
voto
6.5
- Band:
HARMS - Durata: 00:37:09
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Time To Kill Records
Streaming non ancora disponibile.
Sembra provenire da uno scenario musicale di venti-venticinque anni fa, il secondo album dei finlandesi Harms: “Rebirth Of The Cold” è una pubblicazione inquadrabile in una cornice temporale riferibile al primo decennio degli anni 2000, se non addirittura agli ultimi vagiti del secolo precedente, senza troppi slanci verso connotazioni stilistiche più recenti.
In verità il gruppo nordico ha i piedi ben piantati nell’oggi, almeno sul piano anagrafico: i musicisti sono ancora abbastanza giovani, la band esiste dal 2017 e da allora ad oggi non ha a dire il vero prodotto granché, fermandosi a un album – “A Lifetime Spent On Dying” – pubblicato nel 2021 e l’EP “Rupture” del 2024.
Nella biografia di presentazione si parla di loro come di compagine post-metal, definizione leggermente fuorviante, perché fin dalle prime note si viene presi per il collo da sonorità più urgenti, squadrate e anthemiche, con un occhio di riguardo alla cupezza, a neri sentori, a un clima asfittico e poco rassicurante, una costante per tutta la tracklist.
Se di post-metal si può parlare, infatti, è nei suoi caratteri primigeni e, appunto, più vicini a una materia hardcore evoluta, quindi al post-hardcore e alle sue filiazioni più veementi e pesanti, incrociate con lo sludge più torbido – dalle parti di primi The Ocean o Cult Of Luna, per intenderci: gli Harms però rifuggono quasi integralmente le complicazioni e strutture particolarmente elaborate, concentrandosi su un impatto anthemico ed epidermico.
La scaletta del disco è compatta, feroce e a suo modo accattivante, concentrandosi su una miscela di sonorità che richiamano il metalcore di Norma Jean, Integrity, Zao, in una conformazione semplificata e smussata, con un’attenzione alle melodie molto marcata e strutture lineari, non eccessivamente elaborate.
Tant’è che, non fosse per una produzione corposa e pastosa, i ricami melodici andrebbero fatalmente a parare in territori ancora diversi, quelli dei Darkest Hour o degli In Flames di “Soundtrack To Your Escape”. È quindi il mondo metalcore nelle sue varie – datate – sfaccettature ad essere l’ambiente prediletto della formazione nordica, brava a ripescare quegli stilemi in modo credibile, molto meno nel costruire canzoni realmente vincenti.
Intendiamoci, “Rebirth Of The Cold” è gradevole, aggressivo e ritmato al punto giusto per restare in rotazione per qualche tempo tra i propri ascolti del momento, ma non andiamo molto oltre quello.
Il problema principale è che i brani sono mediamente abbastanza telefonati, scorrono discretamente ma in modo prevedibile, alternando fasi più spinte e d’attacco, tempi medi scorbutici, qualche amara melodia qua e là a infondere un minimo di atmosfera.
I toni crepuscolari dei passaggi più meditati si coprono di un alone da inverno nordico, quasi ricadendo nel filone del death/doom più melodico di una band come gli Swallow The Sun; peccato che questo aspetto resti però secondario, non diventando poi così centrale e decisivo nel delineare il carattere della formazione. Gli Harms rimangono qualcosa di parzialmente inespresso, risultando presto confondibili, un po’ generici: l’album è curato nei suoni, sufficientemente energico e intenso, si nota pure un buon lavoro sulle voci, con un corposo contributo delle seconde voci a dialogare con quella principale, dando coralità da battaglia all’insieme. Peccato tutto ciò non sia abbastanza.
Le idee su come far suonare al meglio le singole canzoni sono abbastanza ristrette, e per quanto “True Night Falls”, “A Lifetime Spent On Dying”, “Essence Of Sorrow” si facciano ascoltare volentieri, non lasciano in fondo il ricordo di grandi emozioni vissute in loro compagnia.
“Rebirth Of The Cold” è in fondo il classico ‘disco di genere’, categoria nella quale a volte ricadono piccoli gioiellini, in altre circostanze, come in questo caso, qualcosa di volonteroso, sudato, ben più che sufficiente ma, in fondo, dimenticabile, se non per i super appassionati del settore.