La Vanoli Cremona si prepara a chiudere un capitolo lungo e significativo della sua storia recente. Domenica scorsa, al Palaradi, è stato il giorno del commiato emozionato in mezzo al campo. Con due simboli: lo striscione “Racconterò di te, di quel falco che volava tra le stelle, 23 volte grazie presidente”, e la presenza dello stesso Aldo Vanoli sul parquet.
Dopo sedici stagioni quasi consecutive in LBA, con il punto più alto rappresentato dalla storica Coppa Italia del 2019, il club lombardo è ormai indirizzato verso il trasferimento del titolo sportivo a Roma. Manca soltanto l’ufficialità, ma la strada sembra tracciata: l’attuale Vanoli cesserà di esistere nella forma conosciuta, lasciando Cremona senza la sua principale realtà di Serie A.
Si tornerà all’antico, e alle ambizioni della Juvi, ormai realtà consolidata in A2, e che affonda le sue origini al 1952. Parlando del progetto capitolino, porta le firme di Donnie Nelson e Rimantas Kaukenas, intenzionati a costruire nella Capitale una nuova società, con struttura, staff e ambizioni completamente rivisti. In questo scenario è stato accostato anche il nome di Ettore Messina, figura di riferimento per autorevolezza tecnica e relazioni internazionali.
La Vanoli non è stata soltanto una squadra di passaggio nella massima serie: ha costruito stagioni solide, vissuto giocatori come Diener, Milic, Langford, Ricci, Vitali e Poeta, valorizzato allenatori e regalato alla città un trofeo storico. La Coppa Italia vinta nel 2019 resta il simbolo più alto di un ciclo capace di portare una piazza medio-piccola al vertice del basket italiano.
I malesseri del patron Aldo Vanoli erano già emersi durante la pandemia, quando la chiusura pareva prossima. Poi il rilancio, con la retrocessione e il pronto ritorno in LBA. Un addio solo posticipato.
Alessandro Luigi Maggi