di Gianni Giardinieri
Niente da fare. Anche l’ultimo, ‘disperato’, approccio per tentare di salvare la Ternana, attraverso la partecipazione all’asta del prossimo 13 maggio da parte di un imprenditore italiano residente in Svizzera, è sfumato.
Massimo Sarandrea, intermediario dell’operazione (esperto in mediazione creditizia e corporate banking nelle PMI) e Giuseppe Mangiarano, direttore generale della Ternana, hanno provato ad imbastire fino in fondo, ma senza successo, una soluzione che potesse dare alle Fere ancora la possibilità di esistere e giocare in serie C. Con il passare delle ore si è preso atto che gli ostacoli al salvataggio della Ternana erano insuperabili.
A quanto ci risulta gran parte dei calciatori e dei dipendenti della Ternana Calcio avrebbero accettato una forte riduzione dei propri compensi, attraverso rimodulazioni contrattuali. Altri, invece, non riconducibili a soggetti partecipanti a questa stagione calcistica, sarebbero stati intransigenti.
L’imprenditore italiano con aziende in Svizzera sarebbe stato pronto a costituire una Newco già nella giornata di giovedì, con il versamento sui conti correnti della stessa di circa 2 milioni di euro, a cui aggiungere la cauzione per la partecipazione all’asta e successivamente il prezzo finale per rilevare il titolo sportivo. Come detto, però, l’ostacolo più grande sarebbe sorto nel trovare un accordo transattivo con alcune figure ancora contrattualizzate con la Ternana.
A questo punto la possibilità che il prossimo 13 maggio l’asta per l’aggiudicazione del ramo sportivo Ternana sia partecipata da qualche soggetto interessato al club è vicina allo zero per cento. Si apre dunque lo spettro della ripartenza dalle serie dilettantistiche. Salvo colpi di scena ad oggi improbabili.
ARTICOLI CORRELATI
Ternana: tra i meandri dell’asta per la vendita del ramo sportivo