Una relazione virtuale diventata una dipendenza reale. È il primo caso di “dipendenza da Intelligenza artificiale” preso in carico dal Serd dell’Ulss 3 Serenissima. Protagonista della vicenda è una giovane donna di circa vent’anni che, nel tempo, avrebbe sviluppato un rapporto sempre più esclusivo con un programma di Ia capace di dialogare, rispondere e adattarsi alle sue emozioni e alle sue richieste.
Secondo quanto emerso dal Servizio per le dipendenze, la ragazza avrebbe instaurato con il chatbot una relazione costante, progressivamente diventata il suo principale punto di riferimento emotivo. Un dialogo continuo, vissuto come quello con un’amica o un amico reale, ma costruito interamente attraverso uno schermo e un sistema di Intelligenza artificiale.
Il caso viene classificato come una “dipendenza comportamentale”, ovvero una forma di dipendenza non legata all’assunzione di sostanze ma a comportamenti compulsivi. Finora, nell’esperienza dei Serd, situazioni di questo tipo riguardavano soprattutto gioco d’azzardo, shopping compulsivo, videogiochi, smartphone, social network o lavoro. Ora, per la prima volta, anche l’Intelligenza artificiale entra tra le problematiche monitorate dai servizi sanitari.
La giovane è seguita dal Serd dell’Ulss veneziana, che attualmente ha in carico circa quattromila pazienti e altri sei giovani poco più che maggiorenni con difficoltà legate all’uso eccessivo di videogiochi e smartphone.
“Per noi è la punta di un iceberg – spiega Laura Suardi, direttrice del Serd dell’Ulss 3 Serenissima – Negli ultimi anni, grazie al lavoro svolto sulle dipendenze da gioco e sulle nuove fragilità comportamentali, abbiamo acquisito la consapevolezza che sarebbero emerse anche problematiche di questo tipo”.
Secondo gli specialisti, il rischio nasce dal modo in cui i sistemi di IA riescono progressivamente ad adattarsi all’utente. Il chatbot, raccogliendo informazioni e apprendendo dalle conversazioni, finisce per fornire risposte sempre più vicine a ciò che la persona desidera sentirsi dire. Una dinamica che può rafforzare il senso di connessione emotiva e spingere verso un isolamento crescente dai rapporti reali.
“Diventa un problema quando l’Intelligenza artificiale finisce per rappresentare l’unico orizzonte di riferimento – aggiunge Suardi – La macchina sembra comprendere, rassicurare, essere sempre disponibile. E questo può apparire più semplice e immediato rispetto alle relazioni con i coetanei”.
Per i servizi sanitari il tema della prevenzione diventa centrale, soprattutto tra i più giovani, cresciuti in una dimensione in cui il virtuale rappresenta una parte integrante della vita quotidiana. Gli specialisti sottolineano come il rapporto con smartphone e piattaforme digitali possa trasformarsi, in alcuni casi, nell’unico canale relazionale percepito come sicuro.
«Essere esclusi o ignorati nel mondo digitale può generare un disagio molto profondo», osserva ancora Suardi. «E non basta semplicemente imporre limiti tecnologici. Serve un lavoro più ampio, che coinvolga famiglie, psicologi, psichiatri e operatori sociali».
Nel percorso terapeutico avviato dal Serd, infatti, oltre al supporto psicologico vengono coinvolti anche i familiari, con l’obiettivo di ricostruire relazioni e punti di riferimento esterni alla dimensione virtuale.
Il caso veneziano rappresenta uno dei primi episodi segnalati in Italia di dipendenza relazionale da Intelligenza artificiale, un fenomeno che i servizi sanitari considerano emergente e destinato ad aumentare con la diffusione sempre più capillare dei sistemi conversazionali digitali.