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(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Le vendite inferiori alle attese nel primo trimestre penalizzano il titolo di Campari , che a Milano è arrivata a cedere oltre l’11% a un minimo di giornata di 5,74 euro per azione, scivolando in coda al FTSE MIB . Il 6 maggio la società di alcolici ha reso noti a mercati chiusi i dati sulle vendite dei primi tre mesi dell’anno, pari a 643 milioni di euro, in calo del 3,4% reported, ma con una crescita organica del +2,9%. L’effetto perimetro è del -2,2%, guidato dalla cessione di Cinzano, e l’effetto cambio del -4,1%, principalmente attribuibile al dollaro statunitense e al dollaro giamaicano. I numeri sono risultati leggermente inferiori alle stime, con il consensus che prevedeva ricavi per 651 milioni.

“Il divario rispetto alle attese è principalmente attribuibile a un’ottimizzazione mirata delle scorte negli Stati Uniti sui marchi non prioritari (impatto di circa 10 milioni di euro) e ad alcuni effetti temporali in Europa, piuttosto che a un deterioramento della domanda sottostante”, scrivono da Intermonte. Escludendo questi elementi, la crescita è stata in linea con le aspettative: il gruppo ha continuato a sovraperformare il settore e ad aumentare le quote di mercato. Dal punto di vista geografico, la crescita è stata “ben diversificata tra le regioni”, sottolineano gli analisti. L’Europa è cresciuta dell’1,9%, il Nord America del 2,2% nonostante la riduzione delle scorte, +12,7% per i mercati emergenti, mentre l’Apac è scesa dell’1,6% a causa delle difficoltà nel canale Global Travel Retail. La crisi in Medio Oriente ha comportato un calo del 13,5% nel segmento in questione, ma la società non divulga la dimensione precisa delle proprie vendite legate ai viaggi.

“Al momento, la principale area di costo che stiamo osservando riguarda i costi di benzina e diesel dal punto di vista logistico”, ha dichiarato il ceo, Simon Hunt. “La maggior parte dei nostri contratti per il vetro è a lungo termine e la maggior parte prevede fasce di prezzo che abbiamo negoziato”, ha detto, aggiungendo di non prevedere che tali limiti “vengano superati”, anche se una guerra prolungata potrebbe cambiare la situazione.

La società ha però confermato la guidance 2026, con un andamento atteso più forte nella seconda metà dell’anno. Il management si aspetta quindi una crescita organica di circa il 3%, in rallentamento rispetto al ritmo di uscita del 2025 ma coerente con un contesto macroeconomico volatile. “A seguito della performance organica più debole del previsto e dei persistenti effetti temporali, stiamo riducendo le nostre stime di redditività, principalmente riflettendo una visione più prudente sulla progressione dei margini nel primo semestre 2026, lasciando però sostanzialmente invariate le ipotesi sui ricavi”, scrivono ancora gli esperti di Intermonte, che hanno sul titolo un rating ‘Outperform’ con target price a 8 euro.

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