di Micol Sarfatti
La scrittrice e l’attrice si confrontano in occasione dell’uscita del film «Non è un paese per single», tratto dall’omonimo romanzo. Gioli: «Mi sono capitate scene di nudo completo e di autoerotismo, ma fa tutto parte delle donne che interpreto. Congelamento degli ovuli? Ne parlo perché è un tabù»
Prendi la scrittrice più venduta in Italia per tre anni consecutivi, in tempi in cui la lettura perisce sotto i colpi degli smartphone, e un’attrice lanciata a poco più di 20 anni da uno dei registi più noti del cinema italiano. La prima è un architetto che ha iniziato a scrivere sotto pseudonimo per paura di un richiamo dell’ordine professionale. La seconda studiava filosofia e ha trovato un volantino con un annuncio per comparse «con accento milanese». Una è nata nel 1987, l’altra nel 1989.
La prima ha un compagno e un figlio, la seconda è serenamente single. Felicia Kingsley, al secolo Serena Artioli, e Matilde Gioli si ritrovano a parlare d’amore e molto altro. L’occasione è l’uscita del film Non è un paese per single, dall’8 maggio in esclusiva su Prime Video con la regia di Laura Chiossone, tratto dall’omonimo bestseller di Kingsley.
Matilde Gioli interpreta la protagonista: Elisa, mamma sola, impegnata a difendere l’adorata tenuta in cui vive dalle mire di Michele (Cristiano Caccamo), ritrovato amico d’infanzia diventato uomo d’affari di successo. Ok, no spoiler, ma Kingsley è una delle regine del Romance e il film, ovviamente, resta una commedia romantica. Alla fine vivranno felici e contenti, ma, nel tragitto, ci si diverte.
Felicia Kingsley, dopo 18 libri, pubblicati in 20 Paesi, e 4 milioni di copie vendute, uno dei suoi best seller diventa un film. Non capita a tutti gli autori. Emozionata o spaventata?
«Sono molto fortunata, in Italia il passaggio dallo scaffale della libreria allo schermo non è così immediato, soprattutto per il Romance. All’inizio ero un po’ preoccupata: i lettori si affezionano all’immaginario che loro si sono creati, questa è la potenza della scrittura e della lettura. Le mie paure si sono dissipate quando ho parlato con la produzione: non ho partecipato direttamente alla sceneggiatura, ma ho sempre ricevuto materiali e aggiornamenti. Sono stata due giorni sul set, ho seguito da vicino il lavoro di Laura Chiossone e ho trovato un bellissimo clima. Mi sono sentita coinvolta, questo per me è stato importante».
Matilde, conosceva i libri di Felicia Kingsley?
«Avevo letto solo Prima regola non innamorarsi, quando mi è stata proposta la parte di Elisa era in dubbio se cominciare anche Non è un paese per single, ma ho lasciato perdere. Pur essendo un’attrice, preferisco i libri ai film, mi piace immaginarmi i personaggi e i luoghi a modo mio mentre leggo, è inevitabile che poi le trasposizioni portino a un confronto. Anche in questa occasione non volevo confondermi e ho letto solo la sceneggiatura. Però la penna di Felicia mi piace moltissimo, è ironica e brillante. Ci siamo conosciute sul set e abbiamo scoperto di avere tante cose in comune, soprattutto generazionali. Potremmo andare avanti a parlare per ore delle nostre fisse: siamo un po’ nostalgiche».
Felicia Kingsley: «Io in casa ho un mobile che è una macchina del tempo, tra cd e sorprese delle uova Kinder Anni 90. Matilde ha ragione: in alcuni film tratti da libri ci sono protagoniste completamente riscritte, che non combaciano con quelle della pagine. Mi viene in mente Il diavolo veste Prada. La Andy Sachs interpretata da Anne Hathaway è un po’ ingenua, ma molto sveglia, quella del libro è una vera imbranata. Una che farebbe perdere la pazienza a chiunque, non solo a Miranda Priestley».
È vero, la vostra, e mia, generazione è molto nostalgica però qualche tabù lo ha rotto. La singletudine per noi non è più uno stigma e per le ragazze più giovani, come le ventenni della Gen Z, lo è ancora meno.
Felicia Kingsley: «La mia vita da single si perde ormai nella notte dei tempi: ho un compagno da 12 anni e un figlio di 5 anni, anche la maggior parte dei miei amici viaggia in coppia. Nei miei romanzi cerco di distaccarmi dalla narrazione della single sfigata tanto in voga negli Anni 90 e 2000. È anacronistica. In Non è un paese per single c’è uno scontro tra le donne Millennial e Gen Z, che stanno benissimo da sole senza sentirsi incomplete, mentre le madri sognano di vederle almeno fidanzate. Le generazioni precedenti erano inchiodate a un’idea, un po’ illusoria, di matrimonio duraturo. I legami andavano avanti perché così doveva essere, senza interrogarsi troppo. Non sono sposata e non ne sento il bisogno, pur avendo una relazione stabile. Io e mio marito facciamo tante cose separati e quando ero single andavo in discoteca o a fare viaggi da sola senza sentirmi sbagliata. Non sono mai andata alla ricerca forzata di un compagno».
Matilde Gioli: «Sono cresciuta con l’esempio dei miei genitori, molto innamorati e con un progetto forte di famiglia. Mi è sempre sembrato che la strada da percorrere fosse quella, ho desiderato anche io di sposarmi e diventare madre da che ne ho memoria, la vita però mi ha portata altrove. Sono stata fidanzata tanti anni, ora, da un bel po’, non lo sono più. Non nego di aver passato momenti bui in cui ho avuto paura di restare sola e deludere le aspettative mie e altrui. Poi però ho deciso di lavorare su me stessa e ho capito che i tempi sono diversi, il ruolo della donna è cambiato. Oggi, proprio come Elisa, vivo circondata dai miei animali, cani e cavalli, ho i miei amici, la mia famiglia. Sto bene così e non mi sembra affatto assurdo, non mi sento una outsider per non avere ancora trovato il grande amore. Sono in un momento di grande autenticità e chiarezza con me stessa».
Anche per questo ha deciso di prestare il volto a una campagna per il congelamento degli ovuli?
Matilde Gioli: «È un tema ancora tabù, ma molto importante per le ragazze. Chi fa questa scelta subisce un po’ di pregiudizio e ha paura di esporsi perché c’è chi dice che tratta la gravidanza come una manicure da mettere in agenda. La verità è che nella società di oggi non sempre il desiderio di maternità coincide con la stabilità economica e personale. Pianificare è un grande atto di saggezza».
Felicia Kingsley: «Noi donne non siamo aiutate dalla biologia, la natura, da questo punto di vista, è stata più generosa con gli uomini. Però anche qui resistono i pregiudizi: Mick Jagger fa i figli a 80 anni e nessuno si mette a sindacare, se una donna sceglie di diventare madre da sola viene criticata. Bisognerebbe allargare lo sguardo ben oltre la famiglia tradizionale».
Nei suoi libri non mancano le scene di sesso, resistono i pregiudizi anche sulle scrittrici che si confrontano con l’Eros?
Felicia Kingsley: «I romanzi degli uomini che scrivono esplicitamente di sesso sono arte, le donne che si cimentano con la materia sono delle frustratine pruriginose. Lasciate divertire un po’ anche noi! Per me scrivere di sesso, da autrice donna, è un atto di riappropriazione del tema. Nei miei libri le scene erotiche arrivano sempre nella seconda metà: sono la naturale evoluzione di un rapporto tra i protagonisti, se prima non si è costruito il racconto del desiderio hanno poco senso».
Mai provato imbarazzo nello scriverle o nell’interpretarle, nel caso di Matilde?
Felicia Kingsley: «No, ormai mi sono messa l’anima in pace sul fatto che le legge anche mia madre. Magari prima di scriverle mi bevo un bicchiere di Prosecco».
Matilde Gioli: «Nemmeno io, da attrice, ho mai provato imbarazzo. Nel mio esordio ne Il Capitale Umano di Paolo Virzì mi sono subito ritrovata con una scena di nudo completo e l’ho vissuta con molta tranquillità. È stata la prima di una lunga serie, mi sono capitate anche scene di autoerotismo, forse ancor più complicate, ma fa tutto parte delle donne che interpreto, compresa Elisa di Non è un paese per single, e delle loro, normalissime, emozioni. Negli ultimi anni è arrivato sul set l’Intimacy coordinator, una figura che tutela gli attori nelle scene di nudo e intimità, è stata una novità positiva».
Felicia si immagina in futuro alle prese con un genere letterario diverso dal romance?
Felicia Kingsley: «I miei ultimi due romanzi, L’amante perduta di Shakespeare e Mezzanotte a Parigi (Newton Compton Editori) virano più verso il Mistery. Nella commedia romantica, però, mi trovo bene, le ispirazioni continuano ad arrivarmi da lì e ho un ottimo rapporto con le mie lettrici, c’è pure qualche uomo! Non sento l’esigenza di cambiare. Ma mai dire mai».
8 maggio 2026
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