In casa Stellantis, mentre si celebra il ritorno all’utile e si prepara il nuovo piano industriale, l’“elefante nella stanza” ha un nome preciso: Maserati. Il Tridente, unico brand di lusso del gruppo, attraversa una crisi profonda che i numeri del bilancio fotografano senza sconti. E la domanda, inevitabile, è una sola: come si rimette in carreggiata un simbolo dell’auto italiana quando i volumi crollano e i costi restano da grande?

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Il bilancio di Maserati chiuso al 31 dicembre 2025 evidenzia una perdita netta di 840,2 milioni di euro, in aumento rispetto ai 701 milioni dell’anno precedente. Un dato che, nel perimetro Stellantis, vale quasi come un macigno: un rosso che sfiora il miliardo e che segnala non solo la difficoltà commerciale, ma anche l’avvio di una revisione strategica.

Il fatturato scende di quasi il 37%, a 506,8 milioni dagli oltre 803 milioni del 2024. La causa principale è il crollo dei volumi: dalle 10.030 auto vendute nel 2024 si passa a 5.850 unità nel 2025, un tonfo del 42%. Il valore della produzione si ferma a 544,9 milioni, mentre i costi restano strutturalmente elevati: 1,37 miliardi. Risultato: oltre 822 milioni di risultato operativo negativo. In altre parole, la macchina industriale continua a girare con un carico troppo pesante rispetto a quanto il mercato oggi restituisce.

A pesare in modo decisivo, oltre al calo dei ricavi, sono le svalutazioni: nel 2025 Maserati contabilizza rettifiche per oltre 462 milioni sulle immobilizzazioni, legate alla revisione della base industriale e dei programmi futuri. Nel dettaglio, il bilancio indica svalutazioni sulle piattaforme per: – 209,9 milioni (svalutazione completa) per Grecale (Piattaforma Giorgio) – 218,4 milioni per GT/GC (Giorgio Sport) – 34,4 milioni per MC20 (Supersport) Numeri che parlano di scelte difficili: quando si svaluta, si ammette che una parte delle aspettative (industriali e commerciali) va riscritta. È un passaggio doloroso, ma spesso necessario per ripartire su basi più realistiche.

Sul fronte dei costi operativi, la riduzione prosegue, ma non basta. La struttura viene descritta come sovradimensionata rispetto ai volumi attuali. Nel documento si legge che «la società ha attuato un piano di ristrutturazione che ha coinvolto 33 dipendenti». Eppure, al 31 DICEMBRE 2025, Maserati conta ancora 842 lavoratori: – 197 operai – 601 impiegati – 44 dirigenti. Qui sta uno dei nodi più delicati: come si difende un marchio premium senza impoverirne competenze e capacità, ma rendendolo sostenibile in un mercato che non perdona inefficienze?

Dal punto di vista finanziario emerge un fatto chiave: il sostegno della capogruppo è determinante. Nel 2025 Stellantis effettua un aumento di capitale PER 850 milioni complessivi, dopo i 350 milioni già iniettati nel 2024, portando la riserva soci a oltre 936 milioni. È la conferma che Maserati non è lasciata sola. Ma è anche la prova che il tempo delle “toppe” – per quasi 1 miliardo – non può durare all’infinito: un rilancio vero deve trasformare il supporto finanziario in un progetto industriale credibile.

Nonostante il quadro critico, dal bilancio emerge che la continuità aziendale è confermata e che non risultano «incertezze significative» sulla capacità di proseguire l’attività. La volontà di Stellantis di sostenere e rilanciare il marchio, dunque, non è in discussione. Il punto di svolta annunciato ha una data e un luogo: 21 maggio, Detrioi. Qui il nuovo piano industriale sarà presentato dal ceo di Stellantis Antonio Filosa, chiamato anche a ridisegnare la strategia del brand, che ha Jean Philippe Imparato come ceo, e a riportarlo su una traiettoria sostenibile. Finora, nelle parole di Filosa, di Maserati si è parlato poco. Ma i numeri impongono che il Tridente non resti un capitolo a margine: è un asset identitario, oltre che industriale.

Il bilancio ribadisce indirettamente un altro punto: Maserati, unico brand di lusso del Gruppo, resta un asset strategico e non è in discussione la sua permanenza nel perimetro Stellantis. Negli ultimi mesi la società ha smentito con puntualità le indiscrezioni su possibili cessioni, anche a Gruppi cinesi. La linea è netta: Maserati non si vende (per ora). Ma proprio per questo, il rilancio non può essere rinviato. Perché un marchio di lusso, più di ogni altro, vive di fiducia: quella dei clienti, della rete, del mercato. E la fiducia, come la reputazione, si costruisce lentamente ma può incrinarsi in fretta.