TERMOLI. Due giorni di alta formazione, innovazione tecnologica e chirurgia in diretta per trasformare il San Timoteo in un laboratorio nazionale della chirurgia mini-invasiva.
L’ospedale termolese ha ospitato il “Laparoscopic Surgical Meet – One Day with Colorectal Surgery”, evento scientifico patrocinato dalla Società Italiana di Chirurgia Endoscopica e Nuove Tecnologie, che ha richiamato specialisti, giovani chirurghi e professionisti provenienti anche da altre regioni.
Al centro del meeting, diretto dal dottor Valerio Caracino, le nuove frontiere della chirurgia laparoscopica colorettale, con sessioni teoriche ma soprattutto “live surgery”, interventi eseguiti in diretta dalle sale operatorie del presidio termolese. Una formula concreta, immersiva, pensata per permettere ai partecipanti di vivere da vicino ogni fase operatoria, confrontandosi direttamente con chi da anni lavora sulle tecniche più avanzate della chirurgia mini-invasiva.
«Il percorso che abbiamo iniziato da quando sono arrivato è quello di investire nelle nuove tecnologie per ridurre la traumaticità e l’impatto anche psicologico sul paziente, soprattutto in chirurgia oncologica», ha spiegato Caracino durante l’iniziativa.
Due giorni di alta formazione, chirurgia in diretta e innovazione tecnologica hanno trasformato il San Timoteo in un punto di riferimento nazionale per la chirurgia mini-invasiva. Il “Laparoscopic Surgical Meet – One Day with Colorectal Surgery”, patrocinato dalla Società Italiana di Chirurgia Endoscopica e Nuove Tecnologie, ha portato a Termoli specialisti, giovani chirurghi e professionisti provenienti anche da altre regioni, accendendo i riflettori sul percorso di crescita avviato all’interno del presidio ospedaliero termolese. Al centro della due giorni, diretta dal dottor Valerio Caracino, le nuove frontiere della chirurgia laparoscopica colorettale, con sessioni teoriche ma soprattutto live surgery, interventi eseguiti in diretta dalle sale operatorie del San Timoteo per permettere ai partecipanti di osservare da vicino tecniche, strumenti e approcci operatori di ultima generazione.
Un modello pratico e immersivo che ha ricevuto il plauso del professor Gabriele Anania, presidente nazionale della SICE, presente a Termoli come ospite d’onore dell’evento. «Innanzitutto devo fare i complimenti a Valerio Caracino, direttore di questa struttura complessa, perché ho trovato una realtà molto attiva, molto giovane e propensa al miglioramento e al raggiungimento dell’eccellenza della chirurgia anche in questo ospedale. Sono situazioni sicuramente positive», ha dichiarato Anania, sottolineando il valore del lavoro costruito negli ultimi anni all’interno della chirurgia del San Timoteo.
Il meeting ha affrontato alcune delle innovazioni più avanzate oggi presenti nelle sale operatorie: protocolli ERAS per accelerare il recupero post-operatorio, utilizzo del verde di indocianina per la valutazione della perfusione dei tessuti, colonne laparoscopiche 3D, stapler di nuova generazione e dispositivi ad alta energia. Tecnologie che stanno cambiando profondamente il modo di operare e di accompagnare il paziente nel percorso chirurgico. «Come presidente SICE sono contento quando vedo che in tutte le location c’è l’applicazione delle nuove tecnologie per consentire la miglior cura dei pazienti», ha aggiunto Anania. Il professore ha poi spiegato come la filosofia della società scientifica sia ormai orientata verso corsi altamente pratici, pensati per piccoli gruppi di specialisti. «Questi corsi sono molto hands on, molto ristretti, dove c’è la possibilità di condividere in maniera diretta l’esperienza di chi fa queste cose da tanti anni con chi invece si approccia per la prima volta a questo tipo di chirurgia». Una linea pienamente condivisa dal dottor Caracino, che ha evidenziato come il progetto del San Timoteo punti non soltanto all’innovazione tecnologica, ma anche alla costruzione di una rete di confronto con realtà sanitarie virtuose.
«Il percorso che abbiamo iniziato da quando sono arrivato è quello di investire nelle nuove tecnologie per ridurre la traumaticità e l’impatto anche psicologico sul paziente, soprattutto in chirurgia oncologica. Uno degli obiettivi che ci eravamo posti era anche quello di creare una rete che permettesse a Termoli e al Molise di aprirsi a realtà virtuose». Caracino ha spiegato come l’innovazione debba essere accompagnata da sostenibilità economica e formazione continua: «Il problema fondamentale in sanità è cercare di far coincidere la necessità di investire nelle nuove tecnologie con la sostenibilità, ma in realtà quando si decide di investire ci si rende conto che riducendo la durata della degenza ospedaliera e diventando attrattivi per pazienti di altre regioni, la tecnologia permette un percorso virtuoso anche da un punto di vista economico». Ampio spazio è stato dedicato anche alla crescita delle nuove generazioni di chirurghi. «Soprattutto abbiamo creato e stiamo creando del personale giovane. Io ho la fortuna di avere sei ragazzi che hanno meno di 40 anni, carichi di entusiasmo. La tecnologia è importante, ma al centro resta sempre la figura umana». Proprio sul rapporto tra innovazione e umanità della cura si è soffermato anche Anania, che ha ribadito come l’evoluzione tecnologica non possa sostituire il contatto diretto con il paziente. «Il rapporto col paziente non cambia.
Noi siamo ancora una generazione che ha bisogno di avere un contatto diretto col paziente, un contatto verbale, visivo e fisico. Il discorso secondo cui la tecnologia riduce questo rapporto non è corretto». E ancora: «La tecnologia aiuta il chirurgo a lavorare meglio e a dare al paziente la migliore cura possibile, però c’è sempre un rapporto umano dal quale non si può prescindere assolutamente». Infine, il presidente SICE ha ricordato come la grande rivoluzione della chirurgia moderna sia stata proprio la diffusione delle tecniche mini-invasive. «La rivoluzione in chirurgia è arrivata con la chirurgia meno invasiva. È nata con la laparoscopia negli anni ’90, oggi c’è la robotica e ci sono tecnologie sempre nuove.
Questo rappresenta un vantaggio enorme per la guarigione del paziente e per la qualità della cura». Un appuntamento che ha mostrato una sanità diversa da quella spesso raccontata nelle cronache legate ai tagli e alle difficoltà del sistema: una sanità che investe, sperimenta, forma giovani professionisti e prova a costruire un modello capace di coniugare tecnologia, competenza e qualità delle cure. Per due giorni, Termoli è diventata il luogo in cui discutere concretamente della chirurgia del futuro.
Emanuele Bracone

