“Quando sono andato io…il sangue c’era“: è questa, secondo quando riportato dal Corriere della Sera, una delle intercettazioni di Andrea Sempio che emerge dalla nuova indagine sul caso Garlasco. Sempio, unico indagato nella nuova indagine, ripercorre il quotidiano, parla ancora una volta da solo, in auto, nella sua Fiat Panda. L’intercettazione è del 12 maggio 2025, un mese dopo quella di aprile in cui Sempio ripercorre le presunte risposte di Chiara Poggi alle sue telefonate dei giorni prima del delitto e racconta di aver visto i video intimi di lei e Alberto Stasi.

Nell’audio raccolto dagli inquirenti, Sempio mette in scena un lungo dialogo con se stesso in cui parla della “presenza di sangue in casa Poggi” mettendolo in relazione alle accuse a carico di Stasi, a oggi unico condannato per il delitto dell’ex fidanzata. Il passaggio, riporta ancora il quotidiano di via Solferino, si trova in una delle informative dei carabinieri del nucleo investigativo di Milano depositate dai pm di Pavia alle parti.

Secondo i carabinieri la frase “quando sono andato io…” va interpretata come “quando sono andato via io“. Nell’audio, registrato alle 10.30 del mattino, Sempio parla a voce bassa e analizza la perizia sul sangue. “Dice che il sangue era secco e non rilascia le gocce, ma quella è la versione che usano per (incomprensibile) perché ancor prima han detto… loro han detto che l’hanno (incomprensibile) sulla destra, han (incomprensibile il sangue, ed hanno inc… proprio sulla destra per stare attento…perché c’era il sangue, e gli han detto ‘no…’”


Delitto di Garlasco, i profili di Stasi e Sempio: il condannato e il nuovo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi

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Il soliloquio prosegue con riferimento al condannato: “Lui (riferendosi a Stasi ndr.) dice di non aver (incomprensibile) con i piedi…’eh va beh ma allora non c’era tutto quel sangue’ e allora non c’era tutto quel sangue e va beh allora non c’era tutto quel…quando sono andato io…il sangue c’era…’e allora…debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se n’è reso conto ma…senza accorgersene ha evitato le macchie…e allora… del tutto inconsapevole… lui senza accorgersi ha evitato le macchie…ha evitato le macchie’…e gli han detto ‘no stronzata… stronzata…’ e allora ‘era d’estate ma era secco…’ va beh questo ci può stare… e da li stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco…”. Secondo gli investigatori Sempio sta quindi ripercorrendo una delle tesi emerse durante la prima inchiesta che ha portato alla condanna definitiva a 16 anni per l’ex di Chiara Poggi, e cioè l’assenza di sangue dalle suole delle scarpe di Stasi.

Perché parlava così da solo usando anche una espressione tecnica un po’ strana come ‘debitamente consapevole?? Forse stava ripetendo qualcosa letto in un documento? Sti stava immedesimando in Stasi? Questa ricostruzione cozza con le risultanze dei processi che hanno portato alla condanna definitiva dell’allora fidanzato di Chiara Poggi. La camminata dell’assassino all’interno della villetta di via Pascoli è stata periziata ben due volte sia durante il procedimento che portò all’assoluzione dell’allora studente (gup Vitelli e primo appello, ndr), sia nell’appello successivo quando poi i giudici condannarono l’imputato. I periti nominati nell’appello bis stabilirono che c’era un possibilità su un milione che Stasi non si macchiasse le scarpe (all’epoca delle indagini l’allora indagato consegnò scarpe pulite e che dopo i test non restituirono tracce di sangue). Questo perché erano numerose le macchie di sangue sulla scena del delitto. Un risultato che non si discostava dalla perizia disposta in primo grado, se non nelle percentuali ancora più basse.

L’accertamento sul tragitto effettuato da Stasi, nella seconda perizia, era stata stato esteso ai due gradini e alla zona antistante le scale su cui era riverso cadavere di Chiara, le percentuali risultate ora sono ancora più ridotte rispetto a quelle indicate dagli esperti nominati del 2009 dal gup di Vigevano Stefano Vitelli.

Nel 2009 professor Nello Balossino, esperto di elaborazione delle immagini dell’università di Torino, pur senza prendere in considerazione i due gradini imbrattati di sangue, aveva stabilito che su 78 mila simulazioni effettuate al computer era risultato che Stasi aveva solo una possibilità di non calpestare sangue sulla scena del delitto. A questi accertamenti furono intrecciati quelli effettuati dal dottor Roberto Testi, responsabile dell’unità operativa di Medicina Legale della Asl 2 del capoluogo piemontese, al quale è stato affidato il compito di capire come mai le suole delle scarpe dell’ex bocconiano, tra l’altro da lui consegnate ai carabinieri la mattina dopo il delitto, fossero ‘pulite’. Analisi che portarono anche in questo caso a concludere in sintesi come fosse impossibile che non avessero ‘trattenuto’ la benché minima macchiolina ematica.


“L’assassino era uno solo e indossava scarpe 42. Lo dicono anche le sentenze che assolvevano Stasi”

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