Sei ore di intenso negoziato, iniziato nella serata di mercoledì e terminato a notte fonda, non sono bastate ad arrivare alla fumata bianca sull’intesa sui dazi con gli Usa. Il trilogo, il tavolo che riunisce Consiglio, Commissione ed Eurocamera, si è concluso con «progressi sostanziali» ma senza il via libera all’accordo di Turnberry. «L’ok ci sarà il 19 maggio», hanno promesso le parti, guardando soprattutto Oltreoceano e alla possibile reazione di Donald Trump.
Poche ore dopo, la risposta del presidente americano. Questa volta non è stata una minaccia, ma un ultimatum, anche se dalle coordinate temporali ragionevoli. «Se entro il il 250esimo compleanno degli Usa», il 4 luglio. l’Europa non rispetterà l’accordo «le tariffe schizzeranno immediatamente a livelli ben più elevati» rispetto al 15% previsto. Trump lo ha detto direttamente alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, con cui ha avuto una conversazione telefonica.
L’Ue rinvia l’ok all’intesa sui dazi. Trump: «Tempo fino al 4 luglio»
Chi temeva che il tycoon concretizzasse subito la minaccia del 25% ad auto e camion europei ha tirato un sospiro di sollievo. «Attendo pazientemente che l’Ue onori la propria parte dello storico accordo commerciale che abbiamo siglato a Turnberry, in Scozia: il più grande accordo commerciale di sempre», ha sottolineato Trump, che ha parlato con von der Leyen anche dei principali temi dell’attualità internazionale, a cominciare dalla crisi con l’Iran. Qualche ora prima era stato il commissario Ue Maros Sefcovic, a provare a rassicurare gli Usa nonostante la fumata nera del trilogo notturno. «Stiamo compiendo progressi significativi e abbiamo già ottenuto molto – anche se, ovviamente, nulla è concordato finché non è tutto concordato.
L’obiettivo – aveva rimarcato – rimane triplice. In primo luogo, dimostrare che l’Ue mantiene le promesse e onora i propri impegni. In secondo luogo, garantire un risultato che rispetti pienamente la dichiarazione congiunta Ue-Usa. In terzo luogo, tutelare gli interessi delle parti interessate dell’Ue, anche dotando la Commissione degli strumenti necessari per garantire che la dichiarazione congiunta Ue-Usa sia fedelmente attuata da entrambe le parti». Il pressing della Commissione per un via libera il 19 maggio sarà costante nei prossimi giorni. Ma, allo stesso tempo, Palazzo Berlaymont potrebbe fornire una parziale sponda alla richieste dell’Eurocamera, ovvero al mantenimento nello schema dell’intesa delle cosiddette clausole «sunrise» e «sunset» inerite nel passaggio legislativo al Pe proprio come salvaguardia rispetto al mancato rispetto degli impegni da parte degli Usa.
LA SITUAZIONE
E’ difficile che entrambe le clausole – che non piacciono al Ppe e non entusiasmano la Commissione – sopravvivano ai negoziati. Ma una mediazione che tuteli comunque un sistema di garanzie di fronte all’imprevedibilità di Trump potrebbe essere a portata di mano. «Al momento c’è un compromesso sugli elementi più importanti ma abbiamo ancora bisogno di un’implementazione» su alcuni temi «e sono sicuro che nel prossimo incontro, o il 12 o il 19 maggio, si troverà un accordo, sono positivo al riguardo», ha sottolineato il presidente della commissione Commercio del Pe, Bernd Lange.
La telefonata Trump-von der Leyen certamente chisrisce il quadro commerciale da qui ai prossimi due mesi. Ma la postura di Washington non cambia. L’ambasciatore in Ue, Andrew Puzder, non a caso ha incontrato la vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata dei Patrioti, Mieke Andriese, con un focus proprio sui dazi. Gli Usa sanno che, all’interno della Plenaria, il fronte anti-Trump negli ultimi mesi è cresciuto e cercano di puntellare il sostegno in quei gruppi tradizionalmente più vicini al movimento Maga.
La bocciatura della Corte Usa
I dazi del 10% imposti da Donald Trump in febbraio sono illegali. Lo ha stabilito la Corte per il commercio americana, sottolineando che le tariffe globali generalizzate imposte dal presidente non trovano giustificazione nella legge a cui Trump ha fatto ricorso. Secondo quanto riportato dai media americani, il tribunale ha deciso con 2 voti a favore e uno contrario. Trump aveva annunciato le nuove tariffe dopo che la Corte Suprema aveva dichiarato le precedenti illegali.
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