di
Fulvio Fiano
In primo grado era stato condannato all’ergastolo per l’uccisione di Fabrizio Piscitelli
Colpo di scena in Appello: ad uccidere Fabrizio Piscitelli “Diabolik” non è stato Gustavo Musumeci, alias Raul Calderon, che viene assolto – dopo l ergastolo in primo grado, per «non aver commesso il fatto». L’ex capo ultrà della Lazio e narcotrafficante venne ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti.
Il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Roma, al termine della requisitoria, aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Calderon. Ancora aperte le indagini sui mandanti del delitto, del quale Calderon-Musumeci era ritenuto il mero esecutore materiale.
«Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre regioni. È un processo in cui non c’era nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove in atti», commenta l’avvocato Gian Domenico Caiazza difensore di Musumeci, insieme alla collega Eleonora Nicla Moiraghi. A sostenere la condanna in primo grado erano stati tre elementi in particolare: il riconoscimento del killer da un fotogramma che inquadrava una benda a coprire il polpaccio dove Musumeci ha un tatuaggio, la comparazione antropometrica tra la struttura fisica dell uomo inquadrato e quella dell’imputato e soprattutto le intercettazioni di Musumeci con la ex compagna, Rina Bussone, che lo accusava di aver usato una pistola che custodivano dopo una rapina per aver ucciso Piscitelli. La stessa Bussone diventerà poi collaboratrice di giustizia, confermando le accuse al killer argentino che sconta già un altro ergastolo per l’omicidio dell’albanese Shehaj Selavdi a Torvajanica assieme a Giuseppe Molisso, uno dei presunti mandanti del delitto Diabolik.
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8 maggio 2026 ( modifica il 8 maggio 2026 | 17:20)
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