di
Simone Canettieri

Oggi la «visita di cortesia». Sul tavolo il ruolo di Roma nella missione di pace nello Stretto

«La presidente Meloni? L’aspetta in fondo a destra, sullo scalone d’onore». Questa mattina alle 11.30 il segretario di Stato americano Marco Rubio varcherà la porta di Palazzo Chigi, ma a riceverlo, per motivi di protocollo, ci sarà il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio. «La visita di cortesia», in quanto l’ospite e la padrona di casa non sono di pari livello, dovrebbe durare al massimo un’ora. L’incontro avverrà in «formato ristretto». 

«Non parleremo di battute», ha preannunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che parlerà con Rubio alle 9.30, a Villa Madama, cercando di scacciare anche lui l’elefante dalla stanza: Donald Trump, protagonista nell’ultimo mese di una serie di attacchi personali e politici a Meloni (che ha sempre tenuto il punto). La presidente del Consiglio si prepara a un incontro «all’insegna del pragmatismo», visto il menù ricchissimo.



















































La prima notizia che potrebbe dare Meloni a Rubio riguarda l’accelerazione dell’Italia a partecipare a una missione di pace, solo con il cessate il fuoco in Iran, per lo Stretto di Hormuz. Mercoledì i ministri Tajani e Crosetto saranno in Parlamento per un’informativa alle Commissioni di Camera e Senato. Un passo propedeutico, politicamente, alla disponibilità a partecipare con due navi cacciamine a una missione internazionale nello Stretto. Le navi italiane hanno già condotto delle esercitazioni. 

Per raggiungere Hormuz avranno bisogno di circa venti giorni di navigazione, ma soprattutto del via libera del Parlamento italiano, atteso con una risoluzione. Viste le accuse scomposte di Trump sulla guerra in Iran nei confronti degli alleati, si pensa che Rubio apprenderà questa novità «come un segnale».

Non solo Stretto, il tavolo sarà larghissimo di argomenti da trattare. Meloni è «molto interessata» all’incontro che il segretario di Stato ha avuto ieri in Vaticano con il Papa, altro motivo di «grande freddo» tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi nelle ultime settimane. Da Oltretevere a Medio Oriente: con le sorti della guerra in Iran e il futuro del Libano, area che l’Italia non intende abbandonare nonostante la scadenza della missione Unifil a fine anno. Su questo il nostro governo continua a sostenere «il ritiro di Israele» dal Paese dei Cedri affinché «la tregua regga e si arrivi a una prospettiva di disarmo di Hezbollah».

In un’ottica più globale, la presidente del Consiglio è anche pronta ad annunciare che si doterà di una «Strategia di sicurezza nazionale», come molti Paesi G7, per perimetrare gli interessi fondamentali da salvaguardare in caso di crisi e minacce ibride.

Nei documenti di queste ore concordati da Palazzo Chigi e dalla Farnesina — e visionati dal Corriere — si contano in vista degli incontri di Rubio con Tajani e la premier ben otto macro argomenti. Sono stati limati durante la riunione che si è svolta ieri l’altro tra il segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia e il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. C’è di tutto.

Compresi i rapporti bilaterali Italia-Usa che passeranno dal businness forum di Miami fino alla candidatura di Maurizio Martina a direttore generale della Fao. Senza tralasciare le relazioni commerciali (con il tema dei dazi) ma anche i rapporti con il nuovo corso del Venezuela (che mercoledì ha firmato un accordo con Eni per aumentare l’estrazione di petrolio nel Paese) e il destino di Cuba (l’Italia «è pronta a sostenere le riforme istituzionali necessarie»).

È questo lo spartito dell’incontro mattutino tra Meloni e Rubio con vista sulle minacce di ritirare le truppe americane dall’Italia. Tutto avverrà quando a Washington saranno le 5.30, e Trump non si sarà ancora svegliato. Forse.


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7 maggio 2026