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Redazione Milano

L’aggravante della crudeltà contestata per «il numero e l’entità delle ferite inferte» a Chiara Poggi e per i «motivi abietti», ovvero l’odio per essere stato respinto. Il fratello della vittima, Marco, secondo un’esclusiva del Tg1, durante l’interrogatorio avrebbe difeso l’amico

Andrea Sempio uccise con «crudeltà» Chiara Poggi la mattina del 13 agosto del 2007 a Garlasco. È scritto nell’avviso di chiusura delle indagini notificato ad Andrea Sempio e firmato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Il 415 bis – così si chiama il documento che fa calare il sipario delle indagini lunghe e complesse durate oltre un anno – è identico all’invito a comparire notificato nei giorni scorsi all’indagato e che i magistrati gli hanno letto mercoledì durante l’interrogatorio in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

La ricostruzione: «Almeno 12 colpi con un martello»

I pm ricostruiscono così le presunte varie fasi dell’omicidio, asserendo che i colpi inferti sarebbero stati almeno 12 (prima non erano mai stati quantificati), sulla base anche delle nuove analisi medico legali di Cristina Cattaneo, che individua l’arma in un martello a coda di rondine (come quello sparito dalla cassetta degli attrezzi di casa Poggi) e della cosiddetta «Bpa» sulla ricostruzione delle macchie di sangue: «Dopo una iniziale colluttazione, Sempio colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che Chiara Poggi provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore lungo la linea mediana e in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva i l corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso».



















































Le aggravanti: la crudeltà e l’odio

E poi, l’elenco delle aggravanti: «Con l’aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Con l’aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all’odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». 

Marco Poggi «ostile» con gli investigatori

Secondo quanto riporta il Tg1 sui suoi canali social, nelle carte dell’inchiesta i carabinieri si soffermano sul ruolo di Marco Poggi che viene definito «ostile» nel confronto con gli investigatori e alle prese con una «costante difesa d’ufficio di Andrea Sempio». «Io capisco che fate il vostro lavoro – le parole di Poggi durante l’interrogatorio del 20 maggio 2025 – però in questa situazione mi state influenzando» (…), non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive (…) omissis (…), non riesco neanche a finire la frase». Per gli inquirenti nell’esame di Marco Poggi si registra una sostanziale «modificazione» del contenuto delle testimonianze «rese nell’arco di 18 anni e confermate fino a 2 mesi prima».

Gli atti inviati al pg di Milano

«Si è provveduto, in data odierna, a notificare l’avviso di conclusione delle indagini ex art.415 bis nei confronti di Andrea Sempio con conseguente deposito di tutti gli atti del procedimento penale n.642/2025 (già n.8283/2016) relativo all’omicidio di Chiara Poggi». Con questa nota il procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha annunciato la parola «fine» alla lunga inchiesta da lui coordinata che ha individuato Andrea Sempio come responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. «Si provvederà, come già reso noto, ad inoltrare al Procuratore Generale di Milano l’atto contestato all’indagato nel corso del suo interrogatorio del 6 maggio 2026 illustrativo e riassuntivo dei nuovi elementi probatori, raccolti a seguito della riapertura delle indagini 2016/2017, per l’eventuale esercizio di ogni Sua prerogativa», aggiunge il procuratore.

L’elenco delle fonti di prova

Fra le fonti di prova che i pm Civardi-De Stefano-Rizza allegano all’avviso di chiusura indagini a carico di Andrea Sempio ci sono anche diverse decine di «conversazioni» intercettate dalla Procura di Brescia nel fascicolo che vede indagato l’ex procuratore aggiunto, Mario Venditti, con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari perché avrebbe «ricevuto una somma indebita di denaro» per circa «20/30mila euro» per «favorire Sempio» chiedendone l’archiviazione il 16 marzo 2017 nel primo procedimento, nato a dicembre 2016, sul commesso di Vigevano. In 16 pagine la Procura di Pavia evidenzia un «elenco di beni» sottoposti a sequestro e che sono «depositati» presso il Comando provinciale dei carabinieri di Milano di via Moscova dove i difensori, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, potranno recarsi per «estrarne copia». Si tratta sopratutto di bloc-notes, fogli A4, agendine e manoscritti, numerosi dispositivi informatici ed elettronici che sono stati sequestrati allo stesso Sempio, ai genitori, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, agli amici Roberto Freddi, Mattia Capra, al padre del defunto Michele Bertani, e alla trasmissione televisiva «Le Iene».  

Il foglio manoscritto sul Dna

Tra i beni sequestrati ad Andrea Sempio c’è anche un «foglio A4 manoscritto su entrambe le facciate che inizia con `1) Come …´ e finisce `Dna?´». C’è anche la pagina di un quotidiano del 18 agosto 2007 «in cui si vede la fotografia di Sempio con gli amici». Nell’elenco vengono indicate tantissime altre agende e quaderni, ma anche una busta con dentro una lettera «X Andrea» e poi quattro telefoni, tre pen drive e altri «supporti di memoria». 

La difesa: «Nessuna novità»

«L’avviso è conforme a quella che era l’imputazione nell’invito a comparire per ieri. Quanto alla portata dell’accusa non c’è nessuna novità». È il commento a «Quarto Grado» di Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio. «In tempo reale stiamo chiedendo l’accesso al fascicolo, acquisibile anche per via telematica, e quando parlo di fascicolo intendo le prove che hanno supportato questa pesante imputazione, la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale», aggiunge. «Fin dal 2009, fin dal processo Stasi, che ci fosse una pendrive decisiva ai fini della soluzione del giallo di Garlasco era già notizia, non è che sia una novità» afferma il difensore in relazione ai presunti soliloqui in cui l’indagato ammetterebbe di avere visto i video intimi di Chiara Poggi e Andrea Sempio.

«Avrebbe fornito lui stesso le prove: paradossale»

«Sembrerebbe che ci troviamo di fronte ad un soggetto che dopo aver commesso un reato pressoché non provato, pressoché volontariamente, perché consapevole di essere intercettato, avrebbe fornito lui stesso le prove per sorreggere l’accusa. È una situazione dal mio punto di vista paradossale», ha detto ancora Cataliotti a «Dentro la notizia», invitando alla «prudenza». «La situazione è tanto paradossale – sostiene – che merita che io prima quelle prove le verifichi, perché continuo ad essere incredulo rispetto a come vengono oggi rappresentate». 

Legale Stasi: «Alberto ha speranza crescente»

«Alberto ha una speranza sempre più crescente, ma ha anche comunque un equilibro che lo fa rimanere con i piedi per terra, consapevole della sua situazione attuale di detenuto, e altrettanto consapevole che questa è un’indagine seria, che forse ci permetterà di lavorare intensamente, e nel
tempo più veloce possibile, compatibilmente con la mole degli atti, per preparare una richiesta di revisione». Lo ha detto l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, in collegamento con il programma `IgnotoX´ su La7.


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7 maggio 2026 ( modifica il 8 maggio 2026 | 07:44)