Nicola Magrini (Imagoeconomica)

E, ovviamente, quella falsità era ben conosciuta da coloro che hanno preso per i fondelli noi e la scienza vera, quella senza l’aaah. E lo so che voi che leggete lo sapete da un pezzo. Ma il fatto nuovo è che ora lo ammettono pure loro. E lo ammettono nelle sedi istituzionali più importanti che ci siano. Soltanto che nessuno lo fa notare. Altrimenti sai che figura da peracottai ci farebbero lorsignori e i loro mandanti?

Allora tocca a noi questo ingrato compito. L’altro giorno alla Commissione d’inchiesta Covid era di turno l’ex direttore generale dell’Agenzia per il farmaco (Aifa), Nicola Magrini. Oltre a sproloquiare su plasma e antinfiammatori, come ha notato giustamente ieri la nostra sempre ottima Patrizia Floder Reitter, Magrini ha anche ammesso candidamente che a) il vaccino non ha mai bloccato il contagio e che b) sì, forse ha ridotto un po’ la trasmissione del virus, ma non si è mai saputo di quanto. Riporto le sue testuali parole: «Il vaccino Covid protegge l’individuo che l’ha fatto. La trasmissione (del virus) non è bloccata. Di quanto si riduce? Di un po’. Bon, mi fermo qui». Di un po’. Proprio così. Lui si ferma lì. E alla domanda: ma quell’indicazione (cioè il fatto che il vaccino non bloccava la trasmissione) non è mai stata data? Lui ha risposto, altrettanto candidamente: «No». E perché? «Perché non è stata richiesta e perché era parziale». Non è stata richiesta ed era parziale. Bon, lui si ferma lì. Scientificamente parlando.

Ma noi no. Noi non possiamo fermarci lì. Noi, su questo, diventiamo matti. Andiamo ai pazzi. Pensateci: in meno di trenta secondi di deposizione in sede iper istituzionale, cioè davanti alla commissione d’inchiesta sul Covid, l’ex direttore generale dell’Aifa non solo a) ammette che i vaccini non servivano a bloccare il contagio, ma b) confessa che all’Aifa non sapevano nemmeno di quanto i vaccini, quel contagio, lo avrebbero ridotto davvero. E poi aggiunge che tutto questo non l’hanno detto perché nessuno l’ha chiesto (sic) e perché era un’informazione parziale (sic sic). Ma vi pare? A parte il fatto che non è vero che nessuno l’aveva chiesto (non si parlava d’altro), non sarebbe stato meglio rendere note le informazioni giuste, seppur solo parziali, anziché lasciare circolare liberamente la fake news di Stato del «vaccino che ferma il contagio»? Perché si è preferita la balla cosmica istituzionale alla pura verità scientifica?

Persino il presidente Mattarella si è fatto portavoce di quella balla cosmica arrivando a definire la vaccinazione come «un dovere morale e civico». E perché dovrebbe essere un dovere morale e civico se senza vaccino non faccio del male a nessuno, al massimo a me stesso? Ovvio, perché l’informazione da far passare era quella: «Vaccinarsi serve a fermare la circolazione del virus» (Roberto Burioni, 6 agosto 2021), «Vaccinarsi serve a bloccare il contagio» (Domenico Arcuri, gennaio 2021), «Vaccino Moderna, una dose blocca la trasmissione» (Il Messaggero, 16 dicembre 2020). Erano i giorni in cui tutti si scoprivano esperti di epidemiologia, persino Renzi: «Il vaccino blocca il contagio», e Mario Draghi dava dell’assassino a chi non si vaccinava: «Non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore». Tutto falso, ovviamente. «Il vaccino blocca la trasmissione al 95 per cento», sentenziava Andrea Crisanti (25 novembre 2021), evidentemente sparando numeri a casaccio. E poi cantava la famosa canzoncina di Natale, con Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco: «Proteggi gli altri oltre a proteggere te» e «per il calo dei contagi, dosi anche ai Re Magi». Proteggere gli altri? Calo dei contagi? Dosi ai Re Magi? Che quella canzoncina fosse una scemenza fu subito chiaro a tutti. Ma la stonatura più grande, per quanto strano possa sembrare, non veniva dalle voci delle virostar…

La stonatura più grande veniva dalla menzogna che ispirava quella canzoncina. Una menzogna che, veniamo a sapere ora in via ufficiale, l’Aifa conosceva benissimo («di quanto si riduce la trasmissione? Di un po’») e che non ha comunicato («nessuno l’ha chiesto»). Eppure sulla base di quella menzogna sono stati negati diritti fondamentali, tante persone hanno perso il lavoro, insegnanti e infermieri sono stati sospesi, i portuali di Trieste sono stati manganellati… Come può passare ora tutto sotto silenzio? Senza nemmeno una scusa, un pentimento, un’ammissione di colpevolezza da parte di chi è stato protagonista di quella stagione orribile di violenze e bugie?

Durante quella stessa seduta della Commissione d’inchiesta, il senatore Lucio Malan (uno dei pochi coraggiosi, insieme con Galeazzo Bignami, Alice Buonguerrieri e Marco Lisei, che non si arrende nella ricerca della verità) ha chiesto conto a Nicola Magrini anche delle mail interne dell’Aifa svelate durante le trasmissioni di Fuori dal Coro, nell’inchiesta di Marianna Canè. Da quei documenti infatti saltava fuori la volontà dell’Aifa di nascondere dati e verità sui vaccini e sugli effetti avversi. «Non sono mai state smentite dall’Aifa, dunque come le spiega?», ha chiesto Malan. Ma l’ex direttore generale non ha voluto rispondere. «Ho querelato la trasmissione», ha detto tagliando corto per evitare la magra figura, anzi la Magrini figura. E in effetti è vero: c’è una querela che giace da tre anni nei tribunali italiani. Ma a) per quella querela il pm ha già chiesto l’archiviazione; b) si tratta di una querela personale, a nome di Nicola Magrini, non dell’Aifa. Che non può querelare né smentire perché quelle mail sono vere. E rivelano un fatto clamoroso: durante l’emergenza sanitaria, nel pieno di una delle tragedie più grandi della nostra storia, le istituzioni della Repubblica hanno scientificamente mentito ai cittadini. La stessa deposizione di Magrini lo dimostra: ci hanno raccontato balle. Ci hanno preso per i fondelli. Di quanto? Almeno di un po’, per dirla con l’ex direttore generale Aifa. Ma probabilmente assai di più.

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Imbarazzante confessione dell’ex direttore dell’Aifa, Nicola Magrini, davanti alla commissione: «Quel farmaco non bloccava i contagi». Ci hanno sempre mentito per imporre gli obblighi come il green pass.Ricordate il mantra «il vaccino ferma il contagio»? Durante la pandemia ce lo facevano ripetere da mattina e sera, e anche all’ora media, come nei conventi dei frati. «Il vaccino ferma il contagio», «il vaccino è un atto di altruismo», «se non ti vaccini uccidi i vecchietti», perciò «bisogna vaccinarsi tutti», obbligo, super obbligo e green pass. Fu la narrazione diffusa, ovviamente in nome della scienzaaah. E chi provava a far notare la falsità di quella narrazione veniva demonizzato a reti unificate, nonché condannato alla dannazione eterna nel girone dei no vax. Bene: invece quella narrazione era davvero falsa. Falsissima. Falsissimissima. E, ovviamente, quella falsità era ben conosciuta da coloro che hanno preso per i fondelli noi e la scienza vera, quella senza l’aaah. E lo so che voi che leggete lo sapete da un pezzo. Ma il fatto nuovo è che ora lo ammettono pure loro. E lo ammettono nelle sedi istituzionali più importanti che ci siano. Soltanto che nessuno lo fa notare. Altrimenti sai che figura da peracottai ci farebbero lorsignori e i loro mandanti? Allora tocca a noi questo ingrato compito. L’altro giorno alla Commissione d’inchiesta Covid era di turno l’ex direttore generale dell’Agenzia per il farmaco (Aifa), Nicola Magrini. Oltre a sproloquiare su plasma e antinfiammatori, come ha notato giustamente ieri la nostra sempre ottima Patrizia Floder Reitter, Magrini ha anche ammesso candidamente che a) il vaccino non ha mai bloccato il contagio e che b) sì, forse ha ridotto un po’ la trasmissione del virus, ma non si è mai saputo di quanto. Riporto le sue testuali parole: «Il vaccino Covid protegge l’individuo che l’ha fatto. La trasmissione (del virus) non è bloccata. Di quanto si riduce? Di un po’. Bon, mi fermo qui». Di un po’. Proprio così. Lui si ferma lì. E alla domanda: ma quell’indicazione (cioè il fatto che il vaccino non bloccava la trasmissione) non è mai stata data? Lui ha risposto, altrettanto candidamente: «No». E perché? «Perché non è stata richiesta e perché era parziale». Non è stata richiesta ed era parziale. Bon, lui si ferma lì. Scientificamente parlando. Ma noi no. Noi non possiamo fermarci lì. Noi, su questo, diventiamo matti. Andiamo ai pazzi. Pensateci: in meno di trenta secondi di deposizione in sede iper istituzionale, cioè davanti alla commissione d’inchiesta sul Covid, l’ex direttore generale dell’Aifa non solo a) ammette che i vaccini non servivano a bloccare il contagio, ma b) confessa che all’Aifa non sapevano nemmeno di quanto i vaccini, quel contagio, lo avrebbero ridotto davvero. E poi aggiunge che tutto questo non l’hanno detto perché nessuno l’ha chiesto (sic) e perché era un’informazione parziale (sic sic). Ma vi pare? A parte il fatto che non è vero che nessuno l’aveva chiesto (non si parlava d’altro), non sarebbe stato meglio rendere note le informazioni giuste, seppur solo parziali, anziché lasciare circolare liberamente la fake news di Stato del «vaccino che ferma il contagio»? Perché si è preferita la balla cosmica istituzionale alla pura verità scientifica? Persino il presidente Mattarella si è fatto portavoce di quella balla cosmica arrivando a definire la vaccinazione come «un dovere morale e civico». E perché dovrebbe essere un dovere morale e civico se senza vaccino non faccio del male a nessuno, al massimo a me stesso? Ovvio, perché l’informazione da far passare era quella: «Vaccinarsi serve a fermare la circolazione del virus» (Roberto Burioni, 6 agosto 2021), «Vaccinarsi serve a bloccare il contagio» (Domenico Arcuri, gennaio 2021), «Vaccino Moderna, una dose blocca la trasmissione» (Il Messaggero, 16 dicembre 2020). Erano i giorni in cui tutti si scoprivano esperti di epidemiologia, persino Renzi: «Il vaccino blocca il contagio», e Mario Draghi dava dell’assassino a chi non si vaccinava: «Non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore». Tutto falso, ovviamente. «Il vaccino blocca la trasmissione al 95 per cento», sentenziava Andrea Crisanti (25 novembre 2021), evidentemente sparando numeri a casaccio. E poi cantava la famosa canzoncina di Natale, con Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco: «Proteggi gli altri oltre a proteggere te» e «per il calo dei contagi, dosi anche ai Re Magi». Proteggere gli altri? Calo dei contagi? Dosi ai Re Magi? Che quella canzoncina fosse una scemenza fu subito chiaro a tutti. Ma la stonatura più grande, per quanto strano possa sembrare, non veniva dalle voci delle virostar… La stonatura più grande veniva dalla menzogna che ispirava quella canzoncina. Una menzogna che, veniamo a sapere ora in via ufficiale, l’Aifa conosceva benissimo («di quanto si riduce la trasmissione? Di un po’») e che non ha comunicato («nessuno l’ha chiesto»). Eppure sulla base di quella menzogna sono stati negati diritti fondamentali, tante persone hanno perso il lavoro, insegnanti e infermieri sono stati sospesi, i portuali di Trieste sono stati manganellati… Come può passare ora tutto sotto silenzio? Senza nemmeno una scusa, un pentimento, un’ammissione di colpevolezza da parte di chi è stato protagonista di quella stagione orribile di violenze e bugie?Durante quella stessa seduta della Commissione d’inchiesta, il senatore Lucio Malan (uno dei pochi coraggiosi, insieme con Galeazzo Bignami, Alice Buonguerrieri e Marco Lisei, che non si arrende nella ricerca della verità) ha chiesto conto a Nicola Magrini anche delle mail interne dell’Aifa svelate durante le trasmissioni di Fuori dal Coro, nell’inchiesta di Marianna Canè. Da quei documenti infatti saltava fuori la volontà dell’Aifa di nascondere dati e verità sui vaccini e sugli effetti avversi. «Non sono mai state smentite dall’Aifa, dunque come le spiega?», ha chiesto Malan. Ma l’ex direttore generale non ha voluto rispondere. «Ho querelato la trasmissione», ha detto tagliando corto per evitare la magra figura, anzi la Magrini figura. E in effetti è vero: c’è una querela che giace da tre anni nei tribunali italiani. Ma a) per quella querela il pm ha già chiesto l’archiviazione; b) si tratta di una querela personale, a nome di Nicola Magrini, non dell’Aifa. Che non può querelare né smentire perché quelle mail sono vere. E rivelano un fatto clamoroso: durante l’emergenza sanitaria, nel pieno di una delle tragedie più grandi della nostra storia, le istituzioni della Repubblica hanno scientificamente mentito ai cittadini. La stessa deposizione di Magrini lo dimostra: ci hanno raccontato balle. Ci hanno preso per i fondelli. Di quanto? Almeno di un po’, per dirla con l’ex direttore generale Aifa. Ma probabilmente assai di più.

Ecco #DimmiLaVerità dell’8 maggio 2026. La deputata di Azione Federica Onori racconta la tragica storia di una cittadina italiana intrappolata in Egitto.

Paul Magnier, francese del Team Soudal Quick-Step, festeggia sul podio come vincitore della Maglia Rosa di leader durante la 1ª tappa del 109° Giro d’Italia 2026 (Getty Images)

La corsa rosa parte da Nessebar e incorona subito il francese Paul Magnier, vincitore della volata di Burgas dopo una maxi caduta nel finale. Delusione per Jonathan Milan, solo quarto. Giornata tranquilla per il favorito Vingegaard e gli uomini di classifica.

Il Giro d’Italia 2026 parte dalla Bulgaria e la prima maglia rosa prende la strada della Francia. A Burgas vince Paul Magnier, il più rapido a uscire dal caos di un finale segnato da una maxi caduta a meno di un chilometro dall’arrivo. Il francese della Soudal Quick-Step brucia allo sprint Tobias Lund Andresen e Ethan Vernon, mentre Jonathan Milan, uno dei grandi favoriti di giornata, resta fuori dal podio e chiude quarto.

La prima tappa del Giro numero 109, 147 chilometri da Nessebar a Burgas lungo la costa del Mar Nero, era disegnata per i velocisti. E infatti tutto è andato in quella direzione fino agli ultimi metri, quando una caduta ha spezzato il gruppo e cambiato completamente la volata. Magnier è stato il più lucido nel trovare spazio, Milan invece si è ritrovato senza il suo treno proprio nel momento decisivo. Per il friulano della Lidl-Trek la situazione si era complicata già negli ultimi tre chilometri. La squadra si è disunita nella battaglia per prendere posizione e lui è rimasto costretto a inseguire ruote e varchi in un finale sempre più nervoso. Quando davanti è caduto mezzo gruppo, a giocarsi la vittoria sono rimasti in pochi.

La giornata era vissuta soprattutto sulla fuga di Manuele Tarozzi e dello spagnolo Diego Sevilla, scattati subito dopo il chilometro zero e rimasti all’attacco per oltre cento chilometri. Sevilla si è preso i due Gran premi della montagna e la prima maglia azzurra, mentre Tarozzi ha vinto il traguardo volante e il Red Bull Km davanti allo stesso Sevilla. Dietro, però, il gruppo non ha mai lasciato troppo spazio e la fuga si è chiusa a poco più di venti chilometri dall’arrivo. Tra gli uomini di classifica, invece, come da pronostico nessuna scossa. Jonas Vingegaard, indicato come il grande favorito per la vittoria finale viste le assenze di due fuoriclasse come Tadej Pogačar e Remco Evenepoel, ha corso una tappa prudente, restando lontano dai rischi e senza esporsi nel finale. Con la neutralizzazione dei tempi scattata a cinque chilometri dall’arrivo, la classifica non cambia.

Domani il Giro propone subito una tappa diversa: da Burgas a Veliko Tarnovo, 221 chilometri e un finale più duro, tra le valli dei Balcani e le strade che attraversano la catena montuosa nel cuore della Bulgaria. Ci saranno tre Gran premi della montagna e un ultimo tratto più nervoso, con la salita del monastero di Lyaskovets a undici chilometri dall’arrivo e alcuni settori in pavé nel finale. Sulle strade bulgare, intanto, il Giro ha trovato una cornice inattesa ma molto partecipata. Da Nessebar, antica città sul Mar Nero con tracce greche, romane e ottomane, fino a Burgas, il pubblico ha accompagnato il passaggio della corsa per tutta la giornata: tifosi ai bordi della strada, ponti affollati e bandiere bulgare lungo il percorso. Una partenza dall’estero che il Giro considera ormai una consuetudine: quella di quest’anno è la sedicesima nella storia della corsa rosa.

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