Nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, le oltre 300 pagine dell’informativa del Nucleo investigativo di Milano non si limitano alla ipotizzata ricostruzione dei fatti, ma entrano nel cuore dei rapporti tra protagonisti e investigatori. E lo fanno con una lettura che gli stessi carabinieri definiscono problematica. Da alcune intercettazioni tra i genitori e il fratello di Chiara Poggi “emerge chiaramente come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio”, rappresentato anche dall’avvocata Angela Taccia. Una situazione che gli investigatori definiscono una “situazione di anomalia nell’intreccio tra indagato e famiglia Poggi”. Nel documento vengono riportati ascolti e dichiarazioni di Giuseppe Poggi, Rita Preda e Marco Poggi, oltre alle testimonianze della cerchia di amici della “vecchia comitiva”. Particolare attenzione viene dedicata al verbale del 20 maggio 2025 del fratello della vittima, nel quale gli investigatori segnalano una “modificazione” rispetto alle dichiarazioni rese “nell’arco di 18 anni e confermate fino a due mesi prima”.
Per i carabinieri emerge un atteggiamento definito “oppositivo” e una “difesa d’ufficio di Andrea Sempio”. Nel confronto diretto riportato negli atti, Marco Poggi contesta l’impostazione degli inquirenti: “Questo però non è vero, scusi (…) non è una perizia”. E ancora: “Perché voi ipotizzate che l’assassino sia andato fino a quel gradino?” e “Io vi dico per me non c’entra, non c’entra niente (…) io più che dirvi che c’è la possibilità che andavamo in cantina, che siamo andati in cantina non so”. Secondo gli investigatori, il fratello della vittima “prosegue fino al punto di accusare i propri interlocutori di volerlo manipolare”, mentre ribadisce: “Ripeto, per quello che ho vissuto (…) tra Sempio Andrea e mia sorella non c’era alcun contatto”. Nel quadro ricostruito dalle intercettazioni, i militari ritengono inoltre che Marco Poggi fosse a conoscenza, insieme all’amico Sempio, di un video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. Un elemento che, secondo l’informativa, sarebbe stato noto anche agli “inquirenti dell’epoca” e che avrebbe suscitato “dubbio” anche nei “genitori”. Nel documento si parla inoltre di “contesto di ostilità” anche da parte dei genitori della vittima e si definisce il fratello Marco Poggi una fonte “certamente poco credibile” in alcune sue ricostruzioni.
“Indagini gravemente condizionate”
La famiglia Poggi, attraverso gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, reagisce duramente alle conclusioni contenute nelle carte. Le indagini vengono definite “gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’”, mentre si ribadisce: “non crediamo in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”. I legali prendono posizione anche sul tema delle intercettazioni familiari: “Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima – scrivono – la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”. Non manca la contestazione sulla diffusione delle captazioni: “Vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività in spregio a tutte le norme penali di riferimento”.
Nel finale della nota, la famiglia Poggi ribadisce la propria linea di riserbo: “Abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’”, precisando di mantenere interlocuzioni solo con la Procura generale di Milano. “Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso”, concludono i legali, “nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento”.
La procuratrice Barbaini
Nell’informativa viene tirata in ballo anche l’allora sostituta procuratrice generale, Laura Barbaini, che fu pubblica accusa nel processo d’appello bis che portò alla condanna di Alberto Stasi e che escluse, anche nel corso della requisitoria la figura di Andrea Sempio. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano definiscono “inquietanti” alcune intercettazioni fatte all’interno della famiglia della vittima e riferiscono che i legali sarebbero stati contattati dalla magistrata. “Sarebbe stata quest’ultima, infatti, a suggerire di far intervenire formalmente la Procura generale di Milano”, quasi a ipotizzare “un potere censorio sulla legittima attività della Procura di Pavia”.
A Barbaini furono assegnate le istanze depositate dalla difesa Stasi, poi trasmesse parallelamente alla Corte d’Appello di Brescia e alla Procura di Pavia. “Ed è sempre la Barbaini ad aver prodotto la nota con intestazione della Procura generale presso la Corte di Appello di Milano, ad oggetto ‘Appunto per Mario Venditti, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Pavia. Osservazioni in ordine alla istanza della difesa di Alberto Stasi depositata presso la Procura Generale di Milano in data 12 dicembre 2016″. In una conversazione intercettata Giuseppe Poggi riferisce al figlio Marco “che la Barbaini avrebbe consigliato i legali a far intervenire la Procura Generale ‘gliel’ha consigliato…gliel’ha consigliato la Barbaini di fare un esposto alla Procura generale di Milano…”.
La relazione della procuratrice contro la riapertura
Barabini scrisse che Chiara Poggi non aveva alcuna “doppia vita” e la “versione alternativa” che indicava in Sempio il suo assassino era priva di “ogni razionalità e plausibilità pratica” per la procura generale che allertava i colleghi ritenendo che anche “nell’attualità, Alberto Stasi continua a fare quello che ha sempre fatto fin dall’immediatezza dell’evento, scegliendo il modo e il momento per tentare ancora una volta di condizionare l’azione degli investigatori (in questo caso di Pavia) con informazioni peraltro già scrutinate dai precedenti giudici”, come i “dati” sulle presunte telefonate sospette di Andrea Sempio.
I magistrati milanesi fanno presente che “i dati concernenti Sempio, a partire dalle conversazioni del 7 e 8 agosto 2007”, ossia le telefonate di lui verso casa Poggi, ritenute sospette anche nelle indagini (quelle del 2017, ndr) sull’amico del fratello di Chiara, fino “allo scontrino del parcheggio di Vigevano, sono già indicati con le stesse parole nella memoria della difesa” del 3 dicembre 2014 nell’appello bis. Sempre la Procura generale milanese parla di “informazioni già vagliate e giudicate del tutto irrilevanti” e “inidonee a consentire l’iscrizione” di Sempio, che invece venne indagato e archiviato dal gip. Tutti elementi che invece stati ribaltati contro Sempio, aggiungendo un ipotizzato movente sessuale.
La Pg scriveva che l’amico storico di Marco Poggi “viene denunciato dalla società di investigazione privata, attraverso una lettura monca ed erronea dei dati processuali”. A solo “titolo di esempio – si legge nell’appunto – vengono non considerate le celle Tim agganciate dai telefoni degli amici di Sempio la mattina del 13 agosto 2007, per sostenere, in modo discordante dalle loro dichiarazioni, che Roberto Freddi e Mattia Capra alle ore 10 circa” erano “già lontani da Garlasco, lasciando intendere che erano coinvolti in oscure attività di supporto a Sempio”.
I “precedenti giudici hanno già valutato tali informazioni”, si leggeva ancora, “ritenendole prive di ogni collegamento con le risultanze processuali”. La “vita di Chiara, le sue frequentazioni, il suo ambito familiare”, si legge, tolgono “ogni razionalità e plausibilità pratica alla versione alternativa dell’amico del fratello”, quale possibile killer. Quel 7 e 8 agosto Sempio “chiama in cerca del fratello l’utenza di casa Poggi”. C’è il più “totale vuoto probatorio” su qualsiasi contatto tra i due. La Pg fa riferimenti pure alla “sistematica eliminazione di fonti di prova fondamentali” su Stasi da parte dell’allora comandante dei carabinieri di Garlasco, “maresciallo Marchetto”, condannato per aver sviato le indagini mentendo al gup di Vigevano Stefano Vitelli, e che continua a rilasciare dichiarazioni.

