C’è un’Italia che non finisce mai di stupire, e non è quella delle passerelle o dei palazzi storici. È quella delle idee che cambiano il modo in cui il mondo guarda all’infanzia. Catherine Elizabeth Middleton, principessa del Galles e moglie dell’erede al trono britannico William, sarà a Reggio Emilia mercoledì 13 e giovedì 14 maggio 2026 per un’immersione nella realtà di Reggio Children e del suo celebre Reggio Emilia Approach.
Si tratta della prima visita ufficiale in Italia di Kate Middleton da quando ha assunto il titolo di Principessa — e il fatto che abbia scelto una città dell’Emilia-Romagna, e non Roma o Milano, racconta tutto della profondità di questa scelta.
Il motivo della visita: una missione sulla prima infanzia
La visita non è un appuntamento istituzionale di ordinaria rappresentanza. L’annuncio, diramato su carta intestata da Kensington Palace, fa sapere che il viaggio “rappresenta un significativo passo in avanti nel lavoro e nell’espansione globale del Centro per la Prima Infanzia della Royal Foundation”, fondato nel 2021 dalla stessa Principessa. The Royal Foundation Centre for Early Childhood è il progetto più personale di Kate: una piattaforma che riunisce ricerca, politiche e pratiche concrete per affermare che i primissimi anni di vita — dalla gravidanza ai cinque anni — determinano in modo irreversibile il futuro di ogni essere umano.
Leman Wetti, 7 anni, porge una collana a Kate durante un laboratorio artistico nell’ambito della visita della principessa a un progetto finanziato dall’Alexandra Reinhardt Memorial Award — dedicato al benessere di bambini e giovani del territorio — presso la galleria d’arte contemporanea Oriel Davies, il 26 febbraio 2026 a Newtown, Galles.
Basandosi sullo Shaping Us Framework del Centro, lanciato nel febbraio 2025, la visita punta a esaminare come una comprensione condivisa dello sviluppo sociale ed emotivo possa collegarsi ad approcci di altri Paesi che danno priorità ai primi anni di vita. E tra questi approcci, il Reggio Emilia Approach occupa un posto di assoluto primo piano a livello mondiale.
Che cos’è il Reggio Emilia Approach
Per chi non lo conoscesse, vale la pena soffermarsi. Il Reggio Emilia Approach® è una filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti, che apprende attraverso i cento linguaggi appartenenti a tutti gli esseri umani e che cresce nella relazione con gli altri. Non si tratta di un metodo nel senso rigido del termine — nessuna griglia da applicare, nessun manuale da seguire — ma di una visione del bambino come protagonista attivo della propria conoscenza, capace di esprimersi attraverso il movimento, il disegno, la scultura, la musica, la parola, il gioco e decine di altri “linguaggi” ancora.
Che cos’è Reggio Children
Reggio Children è un centro internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, nato per valorizzare e rafforzare l’esperienza delle scuole e dei nidi d’infanzia comunali di Reggio Emilia. Alle sue spalle c’è la figura visionaria di Loris Malaguzzi, pedagogista reggiano che negli anni del dopoguerra costruì un sistema educativo radicato nella comunità, nell’ascolto e nella bellezza come strumento di crescita. Il Reggio Emilia Approach pone le relazioni, l’ambiente e la comunità al centro dello sviluppo del bambino ed è ampiamente rispettato per la creazione di ambienti di apprendimento arricchenti, creativi e fortemente interattivi.
Il Centro Internazionale Loris Malaguzzi: un luogo-manifesto
Cuore fisico di tutto questo è il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, sede di Reggio Children nel viale Ramazzini di Reggio Emilia. Si tratta di uno spazio aperto a tutti, luogo di incontro e confronto per chi intende innovare l’educazione e la cultura, a Reggio Emilia, in Italia e nel mondo: un vero e proprio manifesto del Reggio Emilia Approach® con eventi, mostre su progetti educativi, atelier, bookshop e centro documentazione e ricerca educativa. Un posto che non assomiglia a nessuna scuola nel senso tradizionale: è piuttosto un laboratorio permanente del pensiero, dove la formazione di educatori provenienti da ogni parte del mondo convive con la ricerca pedagogica e la produzione editoriale in numerose lingue. Il 2026 è per il sistema educativo reggiano un anno ricco di anniversari: si celebrano i 20 anni dall’apertura del Centro Internazionale Loris Malaguzzi, i 20 anni dalla prima edizione di Reggionarra e i 20 anni dalla nascita del Network Internazionale di Reggio Children, insieme ai 50 anni di sette nidi d’infanzia.
Due giorni, un programma denso e una principessa “impaziente”
Nel corso della visita di due giorni, la Principessa incontrerà insegnanti, genitori, bambini, amministratori e rappresentanti del mondo imprenditoriale, per conoscere da vicino il Reggio Emilia Approach. Non un tour fotografico, dunque, ma un’immersione autentica in una comunità educativa. La visita metterà in evidenza l’importanza dei contesti e delle relazioni umane di ricerca, ascolto e reciprocità che circondano un bambino, e il ruolo che questi elementi svolgono per accompagnare i suoi processi di crescita e apprendimento.
Le parole del portavoce di Kensington Palace trattengono a stento l’entusiasmo: “La Principessa è impaziente di visitare l’Italia la prossima settimana e di vedere di persona come il Reggio Emilia Approach crei ambienti in cui la natura e le relazioni umane amorevoli si uniscono per sostenere lo sviluppo dei bambini.” È raro che la diplomazia reale usi una parola come “impaziente”. Eppure eccola, scritta nero su bianco.
Una città che ha sempre attratto menti straordinarie
Reggio Emilia non è nuova a visitatori illustri. Nel tempo, l’approccio educativo di Malaguzzi — poi confluito in Reggio Children — ha attirato le attenzioni di Gianni Rodari (1972), Dario Fo e Franca Rame (1999), del sociologo Zygmunt Bauman, di Howard Gardner (teorico delle intelligenze multiple) e del premio Nobel per l’Economia James Heckman. Una lista che dice molto su come il pensiero educativo reggiano abbia sempre dialogato con la cultura nel senso più ampio: la letteratura, l’architettura, la scienza, la filosofia. La visita di Kate Middleton si inserisce in questa tradizione di riconoscimento internazionale, ma con una novità significativa: per la prima volta, una testa coronata viene a Reggio Emilia non per un protocollo, ma per imparare.
