C’è una storia nel tennis italiano che, in questi giorni romani, vale la pena raccontare con attenzione. Si chiama Noemi Basiletti, ha vent’anni, viene da San Vincenzo, in provincia di Livorno, e fino a pochi giorni fa il suo nome circolava appena oltre i confini del circuito minore ITF. Poi, agli Internazionali d’Italia 2026, è successo qualcosa di straordinario: partita dalle pre-qualificazioni come numero 427 del ranking mondiale WTA, ha attraversato ogni ostacolo fino a conquistare il primo turno del tabellone principale, battendo l’australiana Ajla Tomljanović — numero 88 WTA e già al 32° posto della classifica — con il punteggio di 7-5 6-4. “Un sogno che si avvera”, ha dichiarato lei stessa con il sorriso di chi non riesce ancora del tutto a crederci.

La partita si è sviluppata in due giorni: una sospensione per pioggia ha interrotto il gioco sul 5-3 nel primo set a favore di Basiletti, e il giorno seguente la ripresa ha riservato la rimonta dell’avversaria prima del definitivo allungo della giovane azzurra. Un copione che avrebbe potuto spezzare i nervi di chiunque, ma che lei ha gestito con una maturità sorprendente per la sua età. “Nel primo set ho sentito un po’ la partita e lei si è fatta sotto, poi ho provato a giocare facendo pesare ogni punto e alla fine sono riuscita a portarla a casa”, ha spiegato a fine match.

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Noemi Basiletti

Quattro anni nell’ombra di Rafa

Per capire chi è Noemi Basiletti, occorre tornare indietro di qualche anno e attraversare il Mediterraneo. A 14 anni, grazie a una borsa di studio, è entrata a far parte dell’Accademia di Rafa Nadal a Manacor, in Spagna, dove ha trascorso quattro anni formativi che l’hanno plasmata tecnicamente e caratterialmente. Una scelta coraggiosa, sostenuta dai genitori Paola e Mauro, che però hanno posto una condizione irrinunciabile: gli studi non si interrompono. E così, tra allenamenti intensi e la disciplina ferrea di una delle accademie più prestigiose del mondo, Basiletti si è anche diplomata. A 18 anni il rientro in Italia, e l’inizio di un percorso professionale che ha proceduto, come lei stessa ammette, “ognuna al suo ritmo”.

Questo passaggio spagnolo non è solo una curiosità biografica: è la chiave per leggere il suo tennis. Il gioco di Basiletti ha come punto di riferimento tattico Jessica Pegula, la solida americana che costruisce il punto con grande intelligenza e precisione. “Abbiamo a tratti un gioco abbastanza simile, come base tattica”, ha spiegato la tennista toscana, che ha però anche un modello più sentimentale: Flavia Pennetta, l’ex numero uno italiana, ammirata soprattutto per la presenza e la dignità con cui si muoveva in campo.

Torino, un nuovo inizio

Dopo il rientro in Italia, il percorso di Basiletti ha trovato una direzione più definita a partire da dicembre 2025, quando ha iniziato ad allenarsi al Circolo della Stampa Sporting di Torino con Federico Maccari — che lei chiama significativamente “maestro”, non coach, a indicare un rapporto che va oltre il semplice lavoro tecnico. “Sto instaurando un buonissimo feeling con Federico. È riuscito a capirmi, a entrare un pochino dentro di me, cosa che non è facile a volte”, ha dichiarato con quella franchezza disarmante che caratterizza le sue interviste.

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Una curiosità che non manca di fascino: Federico Maccari è cognato di Leonardo Bonucci, ex difensore della Juventus e della Nazionale. L’ex campione azzurro, venuto a conoscenza dell’impresa al Foro Italico, ha fatto recapitare alla giocatrice i propri complimenti attraverso il cognato. “È stato carinissimo”, ha commentato Basiletti con la semplicità di chi è ancora capace di stupirsi delle attenzioni ricevute.

Chevron Left IconChevron Right IconIl salto in classifica e il prossimo scoglio

Dal punto di vista tecnico, l’impresa di Roma ha già lasciato un segno concreto: Basiletti è balzata dalla posizione 427 alla 320 del ranking mondiale WTA, guadagnando 107 posizioni in pochi giorni e accumulando 64 punti tra qualificazioni e vittoria al primo turno. Un salto che racconta, meglio di qualsiasi narrazione, la portata di quanto è accaduto sulla terra rossa del Foro Italico.

Il cammino, ora, si fa decisamente più impervio. Al secondo turno ad attenderla c’è Elina Svitolina, numero 10 del mondo e testa di serie numero 7 del torneo — un avversario di caratura internazionale che sulla terra rossa sa costruire punti con geometrie precise. Basiletti non sembra intimorita. “Non avevo nemmeno visto il tabellone. Preoccupata per le dimensioni del Foro? In passato gestivo un po’ male il fatto che ci fossero molte persone intorno a me, oggi invece riesco ad isolarmi e non sento la pressione. Voglio divertirmi, far vedere quello che so fare”, ha dichiarato. Parole che descrivono una crescita interiore forse più significativa di qualunque progressione nel ranking.

La generazione che non ha fretta

La storia di Noemi Basiletti si inserisce in una tendenza più ampia del tennis femminile italiano e internazionale: quella delle giocatrici che rifiutano la precocità a tutti i costi, preferendo costruire un percorso solido anche a costo di tempi più lunghi. La toscana è stata tra le più forti azzurre a livello giovanile, ma ha scelto — o accettato — di maturare gradualmente, passando per il circuito ITF, per quattro semifinali raggiunte (di cui una quest’anno nel W35 di Monastir), per anni di lavoro lontano dai riflettori.

Il risultato è una tennista di vent’anni che al Foro Italico — il palcoscenico più importante del tennis italiano — non trema. Che parla con lucidità della propria evoluzione, riconosce i propri modelli, nomina il coach come un maestro. E che, quando le chiedono del futuro, non fa promesse: vuole solo “divertirsi e far vedere quello che sa fare”. Difficile chiedere di più a una storia che è appena cominciata.