquisito il mese scorso. Ma per le procedure di estrazione dei dati e le copie forensi sui contenuti i tempi potrebbero non essere brevi. «Sono operazioni lunghissime. Per il solo telefono di Alice, limitandoci alla prima fase tecnica, ci sono voluti quattro giorni» ha spiegato Giovanni Alfonso, criminalista specializzato in informatica forense e consulente tecnico che affianca l’avvocato Facciolla. Per questa ragione, non è escluso che la procura decida di coinvolgere più unità di polizia giudiziaria. Per accelerare, nell’attesa di ricevere entro la fine del mese anche la relazione del medico legale sull’esito delle autopsie. E, soprattutto, per ottenere riscontri agli interrogatori di queste ultime ore e al sospetto che la ricina sia stata prodotta artigianalmente, partendo dai semi del ricino.