Le quotazioni del Secondo Futurismo sembrano finalmente aver reciso l’ancora epigonale che relegava il movimento, e il suo mercato, all’ombra dell’originale corrente guidata da Marinetti. O quantomeno è l’incoraggiante traiettoria che questo primo semestre 2026 ha tracciato, sospinta in particolare da un’aggiudicazione che potrebbe rivelarsi trainante. A sancire (l’auspicabile) cambio di passo è il risultato ottenuto dalla casa d’aste Capitolium Art, dove «Realtà trascendentale», un olio su tela di Nicolaj Diulgheroff datato 1930, ha polverizzato le stime iniziali. Il dipinto, valutato tra i 15 mila e i 20 mila euro, è stato aggiudicato per 75,6 mila euro, segnando il nuovo record per l’artista.
Per decenni i collezionisti hanno infatti riservato attenzioni e cifre importanti quasi esclusivamente al nucleo storico dei fondatori, lasciando la vasta galassia dei seguaci del movimento in una sorta di limbo critico e commerciale. «L’aggiudicazione record raggiunta dall’olio di Diulgheroff – spiega Davide Simonelli, esperto del dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea di Capitolium Art – si inquadra in un fenomeno più ampio e del tutto inaspettato: nelle ultime aste gli artisti di orientamento futurista hanno fatto gara e sono stati venduti a prezzi che hanno spesso duplicato se non addirittura triplicato le stime». Secondo Simonelli l’interesse non ha alcuna connotazione geografica e coinvolge sia un pubblico italiano che straniero.
Quella che per lungo tempo è stata considerata una produzione eccessivamente frammentata, figlia della dispersione seguita al primo conflitto mondiale, viene oggi riletta con un interesse nuovo. O almeno è così per Diulgheroff, che ha visto finalmente aggiornato il suo miglior risultato d’asta, fermo ai 24 mila euro con cui nel 2009 era stato aggiudicato «Donna alla finestra» (1927). Non è un caso che la svolta sia arrivata con «Realtà trascendentale», che nel percorso dell’artista rappresenta uno snodo cruciale.
Diulgheroff la dipinse a ventinove anni, quando da poco era giunto a Torino dalla Bulgaria per studiare architettura all’Accademia Albertina. Giovane e spaesato in una realtà straniera, l’opera si rivelò come un manifesto del suo talento, favorendone l’integrazione nel tessuto d’avanguardia nazionale e garantirgli l’accesso alle rassegne più prestigiose. L’opera, difatti, vanta un curriculum che include la Biennale di Venezia del 1930 e una mostra alla storica Galleria Pesaro di Milano.
Fino ad oggi, il nome di Diulgheroff era rimasto impresso nella memoria collettiva soprattutto per le sue incursioni nel design e nella grafica pubblicitaria. Sua è l’iconica spirale bianca e rossa dell’Amaro Cora, un segno grafico che ha accompagnato l’immaginario dell’Italia del boom economico attraverso i Caroselli televisivi. Il risultato ottenuto in asta sposta ora i riflettori dal Diulgheroff grafico geniale al pittore colto, capace di tradurre in forme e colori una ricerca mistica e spaziale che il mercato internazionale sta finalmente valorizzando.