Questa è una storia che comincia il 22 dicembre del 2025 sotto un albero di Natale. In un piccolo appartamento di Nola – a una ventina di chilometri da Napoli – ci sono tre bambini che giocano. Il più piccolo si chiama Domenico, ha poco più di due anni e fissa le luci intermittenti che riempiono di colori l’alberello di plastica addobbato con palline e strisce fosforescenti. È la magia del Natale.

APPROFONDIMENTI

Sì, tra tre giorni sarà Natale, che bello. E che meraviglia quei riflessi delle candeline elettriche che sfavillano negli occhi dei tre fratellini. Mamma, papà, che bello il Natale.

Per Domenico sarà l’ultima volta che guarda quelle lucine. Domenico non c’è più. Domenico è morto dopo sessanta interminabili giorni di agonia – il 21 di febbraio 2026 – in un lettino della Terapia intensiva pediatrica dell’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito, il 23 dicembre. Ad ucciderlo – ipotizza ora la Procura di Napoli – è stata una concatenazione di eventi medici che qualificare come “errori” sarebbe un eufemismo (…).

Non dimenticare Domenico. Questa è una vicenda che interroga le coscienze, e questo libro nasce per ripercorrere le tappe di un calvario, ricostruire la sequenza degli eventi, ma soprattutto tenere alto il ricordo di un bambino che meritava di vivere. Evitando gogne mediatiche e processi sommari, giacché la giustizia si amministra nei tribunali. Per chi oggi risulta indagato dalla Procura per la sua morte vale il principio della presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio. Noi abbiamo fatto il nostro dovere. Scavare tra le ombre di questo caso e rivelarne i contorni nascosti risponde all’imperativo professionale di ogni giornalista: “Comfort the afflicted and afflict the comfortable”, il motto del giornalismo d’inchiesta americano che ha retto e regge la barra dritta di intere generazioni di cronisti (…).

Domenico era tante cose. Era l’immagine della bellezza, della forza e della salute: il “guerriero di mamma sua” Patrizia. Tuttavia in un angolino del suo petto un morbo maligno si muoveva e scavava, divorandogli il cuore: a poco a poco, ma inesorabilmente. La funzione del muscolo cardiaco era compromessa. Era nato ad agosto, Domenico. 23 agosto 2024: dunque, per lo zodiaco era un “Leone”. Leone: segno di fuoco equivalente di energia, vita. Eppure, quando aveva solo tre mesi la mamma si accorse che qualcosa stava succedendo: suo figlio piangeva e piangeva, respirava affannosamente, soprattutto durante la poppata, tossiva e diventava inappetente, sudava di continuo: segnali che solo una madre riesce a intercettare. «Antò – disse al marito un giorno d’autunno – nostro figlio non sta bene, dobbiamo portarlo in ospedale». E da allora cambiò ogni cosa, dando il via ad eventi destinati ad appannare la luce chiara e pura che emanava Domenico. Cardiomiopatia dilatativa. Una diagnosi che fa tremare le vene ai polsi solo a pronunciarla. Una malattia rara quanto grave: e quel 23 agosto del 2024, dalla lotteria della sfortuna era uscito il nome di Domenico (…).

I bambini sono un dono. Si dice che i bambini sorridano in media più di 100 volte al giorno, gli adulti a stento lo fanno 15 volte. E i bambini, per la loro immaginazione, inventiva e gioiosità sono tutti in qualche misura dei geni. Daniel Pennac li definì “enigmi luminosi”, loro rappresentano il disegno che il mondo e la vita debbano andare avanti; i bambini hanno negli occhi la luce incantata e magica che agli adulti manca. Fortunata la donna che conosce le doglie del parto perché lei ha tenuto una stella dentro di sé (…).

La tragedia di Domenico impone a tutti di interrogarsi in uno slancio di lealtà, prima ancora che di amore. I capitoli successivi fanno emergere una storia caratterizzata da anomalie, procedure mediche incredibilmente fallite e imperdonabili silenzi.